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Perché si dice che i nobili hanno sangue blu?

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La definizione di “sangue blu”, riferita a componenti di ceti alti e nobili, deriva dal Medioevo, quando la suddivisione del popolo in classi sociali era evidente non solo nello stile di vita ma anche nella fisicità dei soggetti.

Il popolo contadino, o i pescatori, i mercanti, e tutti quelli che lavoravano all’aria aperta, essendo spesso esposti al sole, si caratterizzavano per il colorito scuro, causato dall’abbronzatura.

I nobili invece, che trascorrevano la maggior parte del loro tempo in lussuose dimore o comunque in luoghi coperti, avevano carnagione chiara, e, alla lunghezza dei polsi, le vene ben visibili, dal caratteristico colore bluastro che notiamo anche oggi soprattutto su soggetti chiari. Secondo gli standard dell’epoca avere la pelle chiara era considerato il principale punto di forza della bellezza femminile; anche il mondo dell’arte ci consegna volti di dame, regine e principesse candide, dal volto pulito e senza imperfezioni.

Un’altra probabile origine sarebbe collegata all’uso che i nobili facevano dell’argento durante i pasti. Posate, piatti, coppe e stoviglie varie d’argento erano entrate nell’uso quotidiano, non solo per abbellimento o identificazione di uno status simbol, ma proprio per i benefici di questo materiale. Nel corso del tempo, infatti, le microparticelle che l’argento rilasciava a contatto con i cibi si mescolavano agli stessi, rendendo gli utilizzatori delle stoviglie, cioè i nobili, immuni a diverse malattie.

Il sangue dal colore bluastro più acceso sarebbe quindi dovuto anche alla presenza di minime tracce di argento puro.

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