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Reggio Calabria. Maria Antonietta Rositani e la rabbia del papà

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Le ultime dichiarazioni del papà di Maria Antonietta Rositani la donna arsa viva dall’ex marito. 

Le foto dei post che scriveva sulla sua pagina Facebook che non avrebbe potuto scrivere. 

 

Reggio Calabria. Era il 13 marzo del 2019 quando si concluse la fuga di Ciro Russo, il 42enne napoletano che cosparse di benzina e diede fuoco alla ex moglie e madre dei suoi due figli, Maria Antonietta Rositani, riducendola in fin di vita.

Ad oggi la donna, dopo aver riportato gravi ustioni in diverse parti del corpo ed aver subito diversi interventi, delicati e dolorosi si trova ancora ricoverata in un centro grandi ustionati in Puglia.

La sua famiglia con amore e dedizione fin dal primo giorno non l’ha mai lasciata sola, sostenendola ed asciugando le sue lacrime ogni qual volta, i dolori post operatori fanno visita al suo corpo provato.
Una donna Maria Antonietta che ha tanto da insegnare e non solo alle donne. Coraggiosa madre che sceglie di non subire più le angherie domestiche e soprattutto di non farle subire ai figli, che torna dalla sua famiglia d’origine per potersi ricostruire, per poter, attraverso la fede la speranza e le cure amorevoli della sua famiglia, ritrovare sé stessa, un pochino di serenità e soprattutto restituirla agli stessi figli.
Lascia senza parole la dichiarazione del padre di Maria Antonietta, il signor Carlo Maurizio Rositani rilasciata alla redazione di V-news che riportiamo di seguito :

“Un incubo! E’ un incubo quello che sto vivendo da giorni nell’affannosa ricerca di risposte a quella terribile domanda che si è prepotentemente impadronita della mia mente, trasformando impietosamente la vita della mia famiglia in un’ immane tragedia: “Si poteva evitare che la mia bambina, la mia principessina, venisse ARSA VIVA, malgrado le sue richieste di aiuto ininterrottamente urlate già da qualche anno?”
A questa domanda, che ha reso insonni le mie notti, hanno fatto seguito innumerevoli riflessioni e domande come:
1.Considerato che Ciro Russo aveva già violato la misura cautelare dell’obbligo di distanza di 300 metri ed aveva palesato pubblicamente le sue ferme  intenzioni di ucciderla, quelle che, crudelmente, ha tentato di porre in essere, poteva usufruire del beneficio degli arresti domiciliari?
2.Ammesso che avesse, per qualche ragione a me sconosciuta, il diritto di godere di un importante beneficio come gli arresti domiciliari, nonostante l’evidente pericolosità dimostrata e l’assoluta non curanza delle leggi, non sarebbe stato opportuno prendere delle precauzioni, installando un braccialetto elettronico per garantire un adeguato livello di sorveglianza?
3.Posto che l’ordinanza, nel dettare i termini della detenzione agli arresti domiciliari, determinava anche, a chiare lettere, limiti di comunicazione del detenuto con i soli familiari, come è stato possibile che facesse libero uso di telefoni e social network (facebook)  e nonostante le immediate denuncie di mia figlia non venisse preso alcun provvedimento, da parte delle autorità competenti, che avrebbe potuto scongiurare la disgrazia?
4.Qualcuno ha reso edotti i Signori Russo, genitori del detenuto, che, incombendo su di loro l’obbligo di vigilanza, avrebbero, pur di non rimanere svegli, nelle ore notturne, mettere in sicurezza la porta di uscita, nascondendo al detenuto la chiave e non lasciare in bella vista le chiavi della vettura con la quale lo stesso ha potuto, indisturbato, percorre ben 450 Km fino a raggiungere mia figlia per consumare, con atrocità inaudita, il suo ennesimo delitto?
5.Come è possibile che, in un territorio fortemente contaminato dalla criminalità, come , purtroppo, risulta essere il meridione d’Italia, un EVASO possa tranquillamente percorre così lunghe distanze, in ore notturne di traffico quasi inesistente, quando chiunque dovrebbe risultare sospetto, servendosi di comode autostrade, lungo le quali sono posizionati i più innovativi sistemi di controllo, su una vettura la cui targa, per ragioni di sicurezza, sarebbe dovuta già essere segnalata, senza che nessuno se ne accorga?
6.Ammesso che i Signori Russo, senza svolgere un preliminare tentativo di rintracciare il figlio evaso, in base a quanto da loro stessi dichiarato, abbiano, riscontrata la fuga,  tempestivamente dato l’allarme comunicando alle 8:05 alle forze dell’ordine l’accaduto,  perché non è scattato immediatamente un protocollo che mettesse in sicurezza, per tempo, mia figlia?
7.Perché a mia figlia, da me avvisata alle 8:26 dell’evasione dell’ex marito, dopo una lunga catena di comunicazione, quando ha chiamato, alle 8:27, terrorizzata, le forze dell’ordine per chiedere aiuto le è  stato banalmente suggerito di girovagare in città senza fermarsi piuttosto che suggerirle lucide soluzioni ed attivare immediati protocolli di protezione e di messa in sicurezza, lasciando, così, che trascorresse altro tempo utile all’evaso per concretizzare il suo malefico disegno criminale ?
Ringrazio Dio che ha salvato la vita della mia piccola che si è trovata sola a lottare contro le peggiori atrocità e spero che il mio divorante senso di colpa, per non essere riuscito a proteggerla, venga avvertito anche da chi, sapendo, poteva e doveva fare di più affinché ciò non fosse avvenuto”.
Una dichiarazione che lascia tanta rabbia nel cuore delle innumerevoli persone che concordano con lui, Maria Antonietta andava tutelata, andava difesa e come lei anche i suoi figli. L’incolumità di chi denuncia ed è una vittima  esiste oppure la gestione della difesa in tal senso è inefficace e addirittura chi è agli arresti domiciliari è fuori controllo?

Il signor Rositani infatti ribadisce:
“Se avessero letto le denunzie di mia figlia… lui doveva ritornate in carcere subito e si sarebbe evitata la tragedia. Lui aveva un’ordinanza di custodia arresti domiciliari con divieto di comunicazione con esterno dove a chiare lettere indicava che poteva parlare solo con i familiari conviventi con lui a casa, per questo motivo non poteva usare Facebook, scrivere post su mia figlia e condividere video di mia figlia e di lui che canta serenate a mia figlia”.
Riportiamo tra le foto alcuni post di Ciro Russo pubblicati attraverso la sua pagina Facebook personale, documentando in parte ciò che dichiara il papà della povera vittima Maria Antonietta Rositani.

Sempre più vivida la convinzione che la violenza sulle donne non debba ritenersi un mero tema da trattare a scuola, oppure uno dei tanti punti in scaletta durante un comizio elettorale, ma qualcosa che parta dalla vita e porti alla vita. Pensiamo quasi con indifferenza o con un trasporto parziale nel percepire il dolore delle vittime, che non possa mai capitare a noi ed invece dobbiamo diventare rete, rete sociale attiva di prevenzione così come di gestione. Storie come quella di Maria Antonietta dovrebbero farci comprendere quanto siamo ancora lontani dalla presa di coscienza del fatto che la propria libertà finisce dove inizia quella dell’altro, distanti anni luce dal vero senso di certezza della pena e di concetti come unicità e totalità della persona.
Serve intelligenza emotiva e così come l’uso corretto delle emozioni può risolvere i conflitti, allo stesso tempo le forze dell’ordine hanno il dovere di far fronte a questa eventuale falla sociale difendendo la parte lesa nel pieno rispetto della legge e delle eventuali sentenze.

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