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“Questo l’ho già vissuto!” Il curioso fenomeno del déjà vu

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Vi è mai capitato di provare quella strana sensazione di familiarità verso qualcosa che stavate esperendo in quel preciso momento pur essendo la prima volta che vi si presentava? È una sensazione labile, effimera, fugace. Un piccolo flash che ti colpisce mentre stai vivendo una situazione e ti induce a pensare che non sia per te totalmente nuova ma che sia stata, in qualche modo, già vissuta. Déjà vu significa appunto questo: “già visto”. Nel film “Matrix”, quando Neo vede per la seconda volta passare un gatto nero, Trinity gli dice che è “un’imperfezione di Matrix quando cambiano qualcosa”. Pur non essendo propriamente una spiegazione scientifica, non le si discosta molto. Anche gli studi scientifici, infatti, pur nelle difficoltà intrinseche nel tentare di inquadrare il fenomeno, convergono tutti nel ritenere che a verificarsi sia una sorta di “disallineamento”.

Le affascinanti teorie sul déjà vu

Una delle teorie più interessanti che ha tentato di fornire una delucidazione su questo fenomeno di falsae memoriae, come lo aveva battezzato Sant’Agostino, è quella della doppia elaborazione. Questa teoria sostiene che due processi che dovrebbero funzionare in parallelo, sono invece “diacronici”, smettono, cioè, di funzionare in simultanea. Nella fattispecie, i due processi che divergono quanto a presentazione sono “familiarità” e “recupero”. Nella normalità, affinché una qualsiasi informazione possa essere recuperata, deve esserci familiare, cioè deve essere già stata precedentemente immagazzinata. Nel déjà vu, invece, avviene un lieve scarto, probabilmente dovuto al fatto che l’evento presentatosi precedentemente al tentativo di recupero non fosse stato “catturato” la prima volta in maniera del tutto consapevole. Il fatto che si parli di recupero e ricordo, ci fa ipotizzare che questo bizzarro fenomeno abbia a che fare con la memoria. Tuttavia, gli studi più recenti non sembrano imboccare questa strada, come vedremo nelle ultime righe.

Correlata all’ipotesi della doppia elaborazione, vi è la teoria dell’attenzione divisa, secondo la quale noi siamo in grado di prestare contemporaneamente attenzione a più cose se i canali di informazione da cui provengono sono diversi o se sono impegnate differenti abilità. Ad esempio io posso parlare a telefono con un amico, ricordare cosa ho mangiato a pranzo e pensare a cosa cucinare per cena nello stesso momento perché sto utilizzando tre canali: linguaggio, memoria e programmazione. Per alcuni autori in realtà io non riesco a farlo nello stesso istante, più che altro riesco a spostare velocemente la mia attenzione da uno stimolo all’altro. In ogni caso, può accadere che la prestazione ai più compiti che vengono svolti sia più carente rispetto a quella che avrei ottenuto se mi fossi dedicata ad uno solo di essi in maniera esclusiva, cioè se avessi usato un tipo di attenzione detta selettiva o focale.  L’attenzione divisa, contrariamente a quest’ultima, crea “realtà parcellizzate”, alcune delle quali possono non essere assorbite consapevolmente, ma catturate in maniera subliminale dal nostro cervello che ce le restituirà attraverso quella sensazione di vaga familiarità tipica del déjà vu.

Un’altra interessante teoria è quella degli ologrammi. Secondo questa teoria noi riproduciamo la realtà attraverso immagini visive. Le immagini visive sono ricostruzioni, soggettivamente filtrate, di ciò che esperiamo. Proprio perché sono da noi distillate, non rappresentano la realtà così come essa è (ammesso che esista una realtà oggettiva e non solo le nostre soggettive riproduzioni). Organizzare in immagini ed in maniera cosciente la realtà nella sua totalità è impossibile e, dunque, anche in questo caso, accade che solo alcune parti vengano “raccolte ed elaborate” dal nostro cervello che, per ottimizzare i tempi e velocizzare il processo, compie autonomamente e perlopiù senza il nostro controllo volontario il processo di costruzione dalla parte al tutto, senza curarsi che l’identificazione sia riuscita bene. Succedeva per esempio sovente ai nostri progenitori che, di fronte alle necessità ancestrali di ripararsi dai nemici o dagli animali feroci o pericolosi, scappassero alla vista di una corda perché il cervello la identificava, per similitudine, ad un serpente ed attivava preventivamente le modalità di risposta attacco/fuga. Nella sostanza, anche la teoria degli ologrammi ci dice che non sempre processiamo coscientemente le informazioni e qualcuna può depositarsi ad un livello subliminale ed essere rievocata secondariamente creando un dislivello temporale in cui ad un estremo troviamo la particolarità e novità della situazione, dall’altro invece una sensazione di familiarità.

Conclusioni

Tutte le teorie elencate, affascinanti nel loro tentativo di spiegare un fenomeno così complesso e repentino come il déjà vu, fanno riferimento al ricordo e alla memoria. Tutte, cioè, sembrano dire che nella nostra memoria sia depositata, in maniera più o meno completa, l’informazione che viene ripescata durante un déjà vu. Molti studi hanno dunque cercato, tramite risonanza magnetica funzionale, di indagare quali fossero le regioni cerebrali coinvolte nel fenomeno, attendendosi un’attivazione dell’ippocampo, ovvero l’area maggiormente implicata nella memoria. Uno in particolare effettuato dallo psicologo Akira O’Connor (2016), va invece in tutt’altra direzione. Lo studio, condotto su 21 volontari che avevano dichiarato di aver esperito un déjà vu (in seguito ad un test di memoria in cui si era cercato di indurre familiarità verso alcune parole), ha dimostrato che ad attivarsi sono le aree frontali. Tra i tanti compiti, le aree frontali si occupano di modulare gli errori. In quest’ottica il déjà vu non è un falso ricordo ma potrebbe essere inteso come un tentativo operato da queste aree di verificare il nostro magazzino mnemonico ed eventualmente correggere errori di memoria. Secondo questa tesi mai avanzata prima, il déjà vu indicherebbe lo stato di salute del nostro sistema nervoso che sottopone a controllo il suo database di informazioni e ricordi, evidenziando eventuali incongruenze o errori.

http:// https://www.v-news.it/perche-studiamo-la-storia-un-viaggio-tra-memoria-e-ricordo-recupero-e-rielaborazione/

https://www.v-news.it/linfluenza-della-mente-sul-nostro-comportamento-le-profezie-che-si-auto-avverano-e-leffetto-placebo/

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