• Mer. Mag 18th, 2022

Raffaele Di Fusco, il numero 12 dal quale tutti dovrebbero imparare

Da sempre mi entusiasmano le storie, legate al mondo del Calcio.

Molti di noi conoscono Raffaele Di Fusco (quello vestito diverso dietro Diego) nato a Riardo. Di Fusco è stato per anni (e che anni) il secondo eterno portiere prima del Napoli di Maradona e poi di un Napoli meno entusiasmante. Ha giocato principalmente con la maglia azzurra (ma anche con altre grandi squadre). Ha vinto più o meno praticamente tutto quello che di importante ha vinto il Napoli, due scudetti, una coppa Italia e una coppa Uefa. Un paio di volte scese in campo come punta perché considerato meglio dei giovani delle giovanili in quel ruolo.

Di lui conservo il ricordo di mio padre, che è stato uno dei suoi primi allenatori, quando si allenava sul campo di Vairano per prepararsi a diventare professionista e poi faceva la doccia a casa dei miei. Altri tempi, altre storie, altro calcio.

Pochissimi però sanno che Raffaele Di Fusco ha ideato e brevettato il deviatore di traiettoria, finalizzato alla preparazione dei portieri. Brevettato e in commercio da dodici anni si basa su di un principio semplice ma efficace. Il dispositivo, infatti, inserito sull’erba dinanzi la porta modifica la traiettoria della palla in modo imprevedibile rispetto alla direzione in cui è stato effettuato il tiro.

Il portiere, in questo modo, ha modo di allenarsi a parare traiettorie imprevedibili e improvvise “allenandosi sulla forza esplosiva ed elastica” come lo stesso Raffaele dichiara. L’unico rammarico dello storico numero 12 partenopeo, orgoglio di tutto l’Alto Casertano, è che il deviatore di traiettorie, oggi venduto in tutta Europa e, usato dai maggiori club in circolazione non viene usato dal Napoli. In Italia, ovviamente, la prima squadra ad acquistarlo è stata la Juventus che per anni ci ha allenato e ci allena i suoi portieri.

Un grande esempio di atleta, uno di quelli che ha sempre lavorato con grande impegno, in silenzio, a fari spenti, ma che ha lasciato una grande traccia di se, anche ora che la Serie A è lontana.

Grazie di tutto, Raffaele.

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Thomas Scalera

Il Guru