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Primo Gennaio 1959-2019: sessant’anni dalla liberazione di Cuba

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Lo Stato comunista più longevo del Mondo resiste nella sua Rivoluzione
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Primo Gennaio 1959. Esattamente sessant’anni fa, al termine di sanguinose e cruente battaglie, viene proclamata la nascita della Cuba Liberata. L’isola, oggetto della dittatura infame e miserrima di Fulgencio Batista, amico dei narcotrafficanti e del regime liberista yankee, fu resa Stato Socialista. Fierezza, determinazione e passione, unite a un senso civile comunista  (che vedeva nell’equa distribuzione dei beni e nella nazionalizzazione delle imprese l’unico modo per dare dignità alle genti cubane), furono gli ingredienti che usarono i guerriglieri “barbudos”, per realizzare la Rivoluzione socialista. Tra loro, ricordiamo con immutata ammirazione (a volte anche oltrepassando la sottile linea che va dall’umano al mito), il Lider Maximo Fidel Castro, l’immortale Ernesto “Che” Guevara e il lucido “generale”  Camilo Cienfuegos. I 3 pilastri eterni di quella che è ancora oggi, nonostante l’embargo americano e l’insinuarsi del virus del capitalismo all’interno soprattutto dei giovani cubani, la nazione da più tempo comunista. Alti e bassi, certo, in questi lunghi e contemporaneamente brevi sessant’anni, hanno attraversato la politica cubana. Una cosa però è stata ed è sempre ben viva e ferma nella mente e nel cuore della maggioranza dei cittadini: l’unico metodo e l’unica garanzia per fornire la piena dignità a tutti i cittadini, è il comunismo, che trova operatività nel socialismo. Molti cubani, alle prese con quello che era fatto passare per il fantomatico, per quanto vuoto, “american dream”, hanno deciso di fuggire da Cuba, creando di fatto una colonia cubana in Florida. Regione americana tanto vicina alla natia Cuba, da poter far svolgere a questi “cubani americanizzati” il ruolo che ebbero i guerriglieri della controrivoluzione cubana, addestrati dalla Cia. Certo con metodi, diciamo, meno invasivi; ma pur sempre destabilizzanti per l’equilibrio dello Stato Socialista cubano. Equilibrio sempre più minacciato, soprattutto dopo la caduta del blocco sovietico, fonte non solo di aiuti materiali, ma baluardo di appoggio strategico contro il colosso imperiale americano. Eppure, nonostante i vari problemi interni ed esterni, Cuba resiste e persiste nell’essere “ostinatamente comunista”. In molti credono che, soprattutto dopo la non certo lontanissima morte di Raul Castro, Cuba sia destinata a “sciogliersi”, avviando quel processo di riforme borghesi che la porteranno ad essere un altro dei “satelliti yankee” in giro per il Mondo. Intanto, quasi in contemporanea con l’Italia, Cuba ha varato l’equivalente del nostro Def, la Manovra finanziaria. E, sinceramente, suscita ancora ammirazione il veder destinati alla Sanità Pubblica e all’Istruzione, più del 50% dei fondi programmati. Per ora possiamo solo fare gli auguri a Cuba, nella speranza che anche altri Stati possano svoltare verso quegli ideali che segnano la differenza tra i vari “sovranismi” nostrani e l’unica sovranità possibile: quella del Popolo!

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