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Salva banche, commissione d’inchiesta parlamentare sul sistema bancario

DiThomas Scalera

Dic 24, 2015

soldi

Il governo rende pubblica la missiva dell’Ue che bloccò il piano di salvataggio delle banche con i soldi del Fondo interbancario. Antitrust: per Boschi nessun conflitto di interessi.

Dopo il fallimento dei quattro istituti di credito, il decreto governativo e le proteste dei risparmiatori che hanno perso tutto, sul caso banche presto potrebbe arrivare anche una commissione parlamentare di inchiesta. La richiesta formale per avviare l’iter è arrivata ieri sia da parte di Sel che del Pd. “Abbiamo depositato oggi la proposta di legge per istituire subito una commissione d’inchiesta bicamerale sul sistema bancario italiano, colpito anche dagli scandali delle ultime settimane”, ha annunciato per primo il capogruppo dei deputati di Sel Arturo Scotto, aggiungendo: “Serve subito una commissione d’inchiesta che squarci il velo delle troppe opacità. Andranno introdotti efficaci poteri effettivi perché il Parlamento non può diventare un passacarte”. Poco dopo anche in Senato è arrivata una proposta analoga, questa volta dal Pd, ma in questo senso spingevano anche M5S e Lega.

La commissione voluta dal Partito Democratico in realtà ha un obiettivo molto più ampio rispetto al caso banche e si prefigge lo scopo di valutare l’intero sistema bancario negli ultimi quindici anni, stabilendo mancanze e proponendo eventuali aggiustamenti legislativi. “Il Pd vuole chiarezza assoluta, per salvaguardare i risparmiatori. Il sistema del credito è solido, vogliamo difenderlo, indagando sulle cose che non funzionano. Per questo abbiamo depositato un disegno di legge per istituire nel più breve tempo possibile una commissione d’inchiesta bicamerale sugli stati di crisi e di dissesto degli istituti bancari a partire dal 2000” ha spiegato infatti il primo firmatario della proposta, Andrea Marcucci.

“L’obiettivo della commissione è quella di valutare la condizione del sistema nel suo complesso e di verificare l’efficacia delle attività di vigilanza e controllo negli ultimi 15 anni, anche ai fini della prevenzione e della gestione delle crisi bancarie” ha proseguito il senatore Pd nonché presidente della commissione Cultura di Palazzo Madama. Nella proposta vengono stabiliti anche i tempi necessari, valutati in un anno, e le modalità di elezioni del Presidente. Il fatto che la prima firma sia del senatore toscano del Pd considerato vicinissimo al premier Matteo Renzi, secondo molti è sintomo che la proposta venga su stimolo dello stesso Presidente dl Consiglio.

Renzi e la lettera di Bruxelles su decreto banche

In effetti nelle ultime ore sembrava che la maggioranza stesse pensando più a una commissione d’indagine: un organismo più snello ma anche meno incisivo, poi è arrivata la spinta verso la commissione di inchiesta bicamerale. Fonti vicino al Premier infatti parlando di un Renzi che non ci sta ad addossarsi le colpe di quello che è accaduto in questi quindici anni nel sistema bancario italiano così come l’affare delle quattro banche. Anche per questo il governo ora sembra intenzionato anche a rendere pubblica la lettera con cui Bruxelles chiuse ad ogni soluzione diversa dal criticato salva-banche. Si tratta di una missiva inviata a Roma dai commissari Ue alla Concorrenza e alla Stabilità finanziaria che bloccò il precedente piano di salvataggio con i soldi del Fondo interbancario in quanto “aiuto di stato”. Per l’Ue infatti un atto di legge che indirizzava in maniera precisa le risorse private come quelle del Fondo interbancario era comunque un aiuto di Stato.

La commissione Ue però a sua volta tiene a precisare di non aver imposto a nessuno cosa fare sul caso banche e che la missiva inviata all’Italia ha solo chiarito quali sono le regole comunitarie in materia, dando indicazioni sull’ammissibilità legale delle misure di salvataggio delle quattro banche. A sottolinearlo è stato un portavoce della commissione europea dopo le polemiche nel nostro Paese. La lettera è stata scritta per “definire la posizione giuridica dell’utilizzo di un sistema di garanzia dei depositi obbligatori per ricapitalizzare le quattro banche” ha spiegato il portavoce, aggiungendo che le regole Ue sugli aiuti di Stato e la direttiva per la risoluzione bancaria si applicano all’uso di fondi pubblici per sostenere le banche in fallimento e “l’uso del sistema di garanzia dei depositi obbligatorio non fa eccezione”.

Antitrust: per ministro Boschi nessun conflitto di interessi
Nessun conflitto di interessi per il ministro delle riforme Maria Elena Boschi. È questo il verdetto dell’Antitrust: “Non c’è alcun conflitto di interessi sulla vicenda del salvataggio della Banca Etruria”, riferiscono fonti qualificate dell’Authority, in una risposta al deputato del Movimento 5 Stelle Alessandro Di Battista, che aveva sollecitato un pronunciamento sulla vicenda.

Fonte: fanpage.it

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