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Portico di Caserta. Cosa ha sbagliato il Partito Democratico

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PORTICO DI CASERTA (dal nostro inviato Giacinto Di Patre). Alla sinistra casertana chiedo soprattutto a quella portichese chiedo di parlare su un tema che non è stato centrale in questa campagna elettorale amministrativa casertana, in quella che noi potremo chiamare <seconda fase> del Partito Democratico: il passaggio – spesso descritto come una vera cesura- della politica casertana in questo caso portichese a quella dell’alternativa democratica. <<Oggi ci troviamo ad analizzare una certa fase di esperienza politica che non è mai esistita. I personalismi in un sistema politico possono sempre condannare la base buona di un progetto politico. Massaro ha cercato sempre di evitare – nelle indicazioni che ci dava una fase autonomistica a Portico di Caserta, nei discorsi della sua lista vi erano sempre sani interventi legati all’unità cittadina- forse qualcuno dal Partito Democratico casertano ha cercato un forte appiattimento sulle formule del progetto politico di “Prima Portico” cercando dall’inizio di imprimere meno respiro a quella politica e di garantire, in essa, la difesa della fisionomia di Gerardo Massaro e della sua squadra come forza di profonda capacità di innovazione. I pericoli erano grandi contraccolpi, di un accesso alla stranza licenziosa maggioranza del PD casertano. Si è mancato quel concetto di rifondazione politica, nessuno ha tentato tramite il progetto “Prima Portico,” di portare alla direzione di via Maielli proprio un partito radicalmente “diverso” in grado di giocarsi con Massaro le carte per la rifondazione della segreteria provinciale, lo stesso Oliviero si è detto sfavorevole alla politica del commissario provinciale del PD casertano il Senatore Franco Mirabelli- dichiarandosi di non esser tesserato nel PD. Allora con chi scomunica il partito ci domandiamo qual’è ora l’obbiettivo del partito casertano oggi a Caserta? insomma si vuole provocare una semplice alternanza di oscuri ceti all’interno di uno stesso sistema, ma una vera alternanza di classi. Tutto ora risulta essere molto diverso, l’ipotesi strategica oggi rimane priva di qualunque carattere strumentale. Individuare libertà e democrazia come valori permanenti e quindi la nozione storica della sinistra doveva andare di pari passo con valori umani, superando criteri giacobinisimi e avanguardismo di chi voleva un passaggio automatico di politiche all’interno del mediocre PD casertano. Per Gerardo Massaro – il problema era opposto: non è uno schieramento di maggioranza che deve impossessarsi del partito e quindi calare la sua politica nella società, ma era la società che doveva esprimere le sue forze protagoniste e quindi accedere anche all’interno dell’amministrazione di Portico di Caserta. L’ansia constante di Massaro era legata alla valida ricerca della condizioni per non mettere a repentaglio la libertà di alcuno. Massaro ha sempre cercato alleanze originali nel suo corpo sociale, che spia, direi la società per individuare in essa da sempre nuove forze motrici: le donne, i giovani nel loro associazionismo, tecnici, uomini di cultura, emarginati, i nuovi fermenti nel mondo cattolico. E’ tutto il contrario del verticismo e della chiusura nelle istituzioni o di una visione dell’unità fra forze politiche oggi oscure, date, concepite come fine invece che come strumento e mezzo per la trasformazione. Oggi più che mai penalizzando Massaro il PD ha aperto un preambolo verso una scialba politica che non sarà mai una ideologia di centro sinistra, con la sconfitta di Massaro e della sua squadra assisteremo sempre di più ad una lotta contro chi ha cercato di dare cambiamento senza personalismo al Partito Democratico casertano. Portico perde parecchio. Massaro veleggiava da sempre ben oltre la politica dell’unità territoriale e in tale luce va letta anche la sua impostazione della lotta contro vecchi schemi idealistici di partito. Il progetto “Prima Portico” era davvero il perno per un grande progetto di rinnovamento della politica locale. E nel contempo purtroppo quel progetto un macigno che ostacolava la città di Portico stessa dai rapporti umani e politici. La sconfitta di Massaro ha dato vita alla chiusura di un ciclo che davvero poteva essere vincente per chi poteva ancora credere nei veri ideali della sinistra del Partito Democratico casertano. Ora tutto è finito, ma soprattutto tutta questa storia rispecchia per il Partito Democratico di Caserta la canzone di Fabrizio De André “Una Storia sbagliata,” ecco allora tutto è stato sbagliato senza che nessuno da via Maielli aprisse le porte alla rifondazione. Quanto durerà ancora questa “Storia Sbagliata” .

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Gerardo Massaro

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