Lun. Set 23rd, 2019

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Pokémon Go, un gioco oltre la “realtà” che strizza l’occhio alla “cultura”

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Sono un videogiocatore incallito dall’età di 9 anni, e non si può smettere di esserlo, neanche a 40. Da un po di giorni mi sono avvicinato, per lavoro, al discorso “realtà aumentata” e ho cominciato a studiarla un po’. A parte le varie applicazioni di virtualizzazione che ho provato negli ultimi giorni, molto interessanti ma piuttosto “ingessate”, e forse legate, forse, ad una vecchia concezione, ho provato qualcosa di nuovo.

Recentemente, sui social, mi capita di vedere Pokémon Go, un gioco che “apparentemente” è solo una “realtà aumentata” finalizzata a correre dietro ai piccoli “esserini” che possono essere catturati e collezionati.

I “radical chic” del Social, quelli sempre pronti a denigrare ogni cosa nuova che arriva, quelli con la “evve moscia” da tastiera, hanno bollato questa cosa come un prodotto senza futuro, senza alcun fine, senza utilità, e chi lo scarica e lo usa è, secondo loro, un cerebroleso. Subito gli utilizzatori del gioco sono stati bollati come “CyberDeficienti”.

[quote]Siccome, però, sono abituato a farmi una mia idea delle cose ho deciso, ieri sera, di fare una prova, di scaricare il gioco.[/quote]

Bene, la parte iniziale è dedicata alla personalizzazione dell’utente, faccia, maglia, capelli ecc. (che non approfondirò perché questa non è una recensione del gioco ndTH), per il resto il gioco si presenta con una schermata isometrica GPS dove il personaggio appena creato può camminare e cercare Pokémon. All’inizio pensavo che Bulbasaur e compagni fossero generati in maniera casuale, secondo un algoritmo “random” e che quindi si potevano trovare sparsi un po’ ovunque. Invece, con mio immenso stupore, ho capito che l’algoritmo non era totalmente random (per quanto non abbia potuto approfondire più di tanto), e quindi, spostandomi ho notato che i simpatici animaletti giapponesi comparivano, quasi sempre, dove c’erano aggregate persone. Ma non finisce qui, perché il gioco, prevede anche che compaiano nei pressi di importanti monumenti, o siti culturali.

Inizialmente non avevo notato questa caratteristica che rende, a modo suo, questo gioco unico e apre la strada ad una infinità di possibilità. Girare, guardare monumenti, acchiappare Pokémon, dopo averli, però visitati.

Benefici straordinari della realtà “aumentata”, della quale, PRESTISSIMO, sentiremo le miracolose virtù.

Ora scusate, devo andare, c’è un Pokémon sul Castello di Vairano.

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