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San Bartolomeo in Galdo. Inclusione scolastica, svolto l’incontro sui bisogni educativi “normali”

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SAN BARTOLOMEO IN GALDO (BN). Si è svolto il 13 febbraio, presso il teatro comunale di San Bartolomeo in Galdo, affollato di genitori e docenti,

l’incontro sui bisogni educativi “normali”, organizzato da AIFA Campania e dalla sez. AID di Benevento su invito della dirigente scolastica Maria Vittoria Barone.

La preside Barone ha introdotto i lavori, invitando i docenti ad una formazione continua e a trovare “il senso erotico dell’insegnamento” come missione e con passione, a seguire i saluti del dott. Massimo Micco e la lezione del dott. Roberto Ghiaccio.

Tema del freddo pomeriggio le difficoltà ed i disturbi dell’apprendimento, in ottica inclusiva e con riflessione sulla valutazione costruttiva e formativa. Tra le prime slide di Ghiaccio si legge “brutti voti a scuola non ne vogliamo più, Papa Francesco pensaci tu”; la riflessione si allarga sulla fatica dell’apprendimento e, a tal proposito, si legge nelle slide: “Non bisogna confondere, soprattutto parlando di scuola, la fatica con la sofferenza. La fatica è un tratto fondamentale delle azioni umane e può coniugarsi con la passione, l’interesse e la curiosità. La sofferenza, invece, richiama il disagio e, quindi, una condizione che non consente la possibilità di apprendere”.

Intento dell’incontro, dice Ghiaccio, “è quello di superare il paradigma “assimilazionista”, fondato sull’adattamento del “diverso” ad un’organizzazione scolastica strutturata essenzialmente in funzione degli alunni “normali”, dove la progettazione per gli alunni “diversi” riveste ancora un ruolo residuale.

In quest’ottica, la finalità è quella di portare il diverso a normalizzarsi il più possibile, anche se questo nega la differenza in nome di un ideale di uniformità non sempre raggiungibile. Le ricadute sono rilevanti anche in ambito educativo: richiedere al diverso di normalizzarsi porta a ritenere che sia l’alunno a non riuscire a seguire il programma scolastico, piuttosto che chiedersi se quel programma è adatto o adattabile all’alunno!L’idea di inclusione invece non si basa sulla misurazione della distanza che c’è tra il livello dell’alunno diverso e un presunto standard di adeguatezza, ma sul riconoscimento della rilevanza della piena partecipazione alla vita scolastica di tutti i soggetti.

Se l’integrazione è uno stato, l’inclusione è un processo, una cornice entro cui tutte le condizioni possono essere valorizzate, rispettate e fornite di opportunità a scuola… oltre le curve e le barrire territoriali.”

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