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Munnezzart : un modo di guardare il mondo

DiThomas Scalera

Mar 1, 2019

Quella della sensibilizzazione delle nuove generazioni nei confronti di tematiche ambientali, dal surriscaldamento del globo, alla minor produzione possibile di rifiuti non risulta nuova agli occhi dei lettori.

Come non è nuova la situazione di emergenza rifiuti (ufficialmente conclusasi da ormai 8 anni!) che da decenni affligge il nostro territorio ed il pianeta intero assieme ad un generale clima di omertà, di rassegnazione, di accettazione malsana dello stato di fatto e qualche rogo.

Nuova non risulta neanche la prassi artistica che vede utilizzato come materiale privilegiato il rifiuto.. l’utilizzo dello scarto nell’arte ha avuto sempre il suo posto, ma mai come oggi diventa vitale riuscire a far passare il messaggio alchemico della trasformazione (in Campania fin dagli 80 il malaffare ne aveva già carpito l’enorme potenziale trasformando in maniera acefala e becera la monnezza in nient’altro che soldi per imprenditori e boss, e tumori e percolato per la popolazione), e sono decine e decine gli artisti della “trash art” che ci dimostrano a suon di opere d’arte il valore della monnezza, mettendo in risalto proprio la capacità di trarre dal rifiuto un prezioso spunto di riflessione.

Forse la cosa che può suonare interessante è riuscire a combinare queste visioni già potenti in se stesse in una pratica capace di fondere prassi artistica, riciclo e pedagogia.

Ed è questo il caso di un percorso di carattere pedagogico messo in atto presso I.C Berlinguer di Secondigliano, in uno dei progetti operativi nazionali per la rivalorizzazione del patrimonio artistico e culturale avviati dalla Dott.ssa Giuditta De Rosa, e condotto da me in qualità di esperto esterno, con la collaborazione della docente Luigia Limongelli.

L’elaborazione delle strategie didattiche messe in atto in questo modulo partono da presupposti tutt’altro che scontati, che, in generale, prevedono una maggiore attenzione ed inclusione nel sistema scolastico di metodologie laboratoriali proprie del fare artistico.

L’arte, e gli strumenti che fa propri, sono potenzialmente in grado di scardinare preconcetti, smussare angoli, aprire le porte al pensiero divergente, cose che in tempi culturalmente deprivati come quelli che stiamo vivendo non ci si può aspettare vengano calate dall’alto.

Il progetto, squisitamente di carattere laboratoriale, si è posto come obiettivo, quello di sensibilizzare gli allievi coinvolti sul tema del riciclo, realizzando con materiali di scarto tra i più svariati delle vere e proprie opere. Il fatto stesso di esserci immersi in un mondo fatto di colori e materiali tra i più vari ci ha aperto alle prospettive del dono reciproco, e le strategie collettive ci hanno fatto dimenticare un “IO” troppe volte messo avanti agli altri.

Le giornate sono scorse velocissime e all’insegna della scoperta prima dell’universo cromatico e delle sue leggi con relativa messa in atto, poi del mondo della manipolazione di oggetti e materiali con conseguente trasformazione (e vi sarebbero da citare qui almeno Munari e Montessori), vale la pena in questo senso sottolineare quanto la stessa prassi laboratoriale funga da lubrificante non solo per lo sviluppo di un pensiero divergente, ma al contempo un’autonomia d’azione, oltre che intellettuale, sostanziale all’allievo per il proprio senso critico.

Ci si è focalizzati inizialmente sulla teoria dei colori, partendo da Newton per giungere a Goethe, e dare vita al cerchio di Itten, cercando di alternare prassi collettiva ed individuale. Fig 1 (il cerchio di Itten nell’esposizione finale)

Abbiamo tentato di capire che il colore è corpo e che non può prescindere dal corpo di chi lo usa con una serie di pratiche volte alla accentuazione dell’uso del corpo, con limitazioni fisiche nella stesura del colore (pittura su una gamba, o con trattenuta del busto) e alla mimesi di elementi che richiamassero i colori utilizzati.

Fig 3 Pittura cieca con due strumenti, una delle limitazioni messe in atto durante il laboratorio. Affianco il risultato finale

Ci si è confrontati con una delle pratiche più celebri della storia dell’arte: l’autoritratto in cui con i soli tre colori primari sulla tavolozza gli allievi hanno dato vita all’intera gamma di colori utilizzati. Fig 4

Fig 4 Serie di autoritratti realizzati dagli allievi

FIG 5 E 6 Altre opere realizzate dagli allievi

E tutto questo ( il modulo ha avuto una durata complessiva di sole trenta ore) è risultato propedeutico al adroneggia mento degli strumenti fondamentali per gli allievi a dare vita alle loro creazioni. Nello specifico il tema trattato, oltre agli aspetti fondamentali utili al proseguimento di un laboratorio pittorico, verteva sul mosaico, questa volta non affrontato con i materiali canonici previsti da questa tecnica, ma appunto, con materiali provenienti dalla strada, dallo scarto quotidiano proprio e di conoscenti e parenti degli allievi. Questa operazione di recupero del materiale ha messo in moto una vera e propria rete relazionale, utile al conseguimento del nostro obiettivo.

Ho tentato, come molti, di proporre una rivalorizzazione dello scarto, motivo per cui le nostre, sono opere fatte tendenzialmente di rifiuti.. Filtri da caffè, involucri di succhi di frutta, tappi di bottiglie, vassoi da pasticceria..

Di seguito alcuni esempi di opere realizzate da artisti di sei e sette anni!

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FIG 8 Caffèspiralesole..

Inutile stare a sottolineare quanto un’operazione del genere si scagli a favore di un modo attivo di vivere la cittadinanza, lo spazio pubblico e responsabilizzi gli allievi nei confronti delle tematiche trattate.

Quello che è auspicabile consiste in un lavoro di cooperazione tra famiglie e scuola per dare continuità ad un lavoro di vera e propria educazione civica, e rendere efficace un modo di guardare al rifiuto che ha ancora molta strada da fare, prima di innestarsi nelle coscienze.

Un discorso come questo, forse, calza a pennello in una regione che ha un estremo bisogno di sensibilizzare le nuove generazioni per comprendere e far comprendere che il bene comune è un bene da tutelare, affinché non ripropongano gli errori dei propri padri e non si lascino sopraffare da un conformismo pessimista e disfattista perché “tanto le cose stanno così”, ma anzi, riescano a fare di quegli errori una preziosa opportunità di riscatto ed assieme evoluzione.

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Thomas Scalera

Il Guru