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Pietramelara. La storia e la tradizione di San Rocco

DiThomas Scalera

Ago 16, 2015

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PIETRAMELARA. (Di Francesco Sabatino). E’ indubbio: fa piacere rivedere la piazza ancora piena come un uovo la sera, e l’occasione della festa patronale dedicata a San Rocco non se la lascia sfuggire proprio nessuno! … e anche chi è impossibilitato per lontananza geografica, per infermità o altro nutre un forte desiderio di parteciparvi.
Tutte le antiche fonti scritte concordano sul fatto che Rocco sia nato da una famiglia agiata di Montpellier, in Francia, anche se per la verità mancano adeguati riscontri documentari; resta il fatto, comunque, che questo dato, ormai tradizionale, non è mai stato messo in discussione, né sono state avanzate proposte o ‘rivendicazioni’ alternative. Anche della sua famiglia si conosce ben poco, ed i tentativi di individuarla non hanno dato alcun frutto. Per alcuni studiosi, peraltro, Roch non sarebbe il nome, bensì il cognome; tuttavia, la tesi più fortunata – ancor oggi – è quella che chiama in causa la famiglia Delacroix, ma anche in questo caso non esiste alcuna prova certa.
La tradizione pietramelarese fa risalire il culto alla fine del XV secolo, in occasione della discesa di Carlo VIII di Francia in Italia per la conquista del Regno di Napoli, al seguito del sovrano francese vi era un Capitano dei Cavalli, un tale Vasè de la Roche, che accampato a Pietramelara propose o impose il culto di suo cugino Roche de la Croix come patrono, il quale era stato santificato nel 1400 dal Conclave di Venezia, per aver liberato la città dalla peste. Fu lo stesso Vasè de la Roche che, probabilmente, impose anche la dicitura del suddetto rione. Con la venuta degli Aragonesi, in seguito alla battaglia di Fornovo del 5 luglio 1495, il culto di San Rocco veniva proibito in quanto francese, e venne invece istituito quello di San Liberato Martire, la cui immagine è conservata nella Chiesa di San Pasquale. Il ripristino dell’adorazione di San Rocco avvenne nel 1570, con la concessione del riscatto feudale da parte di Don Andrea De Capua. Da quì la tradizione di portare, da parte delle autorità cittadine, i ceri alla figura del Santo il 16 agosto giorno della sua festa. Il miracolo per cui San Rocco venne ufficialmente proclamato Patrono di Pietramelara, avvenne durante la seconda occupazione del Regno di Napoli nel 1806 con Giuseppe Bonaparte. L’esercito napoleonico, alla volta di Napoli, scelse di accamparsi a Pietramelara ma fu fermato da un giovane dall’aspetto gracile e gentile, che dissuase il comandante Championnet dal raggiungere il paese e proseguire direttamente per Napoli. Quando costui dovette ritornare a Pietramelara per la riscossione della taglia di guerra, riconobbe nel volto della statua di San Rocco i lineamenti di quel giovane incontrato in precedenza.
Negli ultimi anni dell’ottocento in giugno il Santo, inoltre, avrebbe risparmiato il paese da una gravissima grandinata in grado di distruggere i raccolti e ridurre il popolo alla fame. Molti testimoni in tale occasione avrebbero visto il suo volto trasfigurarsi, sudare e battere le palpebre. Ogni anno, in occasione della ricorrenza il 14 giugno, il popolo ricorda l’episodio con una processione silenziosa e raccolta.
Molto forte il culto di san Rocco a Pietramelara lo è ancora: la popolazione ha fatto dell’attuale ricorrenza un appuntamento a cui non mancare; anche nel linguaggio comune del popolo si osserva ancora la forza della devozione: “foss’ San Roccu” (lo volesse San Rocco, ndr) è un’espressione ricorrente in chi si augura che qualche propria aspirazione si concretizzi, così come, al contrario, il povero San Rocco qui è forse ancora il più bestemmiato, abitudine riprovevole. Le funzioni liturgiche e le processioni sono fortemente frequentate e anche la messa solenne con il “panegirico” al Santo, preceduta dall’offerta dei ceri, costituisce uno dei momenti fondamentali che identificano la nostra comunità, a dire il vero, attualmente un po’ dispersa e priva di comune sentire.

Fonte: PIETRAMELARA E IL SUO SANTO

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Thomas Scalera

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