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Roma. Scontro tra Governo e Regioni, si corre verso un lockdown superiore: coprifuoco dalle 21.00

Caserta è a rischio zona rossa

La trattativa tra le parti procede

ROMA. Siamo allo scontro totale. Quel clima di emergenza nazionale che aveva indotto tutte le componenti della nazione a sottoporsi, seppur malvolentieri, ma, così dissero tutti, per grande spirito di responsabilità e solidarietà, al lockdown “integrale” di primavera, non si è registrato oggi, quando la recrudescenza esponenziale dei contagi, ha fatto sì che questi diventassero tanti e tali da rendere alto, pericolosissimo e intollerabile, per la tenuta del sistema sanitario di diverse regioni italiane, anche quel 5 o 6% di contagiati sintomatici cioè colpiti da disturbi che ne necessitano la cura in ospedale.

Giuseppe Conte

E l’Italia si sa, secondo le agenzie di stampa quando discute, non è seconda a nessuno. Peccato che molte di queste discussioni non siano orientate alla ricerca effettiva di soluzioni efficaci ed efficienti. In poche parole, chi porta avanti un proprio discorso, una propria tesi, lo fa, molto spesso per mera vanità o per meri interessi di micro bottega politica e non in quanto percorso da un’autentica tensione risolutiva, tutta incentrata sul bene comune, sul bene dei cittadini.

Per cui, si è passati nelle ultime 24 ore da un’ipotesi, secondo noi, abbastanza equa e seria, di un lockdown asimmetrico, nel senso che le misure finalizzate alla riduzione della circolazione delle persone e dunque del virus, avrebbero dovuto toccare, con gradazioni diverse e con una differente cifra di privazione, le regioni e anche le province d’Italia in base al volume di contagio registrato, ma soprattutto in base alla situazione dei vari servizi sanitari regionali che, come abbiamo scritto in un articolo pubblicato ieri pomeriggio non è affatto simile e ugualmente compromessa nelle diverse aree del Paese, creando così una condizione in cui ci sono il Veneto e anche la Lombardia (ricordate tutti quegli insulti sputati in faccia al governatore Fontana e a Bertolaso per l’ospedalone covid della fiera di Milano, ora tutti a dire italianamente che si è trattato di un colpo di genio), il Friuli, in parte il Piemonte che sono in grado ancora di gestire a lungo le percentuali sintomatiche dei contagi, e regioni, come la Campania, governata da uno che si è ritagliato alla terza età una carriera di showman, peraltro ampiamente riscontrata dal gradimento di quel 70% dei campani che l’hanno riconfermato a furor di popolo, il 20 e il 21 settembre, che invece di pensare ad onorare l’impegno formale assunto con il governo nell’aprile scorso e certificato nel corpo del decreto legge Rilancio, poi convertito in legge dello Stato, aumentando di 499 posti la dotazione di Terapia intensive, ne ha messe in opera 92, cioè meno di 100.

Giuseppe Conte

Nella riunione, rigorosamente a distanza, tenuta ieri pomeriggio tra il premier Conte e i presidenti delle Regioni, a De Luca hanno dato man forte un paio di governatori del centrosinistra che sul terreno dell’efficienza hanno dimostrato di essere anni luce superiori al nostro, precisamente Stefano Bonaccini dell’Emilia Romagna e Eugenio Giani della Toscana, così com’è successo anche per il governatore della Puglia Michele Emiliano.

Conte avrebbe voluto flessibilizzare le chiusure, i lockdown, collegandoli integralmente a un sistema automatico di attivazione o di interruzione legati a cifre aritmetiche, a indici scientifici relativi alla propagazione dell’epidemia nelle varie regioni italiane e anche alla situazione interna agli ospedali, in particolare ai reparti di terapia intensiva.

Ed ecco, come abbiamo scritto all’inizio di questo articolo, che la scena viene conquistata dall’Italia che fa (la parte) dell’Italia: i governatori di centrosinistra hanno propugnato misure nazionali buttando un salvagente a De Luca che se si fosse visto chiudere solo la Campania, stavolta altro che lanciafiamme o fratacchione, finanche quei maccaroni dei nostri corregionali avrebbero ben compreso, sin da marzo, il modo con cui ha gestito l’emergenza. Fino a ieri sera si parlava di un lockdown, cioè di un coprifuoco a partire dalle 18 di ogni giorno e di una chiusura dei centri commerciali durante i fine settimana.

Stamattina, invece, le agenzie di stampa più accreditate che acquisiscono le informazioni da fonti interne a palazzo Chigi, parlano di una riunione in corso tra Conte e i capidelegazione dei partiti di maggioranza. La mediazione all’italiana si sarebbe trovata con una decisione che a questo punto avrebbe potuto prendere anche un bambino di tre anni: se continuiamo con il coprifuoco dalle 23 in poi, quello c’è già adesso e allora come facciamo con quelli che vogliono qualcosa di più rigoroso, partendo ad esempio dal Pd, partito che ovviamente difende soprattutto gli interessi dei dipendenti pubblici e che dunque poco pensa alle necessità e alle ragioni dei lavoratori autonomi e delle partite Iva, al punto da aver chiesto a Conte di inasprire le misure fino a un semi lockdown totale, una roba alla francese, che però qui in Italia nessuno ha capito bene, visto che per copiare la Francia si dovrebbero aprire tutte le scuole, primarie, secondarie, eccetera, già domani mattina, con il 100% delle lezioni in presenza.

Asserragliando in casa il paese alle 18, si rischiava seriamente che il settore delle partite Iva non avrebbe rispettato il divieto anzi avrebbe rilanciato con quelle manifestazioni dentro alle quali si sono infiltrati pericolosamente, nelle scorse settimane, estremisti e dementi di ogni origine.

Vedremo i prossimo colpi di scena, per il momento l’attesa cresce, ma soprattutto la nostra Caserta rischia la zona rossa  …..

Vincenzo De Luca

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