Mar. Set 24th, 2019

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Musica, intervista a Roberto Binetti e Ale Pacho Rossi

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“TEMPO”, il nuovo lavoro di Roberto Binetti e Ale Pacho Rossi.

Un nuovissimo meraviglioso e irresistibile “viaggio”.

Roberto Binetti e Ale Pacho Rossi, due mondi musicali che si fondono per un nuovo progetto: Tempo, una Suite per pianoforti e percussioni.
Un viaggio tra il suono acustico ed elettrico delle tastiere di Roberto Binetti, a volte dinamico a volte calmo, unito ai colori delle percussioni e del ritmo di Pacho. Dunque la sonorità delle tastiere si contamina con una miriade di strumenti e suoni di varie parti del mondo, dall’Europa al Brasile. Ed è così che il bianco ed il nero delle tastiere di Roberto si contrappone al multicolore degli strumenti e bizzarri oggetti che Pacho suona insieme alla batteria.
Due personalità diverse, due estremi che si incontrano per creare una musica unica, originale, sonorità particolari e coinvolgenti che portano l’ascoltatore a fermarsi, prendere il proprio Tempo e percorrere il proprio viaggio.

Intervista

La vostra collaborazione è nata per caso o la sua origine ha uno scopo ben preciso?

Roberto: Con Pacho ci conosciamo dagli anni 90, suonavamo insieme in alcune band, poi il percorso della vita ci ha portato distanti l’uno dall’altro per molti anni, ma a livello musicale la stima reciproca è sempre stata ben presente. Lo scorso anno, mentre ero in studio a registrare altri progetti è passato Pacho per fare un saluto e da quel momento è successo tutto molto in fretta: mi ha parlato di una traccia di percussioni suonata molti anni prima e lasciata in attesa, la mia curiosità musicale è stata sollecitata e dunque abbiamo ascoltato insieme questo mondo di percussioni “dal mondo e del mondo” che mi hanno subito rapito, è diventato per me naturale voler vestire le sue percussioni con i miei pianoforti e le mie tastiere, creando armonie e melodie che fossero il più possibile affini, così è nato il progetto!

Ascoltando la ‘vostra musica’ si assaporano emozioni che riportano alla natura, alla riscoperta del suono ‘pulito’ dove il rumore e il disordine delle note affiancate a tanti altri messaggi sonori viene finalmente debellato. Siete consapevoli che ascoltarvi sarà anche un po’ ritrovarsi ? (La mia immaginazione mi porta a supporre un fruitore che non vede l’ora di inserire gli auricolari o semplicemente di rientrare a casa per ritagliare del tempo ascoltandovi, abbandonandosi all’ascolto).

Roberto: “Tempo” è una Suite che rappresenta un viaggio, un percorso mentale che diventa fisico: il tempo non solo inteso come componente ritmica, ma tempo che diventa le scelte che facciamo ogni giorno, come investiamo il nostro tempo, come lo percepiamo.  Tempo è vita ma è anche fermarsi per assaporare il momento, è non correre, è prendere il proprio Tempo per rallentare e osservare le cose con un’altra ottica. Tempo è il ritmo che cambia a seconda del nostro stato d’animo, a volte lento a volte burrascoso, ma sempre da scoprire e da vivere.  Dunque hai ragione, suonare è sempre un po’ ritrovarsi con noi stessi e per questo progetto in modo particolare.

Mentre si ascoltano le vostre note si viene catapultati in un limbo di immaginazione che stabilisce quasi un ricongiungimento con la serenità. Abituati al caos quotidiano, estraniarsi, ascoltarvi diventa rigenerarsi. Sì è persa la capacità di sognare perché si è anche un po’ persa la serenità. Cosa ne pensate di questa ‘lettura’ emozionale del vostro ultimo progetto musicale?

Roberto: La tua lettura emozionale non può che farmi piacere, perché significa che ciò che abbiamo voluto esprimere con le note, che sono astratte, è diventato reale, il pensiero che diventa azione e ci permette di rigenerarci.

Pacho: La musica è astrazione, si parte da una cosa liquida per giungere ad una cosa solida! Penso che si sogni di meno, perché si ha di più! Avere poche cose aguzza l’ingegno e favorisce l’immaginazione, il sogno nasce dalla necessità di creare mondi , suoni, immagini, forme, ecc,  oggi si tende a salire sulle spalle dei giganti, questa cosa è un segno dei tempi.

Il titolo “Tempo” è un invito alla ricerca dello stesso, alla riflessione su come lo utilizziamo, ai progetti da condividere ed a quelli da abbandonare. Ecco in una parola può racchiudersi un mondo. Cosa rappresenta per voi il tempo e quanto secondo voi è stato importante per permettere a chi vi sceglie e vi ascolta di apprezzare e di cogliere il senso del messaggio che partorite con la vostra musica?

Roberto: Come dicevo nella risposta alla tua domanda precedente, “Tempo” vuole essere anche una sorta di riflessione su come dovremmo gestire il nostro tempo alla ricerca dei momenti che valga la pena vivere, senza ergersi in modo sapiente ma cercando di dare spunti con l’aiuto della nostra narrazione. Questo è il nostro messaggio, però la musica può e direi deve essere percepita in modo personale, senza farsi condizionare da punti di vista sottostanti, il bello dell’ascoltare e del lasciarsi trasportare dalla musica è che ognuno possa trovare il proprio significato, che in ultima analisi dipende dal proprio vissuto.

Pacho: Ci sono due modi di intendere il tempo, parallelo e circolare. I Greci questa cosa l’avevano capita bene, la natura (il tempo circolare per eccellenza) era lo sfondo immutabile su cui l’uomo doveva modellarsi per essere armonico , il tempo parallelo è l’opposto, rende rigide le cose e le inscrive dentro un pensiero calcolante. Personalmente la grecità è la mia culla, tutti i più grandi filosofi, artisti di ogni tempo approdano ad essa con il passare degli anni, questa cosa noi musicisti la vediamo tutti i giorni, se tu allinei parallelamente 2 suoni essi tenderanno ad annientarsi , se tu li “sfasi” di qualche millisecondo saranno perfetti. Questa cosa si chiama psicoacustica, noi percepiamo le cose circolari perché siamo circolari, quindi il messaggio arriva a chi ascolta la nostra musica in maniera naturale armonizzandosi con essa.

Roberto Binetti hai scritto: “Con la Musica io volo. Volo con le note, con l’energia. Improvviso e sogno. Mi siedo al pianoforte e lascio scorrere i sentimenti. E’ così che affiorano nuove melodie, nuove armonie disegnano il loro affresco”. Ecco tra i sentimenti che ti portano ad essere l’uomo che sei e che poi nutre l’artista che tutti conosciamo, quale prende più il sopravvento nella scrittura delle emozioni e di conseguenza della musica?

Roberto: Quando il processo creativo non è funzionale ad una specifica richiesta, diventa libero di seguire le sue strade, a volte lineari, a volte tortuose.  Penso che la mia musicalità sia la somma di ciò che sono come persona, e credo che questo traspare dalle mie composizioni, le due condizioni sono interconnesse: potrei dire che i miei temi sono semplicemente il mio vissuto, inteso in senso musicale ma anche umano.  L’ispirazione può venire per caso oppure nasce mentre stai suonando, mentre giochi con le note: un immagine, una sensazione, un momento, una frase, un dipinto, un fraseggio musicale che stai provando, ma anche desiderio, amore, malinconia, rabbia, tristezza, curiosità, attualità, la natura, la bellezza, il giocare con le note e con il pensiero, la musica ascoltata e quella ancora da ascoltare. 

Ale Pacho Rossi sei un artista che viene etichettato professionalmente ‘multi percussionista’, partendo dal concetto che la musica è vita, aiuta nella crescita, guarisce un’infinità di patologie, insegna ad avere autostima, a rilassarsi,  facilita la socializzazione. In particolare le percussioni, oltre a stimolare la coordinazione motoria, favoriscono il ragionamento e migliorano gli stati ansiosi. Suonare le percussioni aiuta ad aumentare la propria capacità psicofisica ed imparare a suonare le percussioni è uno dei modi migliori per allentare lo stress accumulato. Vari studi hanno evidenziato che chi suona uno strumento a percussione, diminuisce il suo stato ansioso, migliora il sonno, elimina e sfoga i propri problemi legati alla tensione psicofisica, che lo stress procura all’organismo ed alla mente. Chi sa suonare le percussioni migliora notevolmente la stima di se stesso. Cosa ne pensi? È stato così anche per te? Credi che possano essere un supporto medico o scolastico, una sorta di ‘terapia senza terapia’ che miri al benessere psicofisico, che miri al miglioramento interiore per raggiungere consapevolezze e annienti disagi?

Pacho: Parte tutto dall’Africa, dalle priorità che abbiamo nella vita, da come consideriamo le cose , da come sappiamo leggere la storia . Forse va detto che oggi più nessuno studia la storia , la nostra è una società che insegna i valori sbagliati, se non hai i soldi sei una nullità, se non ti conformi alla massa sei un “diverso” , vivere così costa fatica e stress, a volte la gente sfoga i suoi istinti (ma soprattutto) le sue frustrazioni su degli strumenti. Un tamburo non è un giocattolo e nemmeno un materasso , ha al suo interno una storia di millenni , gli africani  comunicano con i tamburi (il kalengu nel Ghana) è un esempio, il tamburo per un africano è portatore di messaggi, di vita, di morte, di guerra, del Sacro! Altro discorso vale per lo studio di uno strumento, uno studio vero e consapevole dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) elevare spiritualmente un essere vivente, può succedere  anche il contrario, una persona studiando si rende conto dei suoi limiti e si imbruttisce, ognuno dovrebbe capire le sue inclinazioni naturali senza seguire mode. Gene Krupa diceva sempre che si deve provare piacere nel suonare uno strumento, la stessa cosa la diceva Stravinsky. Ciò che voglio dire è semplice: guardarsi dentro  per  migliorarsi. Diverso discorso è la musicoterapia, una scienza provata di cui io però non sono un esperto, per cui lascio la parola  a chi conosce la materia. 

Ricordiamo:

Roberto Binetti, pianista, compositore, improvvisatore, ha suonato in diverse produzioni televisive RAI e Mediaset, collaborando con i Maestri Peppe Vessicchio, Pippo Caruso e Valeriano Chiaravalle, ha partecipato a progetti discografici e live di musica d’autore, pop e jazz, suonando con artisti come Gloria Gaynor, Rossana Casale, Alex Baroni, Fausto Leali e molti altri. Compone musiche  per teatro, tra cui l’ultimo spettacolo teatrale di Ale & Franz. Nel 2015 ha pubblicato per Egea Music il cd Universo Fantasia, un progetto per pianoforte di musiche originali, per il quale si esibisce in concerti e festival. Svolge attività di turnista con diverse band per concerti live e registrazioni discografiche e dal 2005 collabora con  il Coro Ensemble Vocale Ambrosiano Onlus per registrazioni, concerti e manifestazioni culturali a scopo benefico, in Italia e all’estero, curando tra l’altro la registrazione degli ultimi 4 cd, di cui ha composto brani originali.

www.robertobinetti.it 

https://www.facebook.com/robertobinetti.it/?ref=aymt_homepage_panel

https://www.youtube.com/results?search_query=roberto+binetti

Ale Pacho Rossi, multi percussionista, studia percussioni e batteria con Candelo Cabezas, Naco, Tiziano Tononi, Enrico Lucchini. Ha suonato con i maggiori artisti pop, rock e jazz italiani ed esteri tra cui Elio e le Storie Tese, Morgan, Rossana Casale, Karma, Ladri di biciclette, Enzo Jannacci, James Taylor, Jaimoe Johanson, Jenny Sheinman, Nels Cline, Ike Willis. Ha lavorato in RAI, insegna percussioni in NAM Bovisa, suona in diverse band e collabora con diversi musicisti in  concerti live e registrazioni discografiche.

https://www.facebook.com/pachofull/

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