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Roma. Tribunale dei minori: continua la battaglia di Laura Massaro

Laura, una madre davvero coraggiosa

“Siamo Tutte Laura”: un appello senza precedenti

Roma. Oggi non è un giorno come tanti altri. È il giorno della riflessione, dello sdegno, dell’invocazione  alla giustizia, della rabbia e della speranza. È il giorno in cui una ennesima volta una donna rivendica il suo diritto di madre e fa presente allo Stato ed alla cosiddetta giustizia che stanno distruggendo due vite: quella di suo figlio e la sua. Mai dovrebbe accadere che una donna debba chiedere il permesso per esercitare il suo diritto di madre, di amare, stringere suo figlio, accoglierlo tra le sue braccia nei momenti di paura, applaudirlo orgogliosa per i suoi successi , sorridergli anche senza una ragione apparente, semplicemente per trasmettergli il piacere di averlo con sé e soprattutto senza aver commesso alcun reato. È il caso di Laura Massaro, una mamma che non si arrende e mai lo farà, una mamma che ingoia disperazione ed una amara iniquità come vera e propria prepotenza da parte dello Stato che avrebbe dovuto inveve proteggere lei ed il suo bambino e, ancor più, la volontà di quest’ultimo oltretutto più che motivata. Una continua vessazione, un abuso che subisce lei ed il suo bambino da anni ormai…. Un torto abominevole che non scoraggia Laura, una mamma che combatte non soltanto per sé ma anche per tutte le altre donne che come lei stanno masticando tale sopruso, perché “Siamo Tutte Laura”.
Riportiamo di seguito il comunicato stampa  che racconta la storia di Laura Massaro e la sua battaglia per non perdere il figlio.
“Siamo tutte Laura ” è la frase scelta dalle associazioni come il Movimento per l’infanzia, la Maison Antigone, Manden – diritti civili e legalità, il gruppo Feminas pro Feminas e la Rete “Giù le mani dai bambini e dalle donne” che hanno deciso di sostenere Laura Massaro e proteggere suo figlio in considerazione dei numerosi casi che si stanno verificando ormai da anni un po’ in tutto il paese nell’indifferenza e nel silenzio. Da lunedì 13 maggio Laura Massaro, referente su Roma dell’associazione Movimento per l infanzia, proseguirà la sua protesta davanti al Tribunale per i minori di Roma iniziata da novembre 2018 per cercare di difendere il proprio figlio di 9 anni dal rischio di essere prelevato con la forza contro la sua volontà e collocato in una casa famiglia prima e poi affidato solo al padre senza poter più avere contatti con la madre, neppure telefonici. Laura rischia di perdere la responsabilità genitoriale a tempo indeterminato. La sua colpa, che la condanna senza appello, si chiama Pas “alienazione genitoriale”, quel costrutto non scientifico che attribuisce alle madri la responsabilità del rifiuto/paura dei propri figli a frequentare o solo incontrare i propri padri in situazioni in cui i bambini possono avere buoni motivi per rifiutarli, per esempio legati ad esperienze di violenza assistita che li rende testimoni dei maltrattamenti subiti in famiglia dalle proprie madri per mano dei loro compagni, a violenza diretta o per inadeguatezza dell’altro genitore motivi che tuttavia non vengono presi in considerazione nel contesto civile come già rilevato nella Relazione della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul femminicidio.
La colpa di questi rifiuti viene automaticamente e ormai sistematicamente attribuita alla madre senza che tuttavia ci si basi su fatti e prove concreti.
Sono ormai un esercito questi bambini e madri vessati dall’avvento della legge 54 sull’affido condiviso, i casi di cosiddetta Pas o “alienazione parentale, costrutto ampiamente rifiutato da tutta la comunità scientifica internazionale e da una sentenza della Cassazione n°7041 del 2013 e da ministero della salute. Attraverso le Consulenze tecniche d’ufficio, alle quali il Giudice può far valutare queste situazioni che vengono erroneamente lette come “conflittualità di coppia” negando le violenze, si giunge il più delle volte a sentenze che affidano poi ai servizi territoriali la gestione del “ripristino della normalità” nelle relazioni con il genitore rifiutato con la minaccia, appunto, di collocazione del figlio in una struttura per minori o dell’affidamento dello stesso al genitore maltrattante. In questo contesto di scarsa garanzia dei servizi, le donne che hanno subito violenza, come imporrebbe invece la Convenzione di Istanbul, non sono sostenute o sottratte ai tentativi scredidanti la capacità genitoriale e vengono sottoposte ad una feroce rivittimizzazione secondaria da parte delle istituzioni.
Va abbattuto il muro di incredulità che impedisce di immaginare che Laura, come tante, è una madre protettiva e adeguata eppure rischia di perdere suo figlio. Il fine è iniziare a divulgare e far conoscere questa terribile realtà di cui molti sono all’oscuro e garantire per tutti che le istituzioni di questo paese non siano screditate da operatori che non hanno evidentemente a cuore nè la tutela dei bambini e neanche la giustizia.
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