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Musica, intervista a Stella Bassani

“Il mio popolo devo lasciar” è il suo nuovo singolo.

In uscita il 27 gennaio in occasione della Giornata della Memoria.

Domenica 27 gennaio 2019, in occasione della Giornata della Memoria, uscirà il nuovo singolo di Stella Bassani dal titolo “Il mio popolo devo lasciar”, prodotto da Long Digital Playing Edizioni Musicali.

Ritorna infatti dopo il grande successo di “I GIARDINI DI ISRAEL” (uscito nel 2013) ed un lungo tour, durato ben sei anni, attraverso l’Italia e la Svizzera, con il singolo “IL MIO POPOLO DEVO LASCIAR”.

La canzone, ispirata ad un canto della tradizione ebraica, ha un testo in lingua originale con alcune frasi in italiano e tratta il tema dell’immigrazione, dell’esilio e della fuga dalla propria terra, l’abbandono delle case, degli amici e degli affetti.

La musica è una ballata semplice e melodica raccontata da un arrangiamento disco/etno/pop che – attraverso il tormentone “il mio popolo devo lasciar, la mia terra il mio cielo, il mio mar, per ignote contrade dovrò vagar, il mio popolo devo lasciar…”, alternato a parole in ebraico, a contaminazioni folcloriche, a voci sospese e angeliche – entra nel cuore e immediatamente nella testa di chi l’ascolta per la prima volta.

Uscirà ufficialmente in occasione della Giornata della Memoria 2019, domenica 27 gennaio.

La canzone è stata elaborata da un canto popolare tradizionale ebraico da Cesare Galli, che fu nonno di Stella Bassani e direttore d’orchestra oltre che compositore, autore e polistrumentista.

Durante i suoi concerti, Stella l’ha spesso proposta in versione acustica e a canone, con un gioco di successione e alternanza di voci, coinvolgendo anche i bambini.

Nel 2018, Paolo Pasotti (compositore e musicista) e Stefano Morselli (già arrangiatore dell’album di Stella “I Giardini di Israel”) hanno ripreso la canzone, realizzandola con sonorità contemporanee e anche un po’ vintage (disco stile anni ’80), per renderla accessibile ad un pubblico maggiore e meno di nicchia.

Stella Bassani, è nata a Mantova nel 1970, da famiglia ebraica. È stata testimonial di numerose iniziative a tema (Giornate della Memoria, Giornate Europee della Cultura Ebraica), concerti e reading musicali, tra i quali lo spettacolo “Ricordi di un ragazzo ebreo”, ispirato al libro del padre Italo “Tanzbah” (uscito nel 1989) nel quale raccontò la sua esperienza di fuga durante la Seconda Guerra Mondiale, schivando l’arresto e la deportazione.

Ha al suo attivo un’intensa attività dal vivo e un album “I GIARDINI DI ISRAEL”, ristampato in edizione speciale in occasione della ricorrenza del 25° anniversario della Caduta del Muro di Berlino nel 2014 con il titolo “TRA PACE E MEMORIA”, che ha ricevuto grandissimi consensi di critica e pubblico.

https://youtu.be/WiTlHZpdmdM

https://www.facebook.com/stellare.bassani.5

https://www.facebook.com/Tra-pace-e-memoria-234852760030701/

http://www.culturaebraica.roma.it/w/event/concerto-i-giardini-di-israel/

https://youtu.be/WiTlHZpdmdM

Ecco di seguito l’intervista che Stella Bassani ci ha rilasciato.

I: Cosa è per te la musica?

S: La musica è grande parte della mia vita, come l’amore. Un po’ nel DNA (nonno e mamma) e molto nella formazione. La musica è come un arcobaleno, semplice ma mai scontato, che da sempre emozioni.

I: Da quanto tempo canti?

S: Fin da bambina. Poi ho iniziato a fare concerti nel 1996, dopo la scomparsa di mio padre.

I: Sei legata a qualche opera in particolare?

S: Se intendi opera lirica, no. Opere d’arte, sì. Ce n’è una, sulla copertina del mio primo album (I GIARDINI DI ISRAEL, Teorema 2013), di un pittore mantovano chiamato Giorgio Bonaffini, che illustra gli deportati durante il viaggio verso i campi di sterminio. Certo, non è un arcobaleno, è più una lugubre e triste visione di un cielo scuro: ma è una realtà, un pezzo di Storia che non si può cancellare.

I: Sappiamo che nella Bibbia Ebraica il canto è una manifestazione spontanea di gratitudine all’Eterno in occasione di miracoli o interventi liberatori. Nel tuo ultimo parto musicale hai dato voce ad un miracolo, ad un intervento liberatorio o qualcosa di ben diverso?

S: Nessun miracolo. E’ un canto popolare (in lingua ebraica, con parole in italiano) che – con una musica ballabile ed energica – racconta il dramma degli emigranti. Anche noi, ebrei, abbiamo vissuto la fuga, l’abbandono e lo spaesamento del ritrovarci a dover costruire qualcosa mentre gli altri ci guardavano come intrusi. E’ un brano che vorrei condividere con tutti i popoli.

I: La musica è dire grazie a Dio, c’è un messaggio che attraverso i tuoi pezzi senti di destinarGli?

S: Sì. Non abbandonarci.

I: Il ritornello ‘il mio popolo devo lasciar’, a mio parere attualissima emblema sociale, arriva come un inno alla riflessione ed alla ricerca dei valori. Quanto credi possa contribuire a cambiare l’indifferenza che oggi regna ‘tra popoli’ il messaggio che con le tue indiscusse doti canore ribadisci nel tuo pezzo?

S: Non so quanto possa contribuire a rendere gli umani meno freddi e indifferenti, soprattutto i più anziani. Vorrei che i ragazzi, gli adolescenti, seguissero il proprio cuore e la propria epoca, che è inter-razziale e multi-culturale.

I: Quali sono i prossimi eventi a cui prenderai parte?

S: La Giornata della Memoria (25, 26, 27 gennaio) in tre città diverse: Garessio (CN), Meda e infine Padova dove presenterò il singolo in uscita ufficiale.

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