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Mondragone. L’AMBC: “Hanno anestetizzato la ‘politica’ locale, che resta muta anche sulla ‘secessione dei ricchi’”

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Comunicato stampa dell’Associazione Mondragone Bene Comune

MONDRAGONE. Qualcuno ha minimizzato circa le forti preoccupazioni dell’AMBC sull’autonomia rafforzata per alcune regioni (Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna), ritenendo la questione- tutto sommato– praticabile. Altri poi si considerano poco interessati al tema e lo ritengono di scarso interesse per la dimensione locale. L’AMBC aveva proposto un Consiglio comunale sull’autonomia differenziata e avevamo sensibilizzato a prendere pubblicamente posizione a supporto del presidente De Luca. Ma, purtroppo, la “politica” locale continua a restare muta ed indifferente. Ormai è totalmente anestetizzata. Non sono mancati, tuttavia, cittadini che ci hanno chiesto di fornire ulteriori documenti ed informazioni per saperne di più e per farsi un’idea più completa di ciò che si sta dibattendo. Non possiamo perciò che continuare a segnalare contributi per far sì che i cittadini colgano appieno il senso della proposta di queste tre regioni ed i pericoli insiti in essa. Due ricercatori dell’ISSIRFA- Cnr (Istituto di studi sui sistemi regionali federali e sulle autonomie) hanno evidenziato come il federalismo differenziato porterebbe lo Stato a doversi sobbarcare di un significativo disavanzo di bilancio per finanziare la perequazione verso le Regioni meno ricche. Mentre quelle con maggior gettito fiscale proprio, pur dopo aver contribuito a loro volta al meccanismo perequativo, manterrebbero comunque un avanzo. E ciò, secondo gli autori dello studio, Andrea Filippetti e Fabrizio Tuzi, sembrerebbe rafforzare i timori su un aumento degli attuali divari territoriali. Tuttavia, i due studiosi hanno stigmatizzato l’eccessiva sopravvalutazione della dimensione finanziaria nel dibattito che sta accompagnando la cosiddetta “secessione dei ricchi.” “La Costituzione stabilisce che in tutto il territorio nazionale vengano garantiti servizi della stessa qualità e lo Stato agisca sotto il profilo perequativo, ossia aiuti chi ha meno risorse per garantire quei servizi – sintetizzano Filippetti e Tuzi – prima di procedere verso un qualsiasi tipo di accordo, considerate anche le difficoltà che si incontrerebbero per una eventuale revisione degli accordi stessi, e stabilire quote di tributi da trattenere alle regioni interessate solo sulla base dei costi storici forse sarebbe il caso di avviare una volta per tutte il processo di definizione dei livelli essenziali delle prestazioni”. In sostanza, secondo i due ricercatori “basarsi sul solo criterio dei costi potrebbe generare un sistema fortemente squilibratohttp://www.issirfa.cnr.it/i-costi-del-federalismo-asimmetrico.html. Intanto, si sta muovendo anche la scuola per contrastare l’ipotesi secessionista. Il gruppo facebook Professione Insegnante, il più importante d’Italia con i suoi oltre 100.000 iscritti, ha lanciato una petizione rivolta al presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte contro la regionalizzazione della scuola pubblica. La petizione sta riscontrando un grande successo tra i docenti: https://www.change.org/p/giuseppe-conte-no-alla-regionalizzazione-dell-istruzione-pubblica-dello-stato-italiano?fbclid=IwAR0DCa7X5FA-jfGVe4rPUoFLK93k74uU-pzGd-gH9onFz35MlIDh8JUqXus. Si muovono anche tante associazioni, centri studi ed organizzazioni sociali per cercare di contrastare lo “Spacca Italia”. Tra questi il Centro di Riforma dello Stato: https://www.centroriformastato.it/wp-content/uploads/un-comitato-in-difesa-dellunita-nazionale.pdf. Il presidente Vincenzo De Luca è, per fortuna, particolarmente attivo  su questo fronte e come ha sottolineato l’infaticabile e puntuale Massimo Villone: “ha preso una posizione apprezzabile sui punti che contano. Ha messo  l’attuazione dell’articolo 116 nella prospettiva di una dimensione regionale dell’interesse, che non disperda la necessaria intelligenza di sistema e non attenti alla unità del paese. Ha chiesto che la trattativa sia aperta a tutte le regioni, ripartendo da fabbisogni standard; che le intese siano emendabili in parlamento, abbandonando il fuorviante richiamo alla prassi delle intese con i culti acattolici. Ha dunque capito che diversamente per le altre regioni c’è solo la subalternità”. E’ il Sose (Soluzione per il sistema economico spa, partecipata dal Mef che studia i fabbisogni standard) a lanciare, infine, l’allarme sui minori stanziamenti per la Campania in caso di approvazione di questa autonomia differenziata: addirittura meno 16 euro per abitante. Il Sose evidenzia, per esempio, come la spesa storica in istruzione pubblica per abitante in Campania (37,39 euro) è quasi tre volte inferiore a quella della Lombardia (98,11 euro). Nell’accordo per il rinnovo del contratto per la scuola siglato tra governo e sindacati va –intanto– positivamente registrato anche lo stop al progetto di regionalizzazione della scuola, così come proposto da Veneto e Lombardia.

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