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Marcianise. Usura tramite vendite di auto usate: la Dda incastra due fratelli imprenditori vicini al clan Belforte

DiThomas Scalera

Ott 28, 2015

Sequestro-Campomaggiore

MARCIANISE. Nelle prime ore della mattinata di ieri, militari della Guardia di Finanza appartenenti alla Compagnia di Marcianise ed allo Scico di Roma, hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Napoli nei confronti di Pietro e Michele Campomaggiore, rispettivamente di 57 e 52 anni, entrambi di Marcianise. L’attività di indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, è stata tesa a disarticolare il Clan Belforte, in particolare i soggetti che hanno reinvestito in attività illecite, soprattutto usurai, proventi dell’organizzazione criminosa.
Di seguito il testo della nota stampa diffusa dalla Dda di Napoli: “Le indagini, nell’ambito delle quali risultano indagate altre persone, hanno permesso di acquisire gravi indizi di reato nei confronti degli arrestati, responsabili di concorso esterno in associazione mafiosa ed usura aggravata dall’utilizzazione del metodo camorristico, posti in essere in danno di vari imprenditori locali (molti dei quali attivi nel settore delle vendite di auto usate). In particolare, le investigazioni hanno dato riscontro a diverse dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia, portando alla luce l’esistenza di un’intensa attività usuraia perpetrata in modo sistematico e quotidiano attraverso continue richieste di denaro in danno delle numerose vittime.
Le pressioni esercitate sulle persone offese, soggette a gravi e frequenti atti di intimidazione, le ponevano in una condizione di paura e totale soggezione. A causa del timore di subire gravi ritorsioni, gli imprenditori usurati, a fronte dei prestiti ricevuti, dovevano corrispondere interessi elevatissimi in una spirale perversa che li ha portati in una situazione di grave dissesto finanziario e sul ciglio del fallimento. Le vittime, seppur inizialmente reticenti perché costrette al silenzio, a seguito delle indagini svolte dalla Fiamme Gialle, poste di fronte ai fatti, hanno confessato di essere da decenni vittime degli appartenenti al clan camorristico.
Grazie alla proficua collaborazione dei finanzieri di Marcianise e di Roma, attraverso l’esecuzione di perquisizioni, sequestri, intercettazioni telefoniche ed ambientali, appostamenti e pedinamenti, sono state raccolte plurime risultanze probatorie attestanti i rapporti esistenti tra le vittime ed i loro oppressori. Sulla base dei dati raccolti, è stato quindi dettagliatamente ricostruito il “giro d’affari” della consorteria criminosa e, attraverso un puntuale esame della documentazione bancaria, sono stati determinati gli interessi usurai applicati, che, in alcuni casi, hanno raggiunto la soglia del 60% -70% mensili”.
“L’ordinanza di custodia cautelare – continua la nota della Dda – ricostruisce le vicissitudini di diversi imprenditori operanti in provincia di Caserta entrati da anni nel vortice usurario dell’associazione per delinquere oggetto del provvedimento. In particolare, avvalendosi di società di rivendita di auto usate, i sodali obbligavano le loro vittime (altri imprenditori in difficoltà economiche operanti nel medesimo settore) ad acquistare autovetture ad un prezzo doppio rispetto a quello di mercato, costringendoli a corrispondere mensilmente delle quote. Questo allo scopo di dissimulare l’esistenza degli interessi usurari celati dietro le compravendite. in alcuni casi, quando le Vittime non riuscivano a corrispondere il denaro richiesto, rivendevano, a prezzi bassissimi, le auto in precedenza acquistate dai medesimi usurai. Sulla base di quanto sopra, l’Autorità Giudiziaria ha disposto il sequestro preventivo nei confronti degli indagati, di soggetti appartenenti al loro nucleo familiare e di prestanome, di immobili, disponibilità finanziarie, quote societarie e beni mobili per un valore complessivo di oltre 4.000.00 euro. Ai fini della confisca, sono stati quindi sottoposti a vincolo cautelare 20 appartamenti, 6 terreni e la somma di 294.000,00”.

Documento senza titolo

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Thomas Scalera

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