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Reggio Calabria. Dopo il caso di Monterotondo parla il padre di Maria Antonietta Rositani

Carlo Maurizio Rositani: un papà che non si arrende e chiede giustizia per la figlia arsa viva dall’ex marito

La Richiesta al Ministro di Grazia e Giustizia
On. Alfonso Bonafede

Dopo il caso di Deborah Sciacquatori, la 19enne che a seguito delle continue violenze subite anche da sua madre e sua nonna da parte del padre, durante l’ultimo episodio di violenza nella loro abitazione a Monterotondo, per legittima difesa, ne ha causato e la morte, parla il papà di Maria Antonietta Rositani.

Ebbene, mentre l’opinione pubblica si divide sulla
scelta giusta o meno da parte della procura di Tivoli di derubricare il reato di omicidio del padre della Sciacquatori in eccesso di legittima difesa da parte di quest’ultima, il signor Carlo Maurizio Rositani, sente di manifestare il suo dolore e sensibilizzazione l’intera opinione pubblica, richiamando l’attenzione del Ministro di Grazia e Giustizia l’On. Alfonso Bonafede, attraverso una lettera che riportiamo di seguito :

“A proposito di violenza domestica..Ascoltato il Procuratore di Tivoli le sarei grato se potesse portare alla cortese attenzione..la mia disperazione la mia preghiera. 

Mia figlia ha denunziato la violenza domestica e oggi povera figlia si trova da 71 giorni ricoverata,bruciata viva,su un letto d’ospedale dal suo ex marito…

Grazie dal cuore

Una preghiera per Maria Antonietta
No alla Violenza sulle Donne

Guardare il mondo con gli occhi di una donna
Cosa più bella non c’è.

Condividendo mi aiutate ad aiutare!

Affinché non ci siano più nel mondo di Dio
altri genitori a piangere figlie
che come mia figlia soffrono
distese
……..immobili…
……su un freddo letto
…………………….d’ospedale
……per aver figlie belle
….. solo amato
……ingenuamente…
…..con vero amore
l’ Amore…..”

Ill.mo
Onorevole Alfonso Bonafede
MINISTRO DI GRAZIA E GIUSTIZIA

Ill.mo
On.Matteo Salvini
Ministro dell’ Interno

” Se è giusto che chi è agli arresti domiciliari
con un ” Ordinanza ristrettiva
di arresti ai domiciliari per maltrattamenti in famiglia
con diviieto di comunicazine con persone esterne
escluso i conviventi possa tranquillamente utilizzare telefonino
Facebook Skype Whtsapp Messenger etc etc.
allora io non mi ritengo italiano e me ne vado da questa Italia»

Un incubo! E’ un incubo quello che sto vivendo da giorni nell’affannosa ricerca di risposte a quella terribile domanda che si è prepotentemente impadronita della mia mente, trasformando impietosamente la vita della mia famiglia in un’ immane tragedia: “Si poteva evitare che la mia bambina, la mia principessina, venisse ARSA VIVA, malgrado le sue richieste di aiuto ininterrottamente urlate già da qualche anno?”
A questa domanda, che ha reso insonni le mie notti, hanno fatto seguito innumerevoli riflessioni e domande come:
1. Considerato che Ciro Russo aveva già violato la misura cautelare dell’obbligo di distanza di 300 metri ed aveva palesato pubblicamente le sue ferme intenzioni di ucciderla, quelle che, crudelmente, ha tentato di porre in essere, poteva usufruire del beneficio degli arresti domiciliari?
2. Ammesso che avesse, per qualche ragione a me sconosciuta, il diritto di godere di un importante beneficio come gli arresti domiciliari, nonostante l’evidente pericolosità dimostrata e l’assoluta non curanza delle leggi, non sarebbe stato opportuno prendere delle precauzioni, installando un braccialetto elettronico per garantire un adeguato livello di sorveglianza?
3. Posto che l’ordinanza, nel dettare i termini della detenzione agli arresti domiciliari, determinava anche, a chiare lettere, limiti di comunicazione del detenuto con i soli familiari, come è stato possibile che facesse libero uso di telefoni e social network (facebook) e nonostante le immediate denuncie di mia figlia non venisse preso alcun provvedimento, da parte delle autorità competenti, che avrebbe potuto scongiurare la disgrazia?
4. Qualcuno ha reso edotti i Signori Russo, genitori del detenuto, che, incombendo su di loro l’obbligo di vigilanza, avrebbero, pur di non rimanere svegli, nelle ore notturne, mettere in sicurezza la porta di uscita, nascondendo al detenuto la chiave e non lasciare in bella vista le chiavi della vettura con la quale lo stesso ha potuto, indisturbato, percorre ben 450 Km fino a raggiungere mia figlia per consumare, con atrocità inaudita, il suo ennesimo delitto?
5. Come è possibile che, in un territorio fortemente contaminato dalla criminalità, come , purtroppo, risulta essere il meridione d’Italia, un EVASO possa tranquillamente percorre così lunghe distanze, in ore notturne di traffico quasi inesistente, quando chiunque dovrebbe risultare sospetto, servendosi di comode autostrade, lungo le quali sono posizionati i più innovativi sistemi di controllo, su una vettura la cui targa, per ragioni di sicurezza, sarebbe dovuta già essere segnalata, senza che nessuno se ne accorga?
6. Ammesso che i Signori Russo, senza svolgere un preliminare tentativo di rintracciare il figlio evaso, in base a quanto da loro stessi dichiarato, abbiano, riscontrata la fuga, tempestivamente dato l’allarme comunicando alle 8:05 alle forze dell’ordine l’accaduto, perché non è scattato immediatamente un protocollo che mettesse in sicurezza, per tempo, mia figlia?
7. Perché a mia figlia, da me avvisata alle 8:26 dell’evasione dell’ex marito, dopo una lunga catena di comunicazione, quando ha chiamato, alle 8:27, terrorizzata, le forze dell’ordine per chiedere aiuto le è stato banalmente suggerito di girovagare in città senza fermarsi piuttosto che suggerirle lucide soluzioni ed attivare immediati protocolli di protezione e di messa in sicurezza, lasciando, così, che trascorresse altro tempo utile all’evaso per concretizzare il suo malefico disegno criminale ?
Ringrazio Dio che ha salvato la vita della mia piccola che si è trovata sola a lottare contro le peggiori atrocità e spero che il mio divorante senso di colpa, per non essere riuscito a proteggerla, venga avvertito anche da chi, sapendo, poteva e doveva fare di più affinché ciò non fosse avvenuto.

LA DONNA NON SI TOCCA E’ MIA
Madre
BASTA AI LADRI DI VITE !

Grazie dal cuore
Carlo Rositani Papà di Maria Antonietta.

Grazie Italia generosa e umana
Grazie Amici
Grazie a tutti coloro che abitano
la bella terra del mondo del buon Dio. PACE”

Distrutto dal dolore che lacera tutta la famiglia, nel ricordo di quanto accaduto alla figlia Maria Antonietta e dalla crudele quotidianità che è costretta ad ingoiare assieme a tutti i suoi congiunti, ogni singolo giorno in cui, ricoverata, soffre durante il susseguirsi di terapie ed interventi che è costretta a subire e non di meno dalla impossibilità di vivere i propri figli, sua forza e suo ristoro, ringrazia e chiede attenzione e giusta giustizia.

Reggio Calabria. Maria Antonietta Rositani e la rabbia del papà

Annie Russo, figlia di Maria Antonietta Rositani
Danilo Rositani, fratello di Maria Antonietta
Documento senza titolo

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