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Omicidio giornalista slovacco: c’è l’ombra della ‘Ndrangheta

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Nella redazione di Aktuality, il giornale on line dove lavorava Jan Kuciak, giornalista ucciso pochi giorni fa nel suo appartamento insieme alla sua fidanzata, non hanno dubbi: “lo ha ucciso la ‘Ndrangheta”. Ad avere tale certezza sono i suoi ex colleghi, che, anzi, invitano chi diu dovere a “tirare un filo con l’Italia”, per meglio comprendere l’accaduto e le sue “cause”. “Non possiamo dire esattamente cosa è successo, ma possiamo ricostruire il mosaico di quello di cui si stava occupando. E Jan si stava occupando di quello. Aveva scoperto come persone arrivate in Slovacchia anni fa stessero gestendo fondi europei con persone vicine al gabinetto del primo ministro. Aveva raccolto dati ed informazioni. C’erano relazioni e fatti incontrovertibili. Era arrivato alla fine dell’inchiesta, era pronto a scrivere”. Da queste parole appare chiaro la pista seguita da Kuciak portasse direttamente alla gestione collusa tra governo e ‘ndranghetisti dei soldi di fondi europei, tramite aziende costituite ed avallate ad hoc. Infatti nel mirino di Jan erano finiti, oltre all’imprenditore Kocner che ha dichiarato “assurdo” un suo coinvolgimento e l’accusa del fu giornalista investigativo, anche il primo ministro slovacco Robert Fico e 2 suoi ministri; quello dell’Interno, Robert Kalinak, e quello delle Finanze, Jan Pociatek. Tutti si dichiarano “estranei da ogni coinvolgimento”. Il governo slovacco ha anche ha anche stanziato un milione di euro per chiunque faccia “avanzare le indagini verso una certa risoluzione del mistero”. Kuciak era il giornalista di punta del giornale, con il quale collaborava da tre anni, e aveva svolto indagini nell’ambito della “fuoriuscita” di notizia dallo studio Mossack Fonseca, nell’ambito degli ormai celeberrimi Panama Papers, grazie ai quali è stato possibile ricostruire storia e proprietari di più di duecentomila società offshore. Società che sarebbero collegate alla “pioggia di finanziamenti” europei intercettati dalla Slovacchia, che gestiva non sempre in modo “trasparente” i fondi stessi. Come abbiamo già detto ieri, dopo l’omicidio (di Stato?) della giornalista maltese Daphne Caruza Galizia, ci ritroviamo di fronte ad un altro caso di “omicidio misterioso” ai danni di un giornalista d’inchiesta, che indagava sul malaffare del suo governo. Un ragazzo che faceva il suo lavoro, né più né meno. Che la terra gli sia lieve, che le indagini siano oneste e trasparenti, fino a giungere alla verità. Unica e sola, mai ambigua e senza ombre.

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