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… merda di conigli!!

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Chi è sazio non pensi ad accumulare per sé, ma per la continuazione della sua stessa specie. Fonte essa stessa della sopravvivenza non solo dell’individuo singolo ma di tutta la “razza” umana: unica, inconfondibile, indivisibile e inequivocabile. La stessa razza non soggetta a distinzione di colore, odore, pulsione, ragione, cagione, prigione, condizione, economicizzazione, fruizione, frizione, frazione, rimozione o manomissione. La stessa razza che chiamare “razza” rappresenterebbe un torto alla specie stessa. Meglio parlare di vita. Punto. Vita ed armonia, energia, fantasia, brillantezza, sogno, essenza, alba, tramonto, movimento, stazionarietà, passo, corsa o semplicemente luogo dell’anima. Ieri ho spalato merda dalle conigliere. L’ho fatto per quattro ore di fila. Tempo che non mi è mai sembrato troppo, né troppo poco. In parole “povere”: un tempo giusto. Io aggiungerei anche: un tempo naturale. Non vi invito a unirvi a me la prossima volta che mi accingerò a tale esercizio necessario e opportuno, dalla “natura” chiesto, ma vorrei poterne condividerne  alcuni momenti, seppur a qualcuno di voi potrebbero dare un senso di nausea, repulsione o addirittura vomito … (ne correrò il rischio). Spalare cacca non è cosa gradevolissima: prima di tutto per l’odore che, al contrario di ciò che si pensa, non fa schifo per nulla. Esso è al tempo stesso una conseguenza di un atto di vita naturale, da natura mosso, che si appropria della sua stessa ciclicità vitale. In altri termini, non puzza la merda dei conigli, provare per credere. In secondo luogo parliamo dello sforzo fisico di abbassarsi in continuazione al di sotto di uno spazio di circa quaranta centimetri. Su e giù all’infinito, o quasi. Ebbene, è stato un bellissimo esercizio dell’agire, salutare e organico al mio corpo. Sudore, odori per nulla sgradevoli e movimento del corpo: sono queste le conseguenze materiali del processo fecale-spalatorio. Ma al di là dell’atto fine a se stesso, per quanto salutare, vitale ed armonioso sia potuto essere, ce n’è un altro di atto che in sé racchiude una vera e propria filosofia di vita ed ermeneutica del pensiero: il ragionare dell’anima mentre il corpo che la inglobora è impegnato a spalare merda. È questa la grande manifestazione dell’uomo, in tutta la sua essenza. Avete capito bene: il ragionare! O più semplicemente il pensare a mente alta sulle circostanze che la stessa mente assimila quotidianamente, ma che solo la natura ti da la possibilità di poter soffermarcisi su. Ed ecco che la mente inizia ad avere intuizioni e a creare onesti paragoni. Ecco che il sigillo del sibilo vitale si potrebbe racchiudere in un solo, semplice, accorto e propizio gesto come quello di mettere la mano nelle feci di coniglio per estrapolarne i vermi che al loro interno nascono, crescono e muoiono. Stavolta per mia espressa volontà di farne dono e nutrimento alle vicine galline di fianco alla conigliera. E mentre elargivo tale prelibatezza alle galline affamate, non ho potuto fare a meno che iniziare a pensare … La mente si è ad un tratto soffermata su paragoni fulminei, istantanei ed esaustivi di quello che probabilmente il mio inconscio aveva già da tempo percepito ed elaborato, in attesa di far uscire allo scoperto il frutto di tali intuizioni. E all’improvviso una solenne frase da molti abusata nell’abusivo esercizio di un ricordo ipocrita, a cui non mi sono potuto sottrarre senza rischiare di mancare di rispetto a chi l’ha pronunciata, visto il luogo in cui mi trovavo: “la mafia è una montagna di merda”! Fu questa la frase che gridarono i miei muscoli intenti a muovere pala e rastrello, carriola e secchio. Fu questa la frase con la quale iniziò la fine della vita di Peppino Impastato. Lui “voleva poter gridare che la mafia è una montagna di merda”, io invece la stavo spalando, la merda. E fu proprio questo riflettere che mi portò alla conclusione di un pensiero, assurdo in apparenza per quanto efficace nella pratica, che cambiò d’un tratto il mio operare. Se quella merda poteva essere paragonata alla mafia, non potevo fare a meno di pensare che i vermi al suo interno potessero rappresentare alcuni politici nostrani del passato e del presente (e speriamo non del futuro), intenti a ingozzarsi e a proliferare nell’avallo della merda di quei miseri esseri fatti di nullità che ostentano la propria puzza come fosse medaglia al valore civile. E se la mafia era merda e i politici ad essa asserviti erano vermi, che ruolo potevano avere i conigli, ovvero coloro che quella merda generavano, se non quello del popolo omertoso? Era infatti il loro agire in ossequio dei potenti, il loro timore dei castighi e delle pene dei potentati, le sopportazioni dei soprusi perpetuati da anni, decenni e secoli che non hanno mai dato una possibilità di salvezza e prosperità alla libertà di un popolo qualsiasi. Paura e asservimento e prostituzione personale e spirituale: tutto si riduceva al generare merda. E più merda si generava, tanto più proliferava la malavita, il malaffare, l’ambiguità sociale e la corruzione. Una montagna di merda che poteva benissimo essere paragonata all’altra montagna di merda chiamata mafia, anzi che di quest’ultima era madre. In un attimo che equivalse a una spalata rabbiosa, compresi il vero e solo nutrimento della merda malavitosa: l’omertà, la paura, la soggiogazione. Compresi che realmente, a patto di volerlo veramente, ci si poteva sottrarre dai lunghi tentacoli del malaffare. Quegli stessi tentacoli che hanno ramificazione in ogni ambito umano: dalla politica alla magistratura, dall’imprenditoria agli organi ecclesiali. Smettersela di “farsela addosso” potrebbe realmente rappresentare il passpartout per la liberazione e la rinascita a una nuova vita equa, giusta, fiera e mai indigesta. Sembra strano ma è l’unica soluzione. Infatti “mentre un tempo era la malavita che si proponeva alla politica, o meglio si imponeva , ora per battere cassa, ora per esigere e pretendere, a colpi di sequestri di persona ed omicidi, occasioni di arricchimento, protezione e riconoscimento di privilegi da parte dei potenti e dei professionisti di turno, i quali, loro malgrado, erano costretti a subire, anche a causa di uno Stato spesso impotente o vulnerabile … oggi si assiste al fenomeno al contrario: è la società, cioè il professionista, il politico, il disoccupato di turno, che ha bisogno della malavita, cercandola e scendendo a patti con i suoi esponenti, offrendo in cambio ciò che possiede (prestazioni professionali, informazioni riservate, posti di comando, appalti, voti, libertà), per la sua ormai svelata capacità di aprire porte (della politica, della sanità, del credito, dell’imprenditoria, delle istituzioni) altrimenti troppo spesso sbarrate. I malavitosi oggi si siedono al tavolo delle decisioni, prendono parte attiva alla spartizione della torta, sono interlocutori legittimati: non c’è più bisogno di sparare, di uccidere, di estorcere denaro. La società eleva la malavita a sua interlocutrice privilegiata, offrendole la possibilità di curare da vicino e direttamente i suoi interessi. È un tragico patto di mutuo soccorso”. Sono queste le parole di un giudice per le indagini preliminari su alcune attività malavitose che coinvolgevano il sud Italia, e che avevano ramificazione anche nel nord ed in Europa, Germania in testa. Ed il punto focale è proprio questo: prima si sparava o si corrompeva, ora si corrompe oppure si prende direttamente il posto di comando. Una mafia 2.0 che non lascia margini di manovra che non siano l’accettazione del sopruso o del ricatto velato, con il quale la stessa organizzazione inserisce i propri “picciotti” in giacca e cravatta, e con la laurea in legge o in economia sotto al braccio, nei ruoli chiave. Prima si usava la lupara, la pistola, il coltello, i pugni … ora è la dialettica e l’arte oratoria a far diventare sempre più forte il malaffare. Appalti, gestione del movimento terra e gestione del business dei rifiuti (leciti, illeciti, pericoloso e tossici), hanno portato alla deriva un sistema marcio fatto di corrotti, portando in auge l’oligarchia dei corruttori. Niente di più semplice e redditizio. Basta essere nei luoghi giusti nei tempi giusti. Il resto è … business e grasso che cola. Eppure la puzza di questo tipo di merda è molto più intensa e schifosa di quella dei miei conigli. In questo gioco delle parti non ci sono e ci saranno Falcone o Borsellino che tengano. Al cospetto di tale “evoluzione” sembrano inutili anche le loro morti ammazzate. Resta solo la speranza di poter smettere di aver paura e di cacare, solo così, forse, si potrà creare un sentiero diverso, dove iniziare a battere una strada nuova, che nessuno di noi può già conoscere, ma di cui intuiamo la giustizia, la visione, il senso e la libertà insita in essa. Anche perché, come dice Vannucci, “ la corruzione è la strada maestra con cui le organizzazioni mafiose si presentano agli interlocutori politici, visto che un politico corrotto sarà poi permanentemente sotto scacco, in quanto ricattabile, e dunque a disposizione”. Ecco perché ieri ho goduto nello spalare la merda dei conigli!

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