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Piove … !

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Piove. Sono giorni difficili. Ci sono situazioni imprevedibili e l’imprevedibilità che fa paura. Piove. Non troppo e non poco, dopo tanti mesi aridi. Quella stessa aridità climatica che ci ha fatto dimenticare, più o meno volontariamente, le azioni di prevenzione sul territorio. Il ricordo va subito alle alluvioni del Polesine, di Firenze e di Venezia. Danni a persone e cose. Ma soprattutto morti. Il ricordo va all’India e al Pakistan dei monsoni e alla Florida delle tempeste. A Sarno … a Quindici. Il ricordo va alla natura, che non sempre degniamo di un ricordo. È innegabile ormai, persino per i “negazionisti” più intransigenti dell’impero statunitense al seguito di Trump, il costante mutamento del clima rispetto ai decenni e ai secoli precedenti. Mari più caldi a livello globale, scioglimento dei ghiacciai e modificazioni significative del ciclo delle acque a livello planetario, sono le ovvie conseguenze della “mano dell’uomo” che si crede dio, anzi, che in nome di un dio capitalistico chiamato “denaro” e profitto, non riesce a vedere al di là di un falso benessere istantaneo e fugace. In altre parole un “omicidio colposo” verso il pianeta e, di conseguenza, verso la razza umana che di questa Terra è parte integrante.  La rivoluzione industriale del “carbone” prima e quella del “petrolio” poi, hanno contribuito e contribuiscono all’aumento delle immissioni di gas quali anidride carbonica e metano nell’atmosfera, alterandone inevitabilmente la composizione chimica. Di conseguenza il calore “in aumento costante” viene frenato nella stessa atmosfera, riscaldando oltremisura continenti ed oceani. Inutili gli allarmi che da decenni alcuni scienziati coscienziosi lanciano ai vari “padroni” del mondo, col fine ultimo di fare scelte che riducano drasticamente, fino a prevedere un cambio di “stile di vita” che porti alla loro eliminazione definitiva, le immissioni stesse. Inutili, se non a fini propagandistici, i vari “incontri sul clima” (il prossimo si terrà in Germania, a Bonn), dove si discuterà, per la ventitreesima volta, se siano più colpevoli il carbone o il metano, di quanti “mezzi gradi” è aumentata la temperatura, delle previsioni di sconvolgimenti climatici e delle eventuali catastrofi presenti e future. Un po’ come sapere di avere un coltello ficcato per metà nella schiena di qualcuno, a pochi centimetri dal perforargli un polmone, e pregare affinché si salvi continuando ad avere la mano ben salda sul manico del coltello stesso. senza smettere di  spingerlo, lentamente ma inesorabilmente, verso la parete del polmone. Prevedo che, da questa ennesima “farsa globale”, ci saranno tanti attestati di buona volontà da parte di tutti i governi e i “governanti” che parteciperanno. Gli stessi che però non hanno nessuna intenzione di scontentare le lobby del petrolio, dei venditori del carbone, delle holding automobilistiche, delle monarchie del gas e di quelle dell’elettricità …  e così via ad libidum. A tutto ciò si aggiungono le malsane azioni dell’uomo che, dimentico della saggezza dei propri avi e sempre ispirato dal falso dio di cui prima, ha ignorato la natura, che ora inizia sempre di più ad ignorare lui! Piove, dicevamo. Piove sulle montagne che sovrastano le valli che precedono le paludi. Piove sulle case. Su quelle dei ricchi come su quelle dei poveri. Ma anche su quelle abusive! Piove … e la pioggia non trova più “strade” per raggiungere il mare. Proprio quel mare da cui tutto si è generato. Proprio quella natura che spontaneamente aveva “predisposto” rigagnoli, torrenti, fiumi e bacini che l’uomo non vuole più tutelare, non comprendendo la necessità di tutelare se stesso. Nello stivale italico, da nord a sud, in maniera legale o abusiva, sono stati creati ponti, costruite strade, predisposti ferrovie ed edifici, senza tener presente il “moto delle acque”. Tant’è vero che troppe volte, tali opere, rappresentano dei veri e propri ostacoli al fluire delle stesse. Se si pensa che, oltre a non aver tenuto in debita considerazione la natura, si è anche “infierito”, accanendosi su di essa, con disboscamenti volontari laddove i boschi erano d’intralcio all’avanzare del cemento, oppure incenerendoli con la forza dell’ignoranza dei piromani che, quest’anno come nei precedenti, agiscono in maniera criminale a danno dei nostri “beni naturali” montani, o ancora che, per soddisfare necessità di creare “cave”, si sfiancano ettari ed ettari di montagna, scavandoci ed erodendo dall’esterno all’interno, diviene chiara la inesistente intenzione di mantenere intatta la “naturale predisposizione del flusso delle acque”. Una superficie che non “trattiene” e non allieva le piogge, liscia e senza canali di sfogo, è una superficie che diventa un pericolo permanente, nel permanente rifiuto dell’uomo di comprenderlo. Di contrastarlo. Di prevenire laddove può (e deve!) farlo. Se il suolo è coperto di alberi e di vegetazione, le gocce d’acqua come gli acquazzoni si “alleviano” nella caduta, proprio in seno alle foglie e ai rami di questi ultimi, scorrendo sul sottobosco in modo molto meno forte ed erosivo. Piove. Eppure ci sono stati mesi e mesi di “secca”. Una primavera, un’estate e un inizio autunno tra i meno piovosi di sempre. Sarebbe stato facile intervenire. Allora. In quel momento dove non si sarebbe avuta la “fretta” e “l’emergenza” di fare le cose perché si assiste inermi al “risveglio della forza distruttrice della natura”. Fiumi, torrenti, canali e rii da dragare, ridisegnare, far fluire in modo almeno più “spontaneo”. Individuare le opere abusive che compromettono realmente la pubblica incolumità e fare in modo di inchiodare e condannare i responsabili all’immediata rimozione e ripristino dei luoghi stessi. Organizzare un programma sensato e serio di “rimboschimento” e potenziamento del verde, anche e soprattutto a medio e lungo termine. Sono queste, tra altre, le azioni che l’uomo può fare per rendersi protagonista della propria tutela, strettamente legata a quella di madre Terra. Intanto piove, ed altre piogge si temono nei giorni a venire. Altre grandi quantità d’acqua che non sapranno dove andare a “finire”, prendendo strade non disegnate dalla natura ma dall’ingordizia, dalla presunzione o dall’ignoranza del meno “faunistico” tra gli animali: l’uomo! Tanto intelligente, forse troppo, questo “elemento” ormai “non desiderato” dalla Natura stessa, continua imperterrito ed arrogante a pianificare uno sviluppo industriale ed edile che non tiene conto del baratro in cui lo sta portando. Comuni che pianificano Piani Urbanistici col solo scopo di “cementificare” (in avallo delle lobby del mattone, spesso in accordo e in odor di malavita) ed “impermeabilizzare” aree vaste di suolo agricolo (per soddisfare gli insani appetiti di pseudo imprenditori locali), dove spesso non sono esistenti né previsti nemmeno i servizi idrici di base. Spesso addirittura scegliendo aree pedemontane o valli semi paludose per l’individuazione di complessi residenziali o industrie. Piove. Ed è questa l’unica certezza. Peccato che a pagarne le spese saremo tutti. Senza distinzioni tra chi il “male” lo premedita e chi non ha nessun interesse se non quello di vivere serenamente, evitando i rischi che da tali “azzardi” derivano. Alla fine ci sono eventi che non si possono gestire, vedi terremoti (e non sempre!!) o eruzioni vulcaniche; ma ce ne sono altri che abbiamo l’obbligo di “arginare”. Forse però dovremmo riscoprire il vero senso dell’ancestrale legame tra uomo e natura. Facendo riferimento a quel senso filiale ancestrale che a tale Madre ci lega dalla notte dei tempi e che oggi stiamo dimenticando. Perché la Natura è madre, ma può essere anche Matrigna. Soprattutto quando i figli si dimostrano particolarmente ingrati dei “doni” che spontaneamente ella gli elargisce. Senza chiedere nulla in cambio, se non quel minimo di rispetto e di buonsenso che equivale alla “vita” stessa. “L’uomo ha perso la capacità di prevedere e prevenire; finirà per distruggere la Terra”. Sono queste le parole ammonitrici di Albert Schweitzer, medico, teologo e musicista tedesco, alle quali mi sento umilmente di aggiungere … “se non sarà la Terra a distruggere prima l’uomo. Con la “u” sempre più minuscola”. Intanto … piove! Smettiamola di “navigare a vista”. A vista di denaro, di potere, di falsi modelli che a nulla porteranno, se non a “infradiciarci l’anima”. Piove … governo “frano”!

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