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Mondragone. L’AMBC: “Avevamo ragione a contestare l’adesione all’Asmel”

Comunicato Stampa dell’Associazione Mondragone Bene Comune

MONDRAGONE. L’AMBC ha fortemente contestato  a suo tempo la scelta dell’Amministrazione Pacifico di aderire all’Asmel e di avvalersi quale stazione appaltante dell’Asmel Soc. cons. a r.l., abbandonando la Stazione Unica Appaltante. Scelta che opportunamente l’ex Amministrazione Schiappa non aveva fatto e che anzi dai banchi dell’opposizione aveva cercato di scongiurare. L’AMBC aveva fatto presente che già prima dell’adesione del Comune di Mondragone tale società consortile era stata oggetto d’attenzione da parte dell’ANAC, che con decisione n. 32, adottata  il 30 aprile 2015, aveva disposto nei confronti dell’Asmel un divieto allo svolgimento di attività di intermediazione negli acquisti pubblici ed aveva dichiarato prive del presupposto di legittimazione le gare poste in essere da tale società, a causa dell’inosservanza da parte di quest’ultima dei modelli organizzativi per le centrali di committenza previsti dal diritto italiano. La legislazione nazionale vigente vieta, infatti, di  fare ricorso da parte dei comuni a una centrale di committenza di diritto privato e con la partecipazione di soggetti privati. C’era stata poi una sentenza del TAR favorevole all’ANAC, il ricorso al Consiglio di Stato e la decisione di quest’ultimo  di sospendere il procedimento e di sottoporre la questione alla Corte di Giustizia Europea, affinché si pronunciasse sull’eventuale conflitto tra la norma nazionale, alla quale si richiama l’ANAC, e il diritto dell’Unione. L’AMBC s’era appellata al Consiglio comunale affinché revocasse l’adesione all’Asmel (la cui sede campana è presso il Centro Direzionale di NAPOLI) ed aprisse un’indagine per verificare chi – pur in presenza di un tale conflitto- “avesse proposto/perorato” l’adesione del comune di Mondragone a tale associazione con l’obiettivo di avvalersi quale stazione appaltante della società consortile annessa, non informando- tra l’altroi Consiglieri comunali delle questioni poste dall’ANAC e fatte proprio dal TAR del Lazio: https://www.v-news.it/mondragone-lambc-perche-sosteniamo-che-pacifico-e-sempre-di-piu-fuorilegge-2/ (riportiamo soltanto uno dei tanti interventi dell’AMBC sull’argomento). Una grave omissione in sede istruttoria che non mise i Consiglieri comunali nelle condizioni di “conoscere per deliberare. Ma, nonostante le nostre prese di posizione, tutte pubbliche e documentate, l’Amministrazione Zannini-Pacifico –con la solita e nota strafottenzaha sempre fatto “orecchie da mercante”. Ora la Corte di Giustizia europea  ha stabilito nella sentenza n. C-3/19 del 4 giugno 2020 che una normativa nazionale che limiti la libertà di scelta degli enti locali di ricorrere a una centrale di committenza, prescrivendo a tal fine due modelli di organizzazione esclusivamente pubblica, senza la partecipazione di persone o di imprese private, non viola l’obiettivo di libera prestazione dei servizi e di apertura alla concorrenza non falsata in tutti gli Stati membri, perseguito dalla direttiva 2004/18, dal momento che essa non colloca alcuna impresa privata in una situazione privilegiata rispetto ai suoi concorrenti. La Corte di Giustizia Europea ha chiarito insomma che le direttive europee in questione devono essere interpretate nel senso che esse non ostano a una disposizione di diritto nazionale che limita l’autonomia organizzativa degli enti locali di fare ricorso a una centrale di committenza a soli due modelli di organizzazione esclusivamente pubblica, senza la partecipazione di soggetti o di imprese private. Qui la sentenzahttps://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?qid=1591885864703&uri=CELEX:62019CJ0003. Il contenzioso –ovviamente– non finirà qui, ci sarà il Consiglio di Stato e poi chi sa che altro ancora. Poiché è difficile- come si usa dire – rimettere il dentifricio nel tubetto una volta che è uscito. L’AMBC, al di là della sentenza della Corte di Giustizia, conferma: a Pacifico hanno fatto fare un altro grandissimo pasticcio. Ma chi è stato? E perché? E ribadisce la necessità di un’immediata convocazione del Consiglio comunale affinché –ora che sa–  discuta dell’importante decisione della Corte di Giustizia Europea ed assuma  le necessarie deliberazioni consequenziali.

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