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San Marcellino/Maddaloni. 'I caduti di Pietra' di Giuseppe Russo, continua il tour di presentazione

DiThomas Scalera

Mar 29, 2016

Immagine
Giuseppe Russo

SAN MARCELLINO/MADDALONI. ‘I caduti di Pietra’, di Giuseppe Russo, è un testo basato su una ricerca scientifica vera, ma scritto in modo leggero per ‘far leggere di storia e territorio’ a chi solitamente non ne vuol sapere. Una ‘storia diversa’ fatta di tele, ponti, stadi, piazze, caffè storici, regge, chiese e pezzi di cultura persi per sempre, deturpati o violentati dalla cieca stupidità della guerra più devastante del secolo scorso. Non il solito libro di storia, ma una storia che parte da ciò che ci rappresenta: le tradizioni ed i nostri beni culturali. L’autore, Giuseppe Russo, sta girando da diversi mesi per presentare il suo libro, anche fuori dalla Campania, ed il suo tour continua. Il 2 aprile Russo sarà ospite a San Marcellino alle ore 18, presso la sede di “Futuro per San Marcellino” e il 9 aprile a Maddaloni alle ore 10, presso la Fondazione Villaggio dei Ragazzi, per parlare e presentare il suo libro.
Il progetto
12190841_416473895213414_2452356315821332462_nIl progetto culturale I caduti di Pietra’ si compone di cinque libri che formano una collana denominata ‘Campania 1940-1943′. Il primo libro, in vendita da fine marzo 2015, sarà il volume generale nel quale si affronteranno i temi della deturpazione storica e culturale dell’intero tessuto campano, e in particolar modo della città di Napoli, metropoli che subì gravi offese al proprio patrimonio storico, archivistico, architettonico, e culturale in genere, perché vittima di ben tre eventi tragici: bombardamenti degli Alleati; periodo del Terrore durante occupazione e ritirata nazista; invasione delle truppe di terra angloamericane. I successivi libri, invece, affronteranno più specificamente i casi delle singole province, mettendo in risalto le ricchezze dei territori campani, e allo stesso tempo i terribili danni che subirono a causa della Seconda Guerra Mondiale. Attraverso la ricerca storica, le foto, i documenti d’archivio, gli articoli delle testate nazionali e locali del periodo bellico, si ricompone un interessantissimo quadro sociale e storico, che il lettore potrà seguire leggendo l’intera collana, e partecipando, ove vi siano testimonianze documentali o fotografiche da condividere, alla composizione dei successivi testi relativi alle singole province. I futuri lavori si baseranno, quindi, su ulteriori ricerche documentali, e daranno enorme risalto alle importantissime testimonianze fotografiche custodite spesso negli archivi di altri Paesi europei, o d’oltreoceano. Il progetto guarda, e guarderà, anche ai tanti piccoli archivi privati, ai cassetti dei ricordi della gente comune che custodisce spesso pezzi importanti della nostra storia senza rendersene conto. Le piccole fotografie sbiadite, usurate, spesso strappate, sono il vero oro della ricerca storica. I cassetti delle nostre case sono un El dorado che tutti i ricercatori vorrebbero poter esplorare, e che anche questo progetto culturale tenterà di incrociare. Oltre alle fotografie, verrà dato ampio spazio alle testimonianze dei nostri nonni, a quegli anziani che oggi ricordano ai nipoti, spesso sortendo solo ilarità, ciò che accadde realmente in un tempo non troppo lontano, anzi potremmo dire appena superato. Sperando nella collaborazione di tutte le forze culturali presenti sul territotio campano, sulla disponibilità dei privati che custodiscono il tesoro testimoniale più importante, nonché sul supporto delle istituzioni che conservano le “versioni ufficiali” della nostra storia attraverso i documenti d’archivio, dal 2015 inizierà la stesura del secondo testo relativo alla provincia di Caserta. Questo territorio, superficialmente analizzato e considerato dai testi ufficiali, subì enormi deturpazioni nel periodo bellico, soprattutto nelle cosiddette zone dell’alto casertano. Le tragedie, ad esempio, di San Pietro Infine o di Mignano Montelungo, sfortunati centri coinvolti nella pesantissima battaglia sulla Linea Gustav, sono da ricordare e tramandare alle future generazioni. In quei luoghi, tra l’altro, si rividero nuovamente le divise italiane, questa volta adagiate sul fronte opposto ai tedeschi.
L’autore
Giuseppe Russo
Giuseppe Russo

“Descriversi è quasi sempre impossibile, un esercizio che rasenta il mero narcisismo – scrive Giuseppe Russo sul suo sito – ma purtroppo necessario nei contesti in cui il proprio messaggio debba raggiungere altri individui, e risultare credibile. Le idee, gli studi, le opinioni, nonché le ipotesi, hanno ragion d’essere se espressione di quella “ex professo” che separa i dilettanti dai professionisti, o i più semplici hobbisti dai ricercatori. Partendo dall’importante esperienza universitaria, grazie anche alla tesi di laurea, ho iniziato un percorso più attento e professionale nel complicato mondo della ricerca storica, delle conoscenze delle verità del passato, e della critica ai messaggi quasi sempre preconfezionati dai vincitori di ogni tipo di conflitto, armato o economico-culturale che sia. Se gli eventi di oggi saranno meglio compresi tra diversi anni, sebbene inflazionati, quelli del secolo scorso sono ancora oggi lontani dall’esser sviscerati in modo definitivo. Ciò che colpisce, però, è l’oblio storico al quale ci stiamo abituando. Una erosione della memoria che non danneggia pochi appassionati di storia, ma piuttosto procura un grave danno all’intera società del nostro Paese. Da troppo tempo le nuove generazioni sono stanche di ascoltare e leggere di questioni politiche e di battaglie eroiche combattute sul teatro europeo, e vogliono, anzi hanno bisogno di sapere cosa accadde realmente a tutta la nostra cultura, alle genti che componevano, e ancora oggi compongono, il reale tessuto sociale della nostra nazione. Per questo motivo, e con la speranza di recuperare l’interesse di tutti i potenziali lettori, ho deciso di analizzare e diffondere un aspetto poco considerato del terribile periodo bellico della Seconda Guerra Mondiale: i beni culturali. Essi esprimono il potenziale e l’ingegno umano, ci ricordano le basi morali della nostra tradizione, e sono i veri elementi caratterizzanti del nostro essere cittadini italiani nelle pur varie espressioni territoriali locali. Durante la guerra, oltre ai dolorosissimi eccidi e alle perdite umane tra militari e civili, furono letteralmente cancellate numerose opere del genio umano. Tele, affreschi, statue, portoni, monumenti, palazzi storici, piazze, chiese, madonne, ponti, pezzi della nostra eredità distrutti o danneggiati per sempre. L’autore, i suoi titoli, le sue esperienze, sono nulla di fronte alle tragedie culturali, e non solo umane, che abbiamo subito, e l’unica parola che mi auguro possa descrivermi può essere condensata nel termine “ambasciatore”. Mi auguro di potervi raccontare una storia che sia di tutti, non solo degli addetti ai lavori, dei professori, dei critici o dei giornalisti. Una storia che parli di noi stessi attraverso i nostri luoghi, i nostri affetti materiali, attraverso quei momenti di vita che viviamo, spesso inconsapevolemente, tra i monumenti che altri Paesi ci invidiano costantemente. Buona lettura a tutti”.

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Thomas Scalera

Il Guru