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PD, storia e evoluzione del partito a Sessa Aurunca. L’analisi

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La politica nazionale da sempre ha intaccato, smussato e alimentato le logiche delle politiche dei piccoli centri, dei

piccoli comuni.  Sessa Aurunca storicamente ha rappresentato un ottimo ponte tra Roma e la Regione Campania:  è

stata meta ambita da tanti politici di alto profilo, consapevoli che a Sessa ci si potesse giocare una bella fetta di elettorato. Ora che i tempi sono cambiati e la politica ha assunto sempre più un ruolo quasi marginale nella società,  Sessa ha visto l’espansione del  Partito Democratico che ha sostituito la Democrazia Cristiana nei metodi e che per un periodo ha regnato, quasi indisturbato nel panorama politico Sessano.

LA STORIA

Quella del Partito Democratico a Sessa Aurunca sembra essere stata un’ascesa incontrastata che ha fatto il palio con quella Nazionale, quando il partito di Matteo Renzi regnava in molti centri italiani. Nel 2016, anno delle elezioni comunali nel territorio aurunco tale partito contava 2632 voti, oltre il 45% del totale di voti che servirono all’avvocato Silvio Sasso per essere eletto a Primo Cittadino ( 5636 voti totali circa divisi in sette liste):  Spulciando le altre liste, appare chiaro ed evidente il grande apporto che ha avuto tale partito ai fini elettorali. Nella fattispecie è possibile intravedere come dai voti, il potere si sia trasferito dalla cabina elettorale ai banchi del consiglio comunale. Il dato più eclatante riguarda l’accoppiata SchiavoneZuccheroso che da “soli” hanno portato il bottino più consistente:  594 per Massimo Schiavone ( divenuti addirittura 644 dopo il ricorso fatto) , rampollo della famiglia con amizioni politiche nazionali, e 614 per Zuccheroso la quota rosa che accompagna Schiavone nel suo periodo elettorale . Un risultato storico questo in tutto il panorama politico Sessano: Un prodigio della politica?

L’altro dato da sottolineare è la mole di  voti che hanno accompagnato l’accoppiata MarciglianoPellegrino che hanno portato in seno “ 763” voti di cui 483 per Marcigliano e 280 per Pellegrino ( in realtà non dovrebbero essere sommati in quanto la quota rosa accompagnava il candidato)  defindendo la prima linea all’interno del partito: Quella di Schiavone e quella di Gennaro Oliviero.

Da questo momento in poi, la battaglia si è trasportata all’interno del Salone dei Quadri, con una maggioranza a chiare tinte Dem con all’interno ben quattro consiglieri comunali del PD ( Marcigliano, Schiavone, Di Meo e Di Meo Martina) più ovviamente il primo cittadino che a quel tempo era anche segretario cittadino del partito;  maggioranza questa,  che oggi  si muove su di un filo di rasoio con soltanto un consigliere in più rispetto alla minoranza.

LA SFIDUCIA E IL RIMPASTO

Nella lingua della politica, di qualsiasi livello, chi porta il maggior numero di voti  in un certo qual modo è “legittimato” a dettar legge in assise. Di fatti, dal momento della proclamazione del nuovo consiglio comunale, tutto si è “immobilizzato”, perchè chi aveva avuto un peso specifico nell’elezioni del Sindaco voleva  incontrovertibilmente anche un posto di rilievo nella gerarchia di potere. Silvio Sasso dal canto suo, aveva fatto ciò che in parte aveva promesso in campagna elettorale quando stigmatizzava chi criticava la “complessità” della sua lista che portava in seno due dei più grandi poteri economici e politici di Sessa, ovvero Oliviero e quel Schiavone che già predicava manie espansionistiche di voti  e di profili aziendali; nulla di nuovo se si guarda al Partito Nazionale che è stato ostaggio dei poteri economici riducendo il partito a poco e niente.  Gli Assessori scelti in prima persona da Silvio Sasso non erano ben visti dalla corrente del rampollo ed inoltre c’era da occupare il posto di Presidente del Consiglio che è l’unica carica con “stipendio fisso” ed è inoltre uno dei ruoli di maggior importanza all’interno del Comune. Di li a poco, si sarebbe scatenata una guerra all’interno della maggioranza che portò in primo luogo i due consiglieri LeU a passare in minoranza e a presentare una mozione di sfiducia (firmata in primo luogo da Schiavone stesso)  nei confronti del Sindaco costringendolo in un angolo  alle dimissioni proclamate per mezzo Facebook , poi rientrate dopo lunghe trattative. Dopo questo avvenimento, infatti,  Carmela Messa fu dimessa da ruolo di ViceSindaco per far spazio a Fausto Fusco, che tra l’altro è legato alla famiglia Schiavone da Vincoli parentali. Inoltre anche la Dottoressa Ida Distinto da assessore alle politiche sociali fu esonerata dall’incarico ( ricordiamo le inchieste da noi condotte a riguardo che spiegano quasi esaustivamente il fatto). Ovviamente Schiavone ricevette ciò che voleva, ossia la Presidenza del Consiglio e la nomina di assessori e capisettore (Vedi Trabucco) in più ricevette incarico direttamente dal direttivo di Roma come delegato nazionale del partito, mentre la corrente di Basilio Vernile ha fatto si che entrasse in Assise in qualità di Assessore al Turismo quella Tommasina Casale al centro di parecchi diverbi social. Questo immobilismo spiega in parte anche la crisi dell’ambito dei servizi socio assistenziali che soprattutto Sessa (per ovvi motivi) aveva creato.

L’ELEZIONI DEL 4 MARZO

Avere due “potenze” nello stesso partito, è un pò come avere due pitbull che si dividono lo stesso osso. Una metafora questa per spiegare la situazione elettorale del 4 marzo. Gennaro Oliviero candidato e Schiavone pronto a spingerlo fino allo stremo pur di veder liberato quel posto in Regione che lui tanto desidera ai fini carrieristici come ha anche affermato il padre in una recente intervista. Il “patto” siglato dai due doveva passare in modo netto dalle elezioni del 4 marzo, cosicchè da liberare un posto per le future elezioni regionali. Purtroppo per loro i risultati sono stati disarmanti, nel senso che solo a Sessa Aurunca hanno perso in ogni seggio (eccezion fatta per un paio di seggi con pochi voti di scarto). La marea pentastellata ha minato ogni certezza della coppia, gettando ora il partito e il patto in una nuvola tetra e non più definibile. La domanda quindi ora sorge spontanea: Chi andrà via dei due dal PD? Oliviero è già abituato al salto visto i precedenti che lo vedevano tra le file dei socialisti.  Inoltre dopo la sonora sconfitta, gli addetti ai lavori fanno fatica a credere in un rialzo elettorale da parte dell’Onorevole Aurunco. Pare invece che il rampollo Schiavone sia addirittura pronto al salto con la Lega: Ma questo appare un pò come “fantapolitica”.

LA SITUAZIONE ATTUALE

Dopo il 4 marzo si era sbandierata una voglia immane di cambiamento all’interno del partito, con primarie e cambi di direttive. Ma ad oggi nessuna risposta, anzi la nomina a Caposettore del Dott. Tommaso Fusco (uomo storico del PD) appare a tutti come l’ennesima scelta clientelare, come ha già stabilito il nutrito popolo dei social indignatosi per l’accaduto. Pare che ci sia in vista un nuovo riassetto della giunta, con Di Meo pronto a qualche incarico per far spazio a qualche altro componente DeM, con il conseguente riassetto degli assessori, con Marcigliano pronto a far Spazio a Pellegrino e con Valeria Tramontana pronta a subentrare al Padre Carlo. Se queste supposizioni e voci di corridoio fossero vere, dimostrerebbe ancor di più quanto questo partito abbia influenzato in malomodo tutta la politica degli ultimi dieci anni. Ai posteri l’ardua sentenza.

 

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