• Dom. Ott 17th, 2021

Marzano Appio. I mulini “bianchi” non lontani da noi

DiThomas Scalera

Gen 18, 2017

È inutile girarci intorno: le nostre terre, i nostri castagneti, i luoghi che apparentemente non significano nulla, ruderi che all’impronta apparirebbero case di contadini, sono in realtà miniere di tesori e sorprese. Chi sa ancora meravigliarsi dei doni che la natura riesce a conservare nel corso del tempo, non può perdere l’occasione di visitare l’antico mulino di Ameglio in Marzano Appio, nei pressi dell’Oasi Regina Degli Angeli.

Inoltrandosi nella fitta vegetazione della località “Casalegna”, si può udire il fruscio di un piccolo torrente che localmente viene detto “Rio Carangi”: in passato avrebbe avuto un’acqua cristallina, che oggi, invece, assume un colore raccapricciante, a tratti, addirittura, con della schiuma in superficie. Procedendo a monte del rio, incastonata tra le pareti di una roccia, appare una facciata di straordinaria bellezza con elementi in tufo locale, costituita da un’ apertura centrale sormontata da un arco a sesto e da una finestrella. Apparentemente sembrerebbe la facciata di un antico casolare, ma un’attenta analisi testimonia tutt’altro: un rudere di un mulino ad acqua per la molitura del grano. Difatti, l’interno è assai più singolare: scavato interamente nella roccia, con una volta a sesto acuto, presenta quello che doveva essere l’antico bottaccio in una posizione decentrata rispetto alla struttura centrale e che oggi contiene terreno e travi di legno. In realtà, l’acqua vi doveva entrare attraverso un dotto artificiale scavato nel tufo, ancora visibile, e fuoriuscire da un’altra apertura posta in basso, al lato destro della facciata, oggi quasi del tutto riempita da terriccio e fogliame. Questo mulino doveva essere collegato anche ad un altro, posto nelle vicinanze: probabilmente, per la scarsità della portata del rio, l’acqua utilizzata dal primo mulino, andava a riempire la vasca di carico del secondo attraverso un canaletto artificiale.

Macina di pietra

La struttura appare registrata sulla cartografia ufficiale già negli anni 1842-1860, ma probabilmente la struttura deve essere più antica, anche se la facciata sembra risalire ad un’epoca più recente: insomma, non è possibile risalire ad una datazione precisa, ma non si esclude che la struttura potrebbe aver vissuto diversi momenti evolutivi.

Inoltre, negli anni 70 del Novecento, un gruppo di giovani uomini, provenienti dalla frazione Macini di Marzano Appio, decise di recuperare le macine in pietra di questo mulino e di collocarle nei pressi dell’attuale chiesa dedicata all’Addolorata, dove ancora tuttora sono adagiate: gli abitanti di questa frazione erano convinti, e ancora oggi lo sono, che le macine siano all’origine del nome del luogo.

Tuttavia, nella zona Marzanese ci sono tracce di altre strutture simili, basti pensare l’antico mulino posto in località Tuorofunaro, riportato alla luce e restaurato nel 2009, ma che oggi, nuovamente vige in uno stato di abbandono e di dimenticatoio.

Eppure, strutture del genere andrebbero riscoperte e valorizzate, non solo per la bellezza delle loro collocazioni, ma anche per esplorare una parte dell’antica storia locale e per far conoscere alle future generazioni le tradizioni di secoli passati.

Documento senza titolo

Sostieni V-news.it

Caro lettore, la redazione di V-news.it lavora per fornire notizie precise e affidabili in un momento lavorativo difficile messo ancor più a dura prova dall’emergenza pandemica.
Se apprezzi il nostro lavoro, che è da sempre per te gratuito, ti chiediamo un piccolo contributo per supportarci. Vorremmo che il vero “sponsor” fossi tu che ci segui e ci apprezzi per quello che facciamo e che sicuramente capisci quanto sia complicato lavorare senza il sostegno economico che possono vantare altre realtà. Sicuri di un tuo piccolo contributo che per noi vuol dire tantissimo sotto tutti i punti di vista, ti ringraziamo dal profondo del cuore.

Thomas Scalera

Il Guru