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Messina di nuovo senza acqua: dichiarato lo stato d’emergenza

DiThomas Scalera

Nov 6, 2015

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Messina ancora senza acqua: rotto il by pass che avrebbe dovuto collegare l’acquedotto dell’Alcantara con quello di Fiumefreddo. Il Consiglio dei Ministri ha dichiarato lo stato di emergenza.

Messina non ha pace: ancora una volta senza acqua. Si è rotto, infatti, il by pass che avrebbe dovuto collegare l’acquedotto dell’Alcantara con quello di Fiumefreddo. Una soluzione temporanea che avrebbe dovuto rifornire d’acqua la città di Messina, da settimane alle prese con l’emergenza idrica. I cittadini, che si dicono esasperati, non potranno né cucinare né lavare né lavarsi e i commercianti, ancora una volta, rischieranno di chiudere i battenti. Adesso si attende l’intervento del genio militare dell’Esercito che potrebbe operare nella zona di Calatabiano: “E’ un area malata e compromessa, basta interventi tampone” aveva detto ai nostri microfoni Giuseppe Intelisano, sindaco di Calatabiano. Al momento l’unico acquedotto funzionante è quello della Santissima con una portata di 200 litri al secondo (a fronte di quasi 1000 litri di fabbisogno per la popolazione messinese). Non bastano più nemmeno le navi cisterna e le autobotti (5 sono dell’esercito).

Dichiarato lo stato di emergenza

Oggi il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza per la città di Messina. “Facciamo un primo stanziamento per i lavori necessari e mettiamo a disposizione anche esercito e mezzi militari” sono le parole del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti. Una situazione definita “intollerabile” per i cittadini messinesi che stanno patendo una “arretratezza e scarsità di investimenti che si trascina da anni”. Uno stato d’emergenza che, di fatto, si traduce in poteri straordinari affidati alla Protezione civile nazionale. Tra qualche ora nella Città dello Stretto arriverà il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio: “Obiettivo è fare il punto sulle azioni messe in campo nei giorni scorsi e sulle criticità ancora esistenti che si sono aggravate nelle ultime ore con la rottura del Bypass e impostare congiuntamente con la Regione e gli altri soggetti pubblici e privati coinvolti gli ulteriori interventi da intraprendere per il più rapido ed efficace superamento dell’emergenza. In particolare il Dipartimento potrà assicurare sul territorio una diretta presenza operativa, integrando il proprio team avanzato, già dislocato a partire dallo scorso martedì, e attivare tutte le necessarie risorse e professionalità provenienti anche da fuori Regione per analizzare la funzionalità della rete idrica nel comune di Messina, per monitorare i versanti in frana che complicano la gestione della situazione in atto, individuare le soluzioni più efficaci e realizzarle. Il Dipartimento nazionale, quindi, rimarrà sul territorio per gestire la situazione di criticità in stretto raccordo con la struttura siciliana di protezione civile e le autorità locali fino a quando non sarà garantito il ripristino delle condizioni ordinarie” si legge sulla nota della Protezione civile. L’Amam, invece, presenterà entro domenica un piano di intervento per la realizzazione di un nuovo by pass.

Gela come Messina
A Gela continua la petizione su Change.org: “Nella sesta città più popolosa dell’isola, il problema dell’acqua esiste da sempre, frutto di un intreccio di interessi politici ed economici, oltre che della incapacità gestionale e delle mancanze strutturali che interessano la condotta idrica. A tutto ciò si aggiunge la miopia della classe politica locale, che ha stipulato un contratto di fornitura che ha reso tutti i cittadini schiavi della società erogatrice, che non fornisce un servizio continuo e richiede il pagamento massimo del canone, come se l’acqua fosse potabile. In moltissime occasioni, infatti, ne è stato inibito l’uso alla cittadinanza a causa della contaminazione da batteri fecali. E ancora: L’emergenza idrica a Gela è perenne. L’acqua viene erogata ogni due/tre giorni, durante le ore notturne. I cittadini si sono attrezzati predisponendo nelle cantine e nelle terrazze delle proprie abitazioni cisterne di varia capienza, per fronteggiare il problema. Molti devono alzarsi nel cuore della notte, nei giorni di erogazione, per riempire i serbatoi. Il più delle volte tutto questo non è sufficiente, in quanto capita spesso e volentieri che (per qualche recondita ragione!) l’erogazione avvenga soltanto una volta alla settimana, lasciando così interi quartieri a secco per giorni e giorni e costringendo i più fortunati (possessori di una cisterna) a ricorrere all’approvvigionamento attraverso autobotti private che, nemmeno a dirlo, fanno pagare a caro prezzo il prezioso liquido” scrivono Paola Giudice, Vincenzo Scichilone, Giorgia Turco e Paola Turco.

Fonte: fanpage.it

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Thomas Scalera

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