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Medaglia d’argento a Pietravairano. La lettera commovente di Tecla Massarotti: “la medaglia è delle vittime innocenti di quel tremendo periodo”

DiThomas Scalera

Gen 9, 2018

Tecla Massarotti è una donna che ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale nell’inferno di Pietravairano. E’ una scrittrice affermata, una che ha dato forma ai suoi pensieri scrivendo vari libri.

E’ una donna che è rimasta molto colpita dal mio pezzo sulla Medaglia d’argento a Pietravairano, e mi ha scritto una lettera commovente, che pubblico integralmente e che lascio a voi lettori, come un dono magico di chi ha vissuto quel periodo e, allo stesso tempo, come un monito che riecheggia come un eco tra le montagne: “mai più”.

Grazie professoressa.

Lettera aperta:

“Egregio Direttore, da lontano (Gallarate) ho seguito lo spazio dato alla notizia del conferimento della medaglia d’argento al Gonfalone di Pietravairano e ve ne sono grata. Non so se riuscirà a dare spazio interamente a questa mia, ma è lo strazio delle vittime che ho dovuto vedere che mi spinge a scrivere.
A marzo compirò 81 anni e ne avevo 6 quando vissi l’inferno di Pietravairano.
Mi indignavo, e mi indigno, vedendo tanti riconoscimenti, dati talvolta per poco, e mai ricordato Pietravairano; perciò per rendere a mio modo giustizia scrissi Brandelli di ricordi una bimba nell’inferno del fronte di Cassino” pubblicato nell’agosto 2008. Giunta a Pietrvairano la notizia, organizzarono un convegno ed il prof Angelone mi fece omaggio delle sue ricerche che confermavano in modo stupefacente i miei ricordi di bambina.
Avevo già inviato il mio libro al Presidente Napolitano e dopo alcuni mesi il Sindaco allora ( e anche oggi) in carica Francesco Zarone, mi annunciò felice che il Presidente aveva fatto scrivere a Comune e Provincia perchè si attivassero per un riconoscimento al Gonfalone.
L’iter fu tormentato e difficile, ma non mi sono arresa, anzi! La pratica non si trovava: dal Comune era partita, in Prefettura erano vaghi, a Roma non risultava pervenuta. Con estenuante insistenza, dopo aver minacciato che sarei andata in Prefettura e che, se non avessi avuto evasione, avrebbero dovuto portarmi via i carabinieri, mi passarono un funzionario gentile e laborioso: il dr. Nero, al quale dobbiamo essere grati. A protocollo vedeva la pratica in entrata, ma non in uscita. Mi chiese di pazientare qualche giorno che avrebbe fatto ricerche cartacee e la trovò archiviata! Mancava un documento! Si prolungarono i tempi con ulteriori e talvolta inutili ricerche e, giunta finalmente a Roma, trovò le Commissioni sospese.
Non cessava però la mia fitta corrispondenza e le raffiche di telefonate. Mi indignava, e lo scrissi a più di una personalità, che le truppe cobelligeranti avessero impiegato, tra aspre battaglie e innumerevoli perdite umane, sette mesi da Pietravairano a Roma e la pratica in otto anni non fosse giunta a termine. Ho persino minacciato di andare a Roma e legarmi ai cancelli del Ministero degli Interni. Un 31 dicembre verso le ore 19 mi chiamò il segretario dell’attuale Presidente della Repubblica per assicurarmi che anche loro avrebbero seguito la pratica e così pure il sottosegretario agli Interni che mi comunicò la notizia. Tutte questa avversità mi rendono ancor più gradito il riconoscimento ottenuto da quel “martoriato Paese”.
Così concludevo il mio libro: Quella guerra mi ha tolto la casa e ridotta in povertà, portato via i miei due carissimi nonni ed il mio unico giovane zio, mi ha fatto vedere sangue dove avevo visto viole e ciclamini, ma non mi ha sconfitta. Non ho riportato menomazioni e quella devastante esperienza con tutte le prove alle quali mi ha sottoposta, mi ha resa più tenace, più battagliera, più coraggiosa, più amante della vita e…impegnadomi disperatamente in tutto, mi sono presa la rivincita. Non ho potuto e non posso far rivivere le vittime di quella guerra, ma io le tengo vive parlando spesso di loro.
Oggi quella medaglia d’argento è per me la medaglia d’oro a tante vittime innocenti, soprattutto bambini, di Pietravairano. Questa la mia vera motivazione.
Le case si ricostruiscono, anche se per alcuni palazzi storici fu impossibile, ma i morti non si risuscitano.
A chiusura del capitolo “8 settembre 1943” scrivo: …e un giorno…niente più vigneti, niente più viottoli, niente più pavoni, niente più mucche o altri animali, niente più casa, niente più paese, niente più uomini, ma solo bimbi, vecchi, donne e giovanetti sopravvissuti, con il terrore nello sguardo e molti mutilati da mine e bombe; nero dell’incendio sui brandelli di muro e sui ruderi delle case e i buchi delle finestre sono occhi accecati senza orbite. Campi neri e duri come cemento, pressati dai carri armati e buche ovunque, non di marmotte, ma di bombe o mine…
C’è solo distruzione e morte…eppure…la gente prega e spera. Le braccia di questi tenaci contadini non riescono a dissodare questa terra, sono abituati a fronteggiare gli eventi della natura, ma nulla possono contro la furia distruttrice dell’uomo ed i giovani emigrano. (…omissis..)
Pietravairano!…Con tutti i tutoi morti, i tuoi mutilati e la quasi totalità delle case distrutte, minate, incendiate dai tedeschi in ritirata e bombardate e cannoneggiate dai cobelligeranti, (oggi si dice fuoco amico!?), nessuno, nessuno, ti ha mai dato un riconoscimento, nè ha ricordato il sacrificio dei tuoi abitanti.
GENNAIO 2018 ARRIVA IL RICONOSCIMENTO!
Vi ringrazio, se almeno avete letto fin qui.

dr. prof. Tecla Massarotti M. L.”

Documento senza titolo

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Thomas Scalera

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