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Oro nero, popolo e Venezuela

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E’ facile imbattersi in notizie che riguardano il Venezuela, di questi tempi. Facile è anche capire che la situazione politico-sociale non sia delle migliori. I morti per strada ne sottolineano la drammaticità ma di certo non bastano a squarciare il velo che copre questi avvenimenti, costruito ad arte da addetti alla (dis)informazione al soldo delle oligarchie globalizzate (e globalizzanti). E proprio in virtù di questa mia convinzione, ho cercato di reperire dati il più reali possibili sulla questione venezuelana. Se da un lato troviamo chi demonizza la presunta dittatura di Maduro, dall’altro c’è chi invece ne diviene mero tifoso.

C’è invece un archivio ,anzi gli archivi, che sono per forza di cose super partes . Parlo dei dati ufficiali che provengono dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca Mondiale e dall’Onu , che sono stati resi noti dal Guardian il 6 marzo 2013. Si evince infatti che, dal 1999, il Pil procapite è quasi raddoppiato (da 4.100 a 10.800 dollari costanti). La fame è stata eliminata e l’alfabetismo ha superato il 90%. La povertà assoluta è crollata del 70% (8% della popolazione) e quella relativa dimezzata. Mortalità infantile e disoccupazione dimezzate. Se aggiungiamo che questo lasso di tempo relativamente breve che va dal 1999 al 2012 ha visto anche la crescita della popolazione che è passata da 24 milioni di individui a 30, possiamo ben capire che qualcosa di diverso, in termini di programmazione e redistribuzione delle ricchezze, è accaduto, rispetto all’andazzo dei governi precedenti, al soldo degli interessi Usa e noncuranti della desolazione sociale e della povertà materiale e culturale in cui il proprio paese versava. A voler dare un nome a cosa e a chi hanno reso possibile tale inversione di rotta, occorre parlare di petrolio (il cosa) e del comandante Hugo Chavez (il chi). Chavez è stato il primo presidente che ha trasferito i proventi della bonanza petrolifera ai propri cittadini, invece di intascarli insieme all’oligarchia venezuelana e trasferirli nelle banche statunitensi. Questo suo atteggiamento equo e giusto gli ha consentito di essere eletto a ripetizione (democraticamente) dal popolo venezuelano e di scampare ad almeno due tentativi di golpe da parte delle elites estromesse dalla gestione del potere, sempre grazie all’intervento del popolo! Quindi, cosa è successo a un assetto politico equo, come è stato il bolivarismo di Chavez, per cedere a queste ondate di violenza e delegittimazione del Governo stesso? Di sicuro il quesito non è di semplice e univoca risposta, ma credo che, tra le molteplici cause ,premettendo l’essere pronti già da un pezzo da parte degli Usa e dell’oligarchia venezuelana ad approfittare di momenti avversi al regime, vadano segnalate il collasso del prezzo dei barili di greggio e il substrato criminale che covava, e anzi aumentava in numero,sotto i quasi 15 anni di governo Chavez, in linea anche con la crescita economica generale. Questi due elementi hanno portato da un lato alla non disponibilità degli stessi proventi da poter distribuire alla cittadinanza, dall’altro a manipolare, o aiutare a farlo, chi nell’immediato ha avvertito un abbassamento delle proprie condizioni (che in ogni caso non sono paragonabili ai periodi pre-chavisti). Quale momento più favorevole per i padroni del mondo, sanguisughe colonialiste e senza scrupoli, per destabilizzare e riappropriarsi di una colonia perduta nel 1999? Aggiungiamo anche il fatto che Hugo Chavez incarnava tutte le doti intellettuali  e il carisma che un leader moderno possa auspicare, e subito è possibile comprendere che il distacco tra il popolo e il proprio (nuovo) Presidente è bello e servito. Di certo rimangono gli ospedali e il miglioramento degli stessi, le università che hanno reso alfabeti e menti pensanti circa due milioni di giovani, i diritti acquisiti e legittimati da un Governo per il popolo. Come sempre, il male degli uomini è insito negli uomini stessi. In quelle persone che non si accontentano di essere felici e soddisfare le proprie esigenze, ma che nel delinquere trovano la propria dimensione più reale. Persone che sono avvezze al tradimento di valori mai posseduti, al dominio sui propri simili, all’usurpazione di stati sovrani e al mantenimento di uno status quo in cui le gerarchie non vengono scalfite: il povero resta tale, i pochi ricchi ingrassano alla faccia del buonsenso e dell’etica civile. Non so come finirà la questione venezuelana, spero solo che il popolo non debba pagarne le conseguenze più di quanto già stia facendo. C’è bisogno di una visione globale diversa, di alternative energetiche ed economiche, di certezza delle pene e perseguimento delle lobby criminali che sono a libro paga delle elites mondiali. Occorre un cambio di rotta generale, un nuovo disordine mondiale , che spezzi le catene di un ordine imperante e lontano dal senso di umanità di cui l’Umanità stessa ha bisogno. Perché la vita reale non è un film hollywoodiano in cui arriva il Rambo di turno a salvare tutti, ma dove persone sensibili alla giustizia verranno viste sempre come scomode al sistema, fin tanto che il sistema non verrà rovesciato. Lunga vita al comandante Chavez, lunga vita alla giustizia sociale! Che la terra ti sia lieve, che il ricordo sia insegnamento.

 

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