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Piedimonte Matese. Sanità, Bosco: “Riorganizzare le cure primarie con nuove unità operative”

DiThomas Scalera

Ott 29, 2015

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PIEDIMONTE MATESE. Ieri mattina, presso l’auditorium comunale di piazza D’Agnese di Piedimonte Matese, si è tenuto il convegno sul tema ‘La sanità nell’Alto Matese: le nuove opportunità con il Dca numero 18/2015. Istituzione di unità di cure primarie’. Ha partecipato ai lavori, organizzati dalla Comunità Montana zona del Matese, anche il consigliere regionale Luigi Bosco, il quale ha affermato: «L’assistenza primaria rappresenta il punto di partenza dei processi assistenziali e per tale ragione è necessario intraprendere un processo di potenziamento e riorganizzazione delle cure primarie. Per affrontare in maniera sostenibile i bisogni e le aspettative dei cittadini, occorre organizzare servizi territoriali profondamente rinnovati, che devono superare l’attuale modalità di lavoro prevalentemente individuale dei vari operatori, e transitare ad un modello di lavoro in team. Pensare – continua il vicepresidente della commissione Attività produttive, Commercio, Industria e Turismo – di contenere la spesa sanitaria attraverso risparmi-riduzioni degli sprechi, mantenendo lo stesso modello di organizzazione sanitaria risulta del tutto inefficace. L’unica risposta appropriata è il potenziamento delle cure primarie erogate attraverso i servizi territoriali, in grado non solo di allentare un’impropria e costosa pressione su Pronto soccorso ed ospedali, ma diventare il punto di riferimento per l’immediato bisogno di assistenza sanitaria della popolazione. La soluzione sarà la riorganizzazione delle cure primarie attraverso forme organizzative mono-professionali, denominate Aggregazioni funzionali territoriali (Aft), nonché forme organizzative multi-professionali, denominate Unità Complesse di Cure Primarie (Uccp) come previsto dal Dca numero 18/2015. I medici di base saranno i veri protagonisti dello sviluppo di queste nuove unità operative; attorno alle Aft, che essi stessi costituiranno, si potranno in seguito organizzare le Uccp; potranno far riferimento non solo alle risorse messe a disposizione del distretto (infermieri, specialisti ambulatoriali, operatori socio assistenziali), ma anche dai Comuni, creando così una reale risposta integrata dei bisogni socio-sanitari della popolazione. Le unità operative, aperte 24 ore al giorno per 7 giorni alla settimana, saranno una risposta concreta per fare buona sanità. Garantiranno ai cittadini una valida alternativa quando non è necessario il ricovero in ospedale. Il Dca numero 18/2015 ha previsto tre tipologie di Uccp: a sede unica (modello metropolitano), con una popolazione non superiore a 30mila abitanti e almeno 20 medici di Medicina Generale; in rete (modello rurale e montano a bassa densità abitativa), con almeno 5mila assistiti e 10 medici; sistema hub and spoke (modello sub urbano), con un numero di 15mila assistiti e 15 medici. Tuttavia, per andare incontro alle esigenze dei diversi territori, è giusto ipotizzare anche altri modelli intermedi, essendo utile una certa elasticità soprattutto per quelle aree poco abitate. Nonostante gli evidenti vantaggi sociali ed economici – conclude il consigliere Bosco – queste nuove forme organizzative faticano a decollare, per questo è di fondamentale importanza la loro promozione ed il loro sostegno».

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Thomas Scalera

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