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“Non farlo, porta male!” – I tabù di cattiva sorte in Cina

Scopriamo insieme le principali superstizioni in Cina e la loro influenza nell’etichetta sociale e nella vita quotidiana.

Un articolo (assolutamente non esaustivo) che parli di credenze popolari, scritto da un autore che non dà credito a tutto ciò, può sembrare un paradosso. Occorre, dunque, un’importante premessa: il sottoscritto non desidera mettere in guardia dalle buone o nefaste conseguenze che una determinata azione, combinazione di parole o simbologia potrebbero avere sulla vita di qualcuno. Piuttosto, si intende mostrare come, col tempo, determinati modi di pensare siano evoluti e cristallizzati in consuetudini d’etichetta, vere e proprie norme di comportamento che, ancora oggi, esercitano un’influenza sulla quotidianità degli individui.

Nel contesto cinese, ciò è valido soprattutto all’interno di interazioni d’affari o di tipo formale, dove il mantenimento di un buon auspicio è considerato fondamentale per la buona riuscita degli obbiettivi preposti. Attenzione: non è che si seguano (o non seguano) queste regole per la paura di perdere un potenziale socio, ma come segno di grande rispetto ed educazione dell’uno nei confronti dell’altro. In ogni caso, occorre tener conto – in Oriente come in Occidente – di come la decisione finale di credere nell’esistenza di una buona o cattiva sorte spetti al singolo.

Gran parte dei tabù presenti in Cina nascono da espressioni dalla pronuncia molto simile ad altre con significati legati al mondo della morte o del lutto. Nella lingua cinese (almeno in alcune varietà), ad esempio, la simile lettura delle parole che indicano il numero 4 (in mandarino e cantonese, rispettivamente, Sì/Sei 四) e la morte (Sǐ/Séi 死) sono la causa di tetrafobia, cioè la pratica di evitare il quattro in tutte le sue espressioni. Di riflesso, la stessa credenza è presente in tutti i paesi le cui lingue hanno mutuato la pronuncia di queste due parole dal cinese (Coreano: Sa 사; Giapponese: Shi, scritto come in cinese o in hiragana し).

A causa della tetrafobia, è possibile trovare sequenze di numerazione di piani e stanze di palazzi prive del numero (anche quando esso occupi il posto delle decine o delle centinaia), sostituito da altre forme (come una “F” negli ascensori di Corea), se non omesso del tutto. Laddove questa pratica sia osservata più rigidamente, si può anche arrivare ad evitare di regalare oggetti in numero di quattro o richiedere un numero di cellulare/targa privo di tale cifra. Sempre a causa di una similarità di pronuncia con espressioni di presagio sfavorevole, tabù sono anche le combinazioni del 4 con altri numeri. Un esempio è la sequenza di cifre 24 (yih – sei), evitata nelle provincie dove si parla cantonese per la sua somiglianza con 易死 yih séi (“Morire facilmente”).

La pulsantiera dell’ascensore di un edificio di Shanghai. (Fonte: Wikipedia English)

Ancora, l’omofonia di certe espressioni fa sì che determinate azioni vengano viste come portatrici di infausti eventi. Si considera di cattivo gusto il regalare orologi (Sòng zhōng 送钟), dal momento che l’espressione per indicare ciò si legge in maniera uguale a Sòngzhōng 送终 (“Dare l’estremo saluto ad un familiare anziano”). Parlando di doni a familiari o migliori amici, anche le scarpe (Xié 鞋) sono da evitare, non solo a causa della condivisa pronuncia con la parola Xié 邪 (“male, sventura”), ma anche perché sono viste come presagio di separazione e abbandono da chi le ha donate. Un ragazzo conosciuto in Cina, tuttavia, riferisce che si può comunque accettare il paio, offrendo una piccola somma di denaro in cambio perché lo scambio sembri alla pari, quasi un “acquisto”. Una coppia di fidanzati, invece, non dovrebbe mai dividere una pera (Fēn lí 分梨), perché ciò potrebbe condurre alla loro separazione (Fēnlí 分离).  

Un secondo tipo di superstizione è quella legata ai simbolismi. La diffusione dell’abito da sposa bianco di foggia occidentale è stato accettato solo in maniera relativamente recente, all’interno dei riti matrimoniali della Cina. Il motivo di ciò è che il bianco è un colore tradizionalmente associato al lutto. Ecco perché non bisognerebbe impacchettare un regalo con carta bianca o utilizzare tale colore durante le celebrazioni (es. matrimoni, feste della primavera) preferendo, piuttosto, il rosso o l’oro. Il rosso, tuttavia, va accuratamente evitato, quando si scrive il nome di una persona, o impiegarlo potrebbe portare ad essa avvenimenti tragici. Questa superstizione trova le sue radici nel fatto che, nella Cina antica, si usasse scrivere il nome dei condannati a morte proprio con inchiostro di questo colore.

In Cina, sono realizzati cartoncini rossi e oro contenenti il carattere Fu 福 (“fortuna”). Dal momento che Fú dào 福倒 (“Fu capovolto”) si pronuncia come Fú dào 福到 (“La fortuna giungerà”), è uso appendere questi al contrario per buon auspicio. (Fonte: Chók-cê̤ṳ Wikipedia)

Alcune abitudini toccano da vicino anche noi. È una pratica comune, in un qualunque ristorante, lasciare le posate nel piatto una volta terminato di mangiare. Sebbene, in Italia, questa sia considerata una forma di gentilezza nei confronti del cameriere al nostro servizio, in Cina, le bacchette infilate in una ciotola di riso potrebbero richiamare i bastoncini di incenso che bruciano su una tomba. Si dice che tale pratica possa danneggiare non solo la vita della persona che la compie, ma anche gli affari del ristorante dove si trova, che diventerebbe infestato da spiriti. Attenzione, dunque, a dove le si poggia: anche far cadere le bacchette per terra, è considerato un presagio di eventi funesti.

In futuro, oltre ad una seconda parte con altre superstizioni, sarà dedicato un articolo alle pratiche di propiziazione della buona sorte in Cina, non affrontate qui per motivi di spazio. Si può, però, brevemente accennare ad una pseudo-scienza tradizionale cinese che, attraverso la posizione di determinati oggetti, colori, elementi, mira alla concentrazione delle energie positive e alla riduzione di quelle negative – il Feng shui 风水 (Lett. “Vento e acqua”).

Molteplici sono i campi di applicazione di questa. Per quanto riguarda l’ambito edilizio, si pensi che, durante la costruzione di Disneyland Hong Kong (aperto nel 2005), esperti della disciplina siano stati interpellati perché regolassero l’orientamento del varco d’accesso al parco e delle attrazioni. In scala più ridotta, il Feng shui è impiegato anche per stabilire quale sia la collocazione più adeguata per l’arredamento delle case. Ad esempio, è importante che i piedi del letto non siano direttamente allineati con la porta della stanza, o ciò potrebbe avere delle ripercussioni negative sulla persona che vi dorme a causa dell’eccessiva esposizione al Qi 气 (“Energia spirituale”).

Un Feng shui luopan 风水罗盘, o bussola geomantica, è una bussola magnetica, utilizzata dai praticanti di Feng shui per determinare la direzione corretta di una struttura o un oggetto.

Un’ultima riflessione: nonostante l’odierna società cinese dia enfasi alla razionalità sulla superstizione, non tutti potrebbero aver eliminato del tutto i modi tradizionali di pensiero. Soprattutto tra la popolazione anziana, anzi, qualcuno potrebbe ancora continuare ad osservare almeno una delle pratiche descritte sopra, se non altre. È stato detto che rispettare le superstizioni altrui è rispettare le persone che credono in esse. Ne segue, dunque, che sia di fondamentale importanza informarsi preventivamente su quali modi di dire o di comportarsi, sebbene accettati all’interno della propria cultura, potrebbero offendere o urtare la sensibilità dei nostri interlocutori stranieri.

Fonti:

  • Abbiati Magda, Guida alla lingua cinese, Roma: Carrocci Editore, 2008;
  • Ching-I Teng, Huang Li-Shia, “Development of a Chinese Superstitious Belief Scale”, Psicological Reports, n.104, Schuylkill Haven, Pennsylvania, USA, 2009;
  • De Mente Boye Lafayette, Etiquette Guide to China, Tokyo, Rutland (Vermont), Singapore: Tuttle Publishing, 2008;
  • Anjie Cho, certified Feng shui consultant – The Spruce, How to Place Your Bed for Good Feng Shui;
  • University of South California, Digital Folkrore Archives – Why You Can’t Write Your Name in Red;
  • Yau Hau Tse Andrew, “To Be or Not to Be Superstitious—That’s the Question”, Procedia – Social and Behavioral Sciences, n. 208, Kampar, Perak, Malaysia, (2015) 5 – 12;

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Francesco De Dominicis
Classe 1995, Francesco (in arte Frank Dedo) è specializzato in Lingue e Civiltà Orientali all'Orientale di Napoli. Tra un articolo e l'altro, adora guardare vecchi film del cinema cult, scrivere racconti e canzoni e strimpellare strumenti vari.

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