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Pescopennataro. Raccolta del tartufo: sanzionata una persona. Ecco i motivi

Il controllo è stato effettuato dai Carabinieri Forestali

PESCOPENNATARO (IS). I Carabinieri della Stazione Forestale di Pescopennataro, in provincia di Isernia, hanno intensificato i servizi di controlli sui ricercatori di tartufi, per verificare la corretta applicazione delle norme che disciplinano la raccolta del prezioso tubero ed evitare che a causa dell’imperizia di alcuni di loro si arrivi al totale danneggiamento delle tartufaie.

Dai controlli effettuati dai Carabinieri della specialità Forestale, sono emerse diverse irregolarità, in particolare hanno avuto modo di individuare un soggetto intento alla raccolta di tartufi sprovvisto del tesserino di idoneità necessario per l’attività di raccolta; privo del prescritto attrezzo e dell’abbigliamento di alta visibilità previsto nei peridi di caccia al cinghiale, con l’ausilio di un cane sprovvisto di microchip.

I Carabinieri Forestali hanno così proceduto alla contestazione delle violazioni amministrative per un importo totale di circa 6000 euro.

Tartufo

Al genere Tuber appartengono diverse specie di funghi ipogei comunemente chiamati tartufi, appartenenti alla famiglia Tuberaceae, phylum (divisione) degli Ascomiceti. I tartufi hanno un corpo fruttifero ipogeo, ovvero sotterraneo, e crescono spontaneamente nel terreno accanto alle radici di alcuni alberi o arbusti, in particolare querce e lecci, con i quali stabiliscono un rapporto simbiotico (micorriza).

Comunemente per tartufo si intende il solo corpo fruttifero ipogeo che viene individuato con l’aiuto di cani e raccolto a mano. Talune specie di tartufo costituiscono un’essenza alimentare estremamente pregiata, ricercata e costosa; altre specie sono invece considerate di poco pregio o, talvolta, perfino lievemente tossiche. In ogni caso i tartufi emanano un tipico profumo penetrante e persistente che si sviluppa solo a maturazione avvenuta e che ha lo scopo di attirare gli animali selvatici (maiale, cinghiale, tasso, ghiro, volpe), nonostante la copertura di terra, per spargere le spore contenute e perpetuare la specie.

Sotto la denominazione di tartufo vengono ricomprese comunemente anche le terfezie, genere della famiglia Terfeziaceae, detti anche tartufi del deserto. Sono endemici di aree desertiche e semi-desertiche dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, dove sono molto apprezzati.

La legge dal 1985, in seguito all’incremento della raccolta e al diffondersi di pratiche non eco-compatibili, ha regolato la raccolta di tartufi. La legge 16 dicembre 1985, n. 752, “Normativa quadro in materia di raccolta, coltivazione e commercio dei tartufi freschi o conservati destinati al consumo” (g.u. 21 dicembre 1985, n. 300) ha dato mandato alle Regioni di regolare la raccolta sul proprio territorio, stabilendo alcune regole comuni:

  • è vietato commercializzare tartufi immaturi o non appartenenti alle 9 specie elencate di seguito;
  • la raccolta dei tartufi è libera nei boschi e nei terreni non coltivati, compresi i pascoli;
  • la raccolta nelle tartufaie “coltivate” ed in quelle “controllate” compete ai titolari della loro conduzione, se debitamente autorizzate, delimitate e segnalate;
  • la raccolta tramite zappatura, sarchiatura e aratura è severamente punita in quanto uccide il fungo;
  • è vietato l’utilizzo del maiale per la ricerca del tartufo, a causa dei danni ambientali provocati da questo animale nella ricerca.
Documento senza titolo

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