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Pietramelara. Minacce ed offese contro due ragazzine: ecco la risposta dei giovani

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PIETRAMELARA. In riferimento all’articolo che abbiamo pubblicato ieri (Pietramelara. Baby gang in azione: bullismo e minacce contro due ragazzine, clicca qui per leggerlo), riceviamo e pubblichiamo la risposta dei giovani ai fatti.

Ecco la replica:

“E dopo l’ennesima accusa ci siamo sentiti anche noi in dovere di protestare, io e i miei amici (la cosiddetta ‘baby gang’ di cui tanto si parla). Ciò non è avere la ‘coda di paglia’, ma sentirsi richiamati ad atti di cui abbiamo saputo una versione totalmente diversa. Posso accettare il fatto che di sera ci riuniamo e che siamo in molti, e che quindi facciamo casino, ma non che esercitiamo atti di bullismo. Abbiamo letto l’articolo e siamo rimasti sbalorditi. Prendere in giro una malattia? Né ora, né mai! L’educazione ci è stata data, tranquilli, e sappiamo anche distinguere il falso dalla realtà. Che poi credo che se una ragazza sia davvero malata non pubblichi sui social una foto di 4 pacchetti di sigarette con scritto “si fa scorta”. Abbiamo retto le accuse fino ad oggi, ma adesso davvero basta! Con una malattia del genere si può mai fumare? Allora ciò vuol dire che fa comodo essere malati. Io, in prima persona, non sono stata presente a tali episodi citati negli articoli, eppure le voci sono girate, e la punizione l’ho presa lo stesso. E con questa punizione voglio dimostrarvi anche l’educazione che dite tanto che manchi. Per non parlare dei messaggi che inviano LORO a noi, in cui dicono di voler picchiarci e altre cose scritte anche con volgarità. A noi non sembra che tutto ciò sia stato citato. Più che altro siamo stati offesi anche moralmente, con tutte le frasi che ci hanno lanciato contro, e dei soggetti di questo verbo al plurale ne fa parte anche la mamma della ragazza malata. Noi non abbiamo mai detto di non credere alla sua malattia, ma alcune frasi e “post” ce lo hanno fatto intuire. Ma noi neanche siamo santi, e questo è da ammettere. Ci sono davvero ragazzi, per lo più bambini, che hanno usato parole troppo forti per descriverle, ma ogni azione è sollevata da un perché, almeno credo. Un perché fatto da affermazioni che ci siamo sentiti dire e si sono sentite dire. Vorrei chiudere il discorso spiegando all’amica della presunta malata che le cose si chiariscono parlando e non alzando le mani, dato che gli schiaffi sono stati lanciati, e anche troppi”.

Distinti saluti

La cosiddetta ‘baby gang’

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