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Rousseau benedice il Governo “giallorosso”: i Ministeri possibili in attesa del programma

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Non importa se “lo ha chiesto l’Europa” o è tutto merito-colpa della estate (prima)italiana di Salvini, ormai ex Ministro degli Interni. Quello che sembra contare, ora (senza sapere fino a quando), è che la piattaforma “più democratica del web” abbia dato parere favorevole alla formazione del Conte bis, Governo che vedrà i 5Stelle e il “partito di Bibbiano” a braccetto per un tempo indefinibile e non facilmente quantizzabile. E non importa nemmeno che a votare sulla “PIATTAforma” siano stati in larga parte grillini nati sotto il governo giallo-verde: ora importa iniziare, con tanto di chiarezza su programma e ministri. Peccato dunque che le consultazioni web siano nate troppo tardi rispetto ad una alleanza già annunciata e “benedetta” dal Presidente Mattarella e troppo presto per poter entrare nel merito di un programma che possa essere definito “condiviso con la base”: ora è tempo di iniziare. E, al netto di ogni osservazione e polemica, di cose da iniziare e continuare ce ne sono abbastanza. Per ora ai proclami roboanti e sonanti dovrebbero seguire le nomine ad hoc dei vari Ministeri. E , quasi paradossalmente, sembrerebbe, stando alle ultimissime notizie, che il ruolo dei 5S venga svolto dal Partito Democratico. Infatti, mentre i grillini sembrerebbero voler rinnovare ben poco i nomi da inserire a guida dei Ministeri che gli verranno assegnati, i Zingarettiani sembrerebbero propensi a proporre tutti volti nuovi, in chiaro stile Cinquestellato. Unico nome già “datato” potrebbe essere quello di Dario Franceschini come Ministero della Difesa. Per Gentiloni si profilerebbe il gravoso compito di Commissario agli Affari economici in Europa, che rinsalderebbe i tentativi di strappo fatti durante l’ormai ex Governo a guida sempre più verde che gialla. Per la gioia e la pace della Von der Leyen e di tutta la sua casta chiesa europeista. Altri nomi papabili (e non Papeetabili) potrebbero essere quelli di Luigi Gallo (5S) all’Istruzione, di Riccardo Fraccaro all’Innovazione (Ministero appena creato e voluto da Conte in persona), Roberto Gualtieri all’Economia, Anna Ascani (che lascerebbe intendere il placet di Matteo Renzi) alla Cultura, Francesco Gabrielli agli Interni (anche se il capo della Polizia non sembra intenzionato a prendere il “posto” che sembrava essere destinato al Prefetto Luciana Lamorgese), Stefano Patuanelli allo Sviluppo Economico, Nicola Morra al Lavoro, Francesco D’Uva ai Rapporti col Parlamento, Paola De Micheli alle Infrastrutture (mettendo una bella ex alla pace dell’ormai ex Toninelli) e Roberto Speranza all’Ambiente. Per l’ex Vicepremier e ancora saldamente leader penta stellato Luigi Di Maio, invece, sembrerebbero aprirsi le pesanti porte del Ministero degli Esteri, che lo vedrebbe impegnato a ricucire con Macron, dopo lo strappo dovuto (e voluto) nella gestione della questione dei Gilet Gialli. Ad ogni modo sembra che manchi poco al taglio del nastro per il Governo cosiddetto “giallorosso”. Nell’attesa di analizzare i copiosi 26 punti del secondo patto trasversale tra 2 partiti contrapposti, in un momento storico-politico in cui l’unica certezza sembra essere l’ascesa di Conte e la forza dell’Europa delle banche.

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