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Napoli. Museo di Capodimonte: l’esposizione dei capolavori ritrovati di Van Gogh

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Il 26 febbraio, dopo ben tre settimane, si è conclusa nel Museo di Capodimonte l’esposizione di due dipinti di Vincent Van Gogh, rubati 14 anni fa al Van Gogh Museum di Amsterdam e ritrovati lo scorso settembre proprio nel Napoletano.

All’alba del 7 dicembre 2002, due uomini, dopo essersi introdotti nel museo di Amsterdam attraverso una finestra, hanno rubato due capolavori dell’artista olandese, Vincent Van Gogh. I due ladri sono stati arrestati e condannati l’anno dopo al carcere e al risarcimento del danno, ma hanno negato le loro colpe e hanno rifiutato di collaborare al ritrovamento dei dipinti di cui si erano disfatti nel frattempo. Per ben 14 anni si sono perse le loro tracce, fino al settembre 2016, quando le due tele sono state recuperate in Italia dalla Guardia di finanza, nel corso di un’operazione contro una banda di narcotrafficanti: seguendo un percorso ancora da ricostruire nei dettagli, le tele erano finite nelle mani della camorra, nascoste in un panno vicino la cucina in una casa di Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli.

Così, dopo essere state ritrovate fortunatamente intatte, anche se prive della cornice e con qualche lieve danno, le due tele sono state esposte dal 7 al 26 febbraio nel museo di Capodimonte, prima del loro rientro definitivo al Museo di Amsterdam in Olanda.

I due dipinti sono fondamentali per la comprensione della prima stagione pittorica di Van Gogh, degli anni olandesi (1880-1885), in cui, influenzato dal seicento nordico e dalla sua vocazione frustrata di evangelizzatore, si esprime con una pittura di nero realismo.

Il primo, Paesaggio marino a Scheveningen, dell’agosto 1882, risalente al periodo trascorso dall’artista a L’Aia, è uno dei suoi primi dipinti ad olio dopo la sperimentazione del disegno. Come si evince da una lettera inviata al fratello Theo, Van Gogh si era recato sulla spiaggia di Scheveningen, un villaggio olandese, per ritrarre una tempesta furiosa. Il pittore realizzò il dipinto in tutta fretta, mentre il vento spirava forte, tanto è vero che nel colore del mare spumeggiante sono stati inglobati dei granelli di sabbia.

Invece, il secondo, Una congregazione che esce alla Chiesa Riformata di Nuenen, dipinto del gennaio, febbraio del 1884-autunno 1885, fissato ancora sul suo telaio originale, è legato alle vicende biografiche dell’artista. Fu eseguito per la madre e rappresenta la comunità parrocchiale della chiesa protestante di Nuenen, dove suo padre era pastore. Secondo le indagini a raggi X, il dipinto ha subito due tempi di elaborazione: probabilmente dopo la morte dl padre nel 1885, sono stati aggiunti la siepe, le foglie sugli alberi spogli, i fedeli sullo sfondo e quelli in primo piano, che sostituivano la figura isolata di un contadino.

Questo ritrovamento e questa esposizione sono stati motivi di orgoglio non solo per le forze dell’ordine che, ancora una volta, hanno mantenuto alto il valore della loro divisa, ma anche per gli stessi Napoletani e per lo stesso Museo di Capodimonte: Napoli non è solo la città della criminalità organizzata e della violenza, è soprattutto la città che vuole riscattarsi e sorprendere attraverso la bellezza della cultura e dell’arte, delle quali essa è piena espressione. Difatti, come ha detto una giovane studentessa di decorazione, “l’arte è vita”, quindi, fin quando c’è arte, ci sono vita e speranza.

Ed anche se l’esposizione dei dipinti di Van Gogh è terminata, vale la pena trascorrere una giornata nel Parco di Capodimonte, visitando il Museo Nazionale, dove ci sono opere di artisti famosi, basti citare la Crocifissione di Masaccio, e passeggiando lungo i viali del Real Bosco.

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