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Poggiomarino/Nola. Contraffazione e mancanza di sicurezza: sequestrati due opifici clandestini

DiThomas Scalera

Apr 7, 2016

finanza
POGGIOMARINO/NOLA. La Guardia di Finanza di Torre Annunziata e dalla Compagnia di Nola ha sequestrato due opifici clandestini, nei comuni di Poggiomarino e Nola, entrambi sprovvisti dei requisiti minimi di sicurezza, di cui uno dotato anche di un dormitorio ospitante tre minori ed uno utilizzato per la produzione di prodotti d’abbigliamento contraffatti.
Nel corso del primo controllo, condotto a Poggiomarino, i Finanzieri di Torre Annunziata hanno scoperto una sartoria di circa 130  mq completamente abusiva e gestita da una cittadina cinese, denunciata alla  procura della Repubblica, nella quale venivano realizzati capi d’abbigliamento “low  cost” grazie alfatto che l’azienda, economizzando sullasicurezza dei luoghi di lavoro,violava ogni prescrizione di legge. Gli operai erano,  infatti, costretti a dormire in una stanza con cucina priva delle minime condizioni igienico sanitarie e di  sicurezza (con loro, anche tre minori) ed a lavorare in condizioni di illegalità,  privi  di  un regolare  contrattato e con turni particolarmente prolungati.
In un secondo intervento, i militari della compagnia di Nola, in collaborazione con la Polizia della locale stazione, hanno invece scoperto, in località Piazzolla, una “fabbrica del falso” ricavata nel sottoscala di un immobile residenziale sprovvisto dei requisiti minimi di sicurezza. Nei locali di circa mille mq, utilizzati per la realizzazione di prodotti d’abbigliamento contraffatti, sono stati trovati 107.174 capi d’abbigliamento identici a quelli prodotti da note case di moda, oltra a macchinari, cucitrici, impianti di stiraggio e diversi metri di tessuto contraffatto. Sorpresi a lavorare nella sartoria, in cui venivano commesse anche violazioni sullo smaltimento dei rifiuti derivanti dalla lavorazione dei prodotti tessili, 12 extracomunitati sprovvisti di regolare contratto di lavoro.
Obiettivo dei titolari degli opifici e dei titolari delle ditte che vi lavoravano all’interno (tre italiani e tre extracomunitari, tutti denunciati) era quello di immettere in commercio,in tempi di crisi, prodotti dal prezzo accattivante, alcuni identivi a quelli di note case di moda, danneggiando così le società titolari dei marchi.

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Thomas Scalera

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