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Roccamonfina – Crollo demografico, il comune tocca il minimo storico dall’Unità d’Italia. Lo spopolamento è destinato a proseguire.

DiThomas Scalera

Mar 2, 2016

ROCCAMONFINA – Le statistiche non lasciano dubbi. Il fenomeno dell’emigrazione e dello spopolamento, che riguarda sostanzialmente tutto il Meridione d’Italia, in particolar modo le aree interne, colpisce pesantemente il comune vulcanico di Roccamonfina. A fine anno 2015 Roccamonfina conta 3490 anime (dati forniti dall’Anagrafe Comunale). 1481 famiglie, composte in prevalenza da persone anziane. Giovani e adulti praticamente in fuga.

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I fattori che hanno portato a questi numeri desolanti sono diversi e vengono da molto lontano. Se si pensa che nel 1911 Roccamonfina contava ben 6mila abitanti vengono i brividi a leggere le statistiche attuali. Tra le cause principali che hanno portato di fatto allo spopolamento del comune vulcanico, spicca l’arretratezza del sistema economico-produttivo locale basato sostanzialmente sull’agricoltura-castanicoltura. La mancanza di lavoro ben retribuito, eccezion fatta per il periodo del cosiddetto “boom economico” italiano, è tra i fattori che hanno spinto migliaia di roccani ad emigrare verso altri comuni italiani o all’estero.

Dal grafico precedente (dati forniti dall’Istat ed elaborati dal portale TuttaItalia.it) si evidenzia come in particolar modo negli ultimi 30 anni il fenomeno dell’emigrazione e dello spopolamento sia ripreso a galoppare. Ovviamente la responsabilità principale di questo consolidato trend negativo è della politica (e dunque della società-popolazione che esprime la classe dirigente locale) che per anni non ha minimamente investito nel territorio per cercare di creare opportunità in termini non solo di occupazione ma anche di servizi e infrastrutture, per i cittadini. Inevitabilmente, soprattutto le fasce più deboli così come i giovani istruiti (diplomati o laureati), hanno cercato e cercano altrove migliori condizioni di vita. Se prima della crisi economica internazionale del 2008 l’emigrazione era un fattore ancora “interno”, ovvero gli spostamenti dei residenti erano indirizzati verso altri comuni italiani, da alcuni anni è ripresa considerevolmente anche l’emigrazione all’estero. Bisogna sottolineare inoltre come molti cittadini pur conservando la residenza nel comune vulcanico di fatto vivono o lavorano in altre regioni. Dunque il numero reale dei “residenti” è molto inferiore rispetto a quello delle statistiche ufficiali.

Molto basso, come detto, anche il numero delle famiglie. Non ci si sposa più e il tasso di natalità, in linea con quello nazionale, è praticamente zero mentre i decessi della popolazione anziana sono in costante aumento.

Circa la presenza di stranieri si evidenzia un netto incremento negli ultimi anni. Sono comunque pochi i cittadini stranieri residenti, appena 61 unità, rappresentati in maggioranza da rumeni e polacchi, segno che il territorio non risulta appetibile nemmeno per gli immigrati. Gli stranieri sono impiegati prevalentemente in agricoltura (silvicoltura durante il periodo invernale) o nell’assistenza agli anziani (badanti).

E il fenomeno è destinato drammaticamente a proseguire in futuro. Quella che un tempo era la “perla dell’Alto Casertano” rischia nel giro del prossimo decennio di trasformarsi in un “paese fantasma”. Senza investimenti, senza filiere produttive serie, senza nuove imprese, senza nuovi posti di lavoro, senza garanzie di “reddito”, senza opportunità, Roccamonfina, così come il resto dell’Alto casertano, rischia la “desertificazione”. L’auspicio è che vengano subito adottati dalle istituzioni, sino ad oggi “latitanti”, provvedimenti urgenti per invertire decisamente la rotta.

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Thomas Scalera

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