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Mondragone. Gli impianti (regolamentati o meno) da soli non bastano a fare politiche comunali per lo sport

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Comunicato Stampa dell’Associazione Mondragone Bene Comune

MONDRAGONE. Lo sport è per tutti e di tutti, è un diritto civico con una forte valenza inclusiva ed una riconosciuta attitudine sociale. Lo sport non può che essere rivolto a ogni segmento della cittadinanza, sia esso formato da giovani, anziani o persone diversamente abili. Compito dell’Amministrazione comunale è quello di valorizzare l’attività sportiva come strumento di integrazione e socializzazione, di promozione e tutela della salute e del benessere psicofisico e prevenzione delle principali patologie legate alla sedentarietà e come momento di aggregazione e divertimento collettivo.

Il patrimonio sportivo della Città è un bene comune dei cittadini e come tale deve essere mantenuto, sviluppato, incrementato e riqualificato. Particolare attenzione deve essere posta alla fruizione collettiva e alla possibilità di accesso agli impianti, così come la cura e la tutela delle realtà sportive che operano e sono radicate sul territorio e la promozione degli sport minori e di quelli che rappresentano le tradizioni storiche. La valenza pubblica e la portata trasversale della promozione della pratica sportiva si intreccia con altre politiche locali: educativa, sanitaria, sociale, culturale, ludica e del tempo libero, terza età, lavoro e sviluppo, turismo e immagine del territorio e ambiente.

Sono passati 3 anni ma l’Amministrazione Pacifico di tutto ciò non si è mai occupata. Per ridursi ora- in assenza di qualsiasi politica per lo sport– a cercare di regolamentare l’uso degli impianti sportivi. E’ fuor di dubbio che l’utilizzo degli impianti sportivi in esercizio da parte degli Enti locali deve essere aperto a tutti i cittadini e deve essere garantito, sulla base di criteri obiettivi, a tutte le società e associazioni sportive senza fini di lucro (art. 90 comma 24 Legge 289/2002).

Fatte queste premesse indispensabili occorrerebbe –finalmente– decidere (in Consiglio comunale) sulla base di analisi di fattibilità e sostenibilità economica il modello di gestione del campo sportivo e del palazzetto dello sport (un discorso a parte meritano le palestre scolastiche, la cui regolamentazione dovrebbe comunque maggiormente considerare le interferenze con le attività scolastiche), ovvero- per esempio– se optare per la gestione diretta oppure per quella in concessione o anche per un partenariato pubblico-privato, ipotizzando costi e ricavi, problematicità e criticità legate a ciascun modello gestionale.

Insomma un vero e proprio Piano Economico-Finanziario sviluppato sulla base del quadro normativo in materia di sport ed impianti sportivi, non senza un’approfondita analisi circa la distinzione tra rilevanza economica (che richiede l’obbligatoria gara pubblica, in caso di esternalizzazione) e non dei servizi pubblici sportivi.

Il Consiglio comunale dovrebbe insomma decidere se il Comune vuole essere soltanto il soggetto regolatore e garante oppure anche il soggetto gestore. E se opta per il primo, deve considerare se vuole che questi impianti siano ad accesso libero (di singoli cittadini e associazioni), dove si applicano tariffe comunali per gli ingressi e tariffe “libere” per la corsistica, se gli impianti sono “sede” di società agonistiche che ne fanno un uso pressoché esclusivo per le loro squadre, se gli impianti sono polivalenti e possono anche essere gestiti come circoli sportivi esclusivi per i soci con quote libere e pagamento di servizi personalizzati e così via. E’ sulla base di queste scelte che dopo (e solo dopo) si va a regolamentare e/o a sviluppare i necessari capitolati. Ma il Consiglio comunale farà questo?

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