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San Nicola la Strada. Il consiglio comunale sul suo presidente

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Il botta e risposta attorno al presidente del consiglio

SAN NICOLA LA STRADA. Quello che è andato in scena ieri è stato un consiglio comunale alquanto sui generis. L’assise, infatti, è stata chiamata a pronunciarsi sul suo garante. E bene si, ieri sul banco degli imputati della locale casa comunale di San Nicola la Strada, c’era il presidente Fabio Schiavo. Sul suo capo pendeva la mozione di sfiducia promossa dal consigliere del gruppo misto Tullio Vaccari e sottoscritta dal resto delle opposizioni.

Vaccari

Essendo il promotore della mozione s’è fatto carico di spiegarne le ragioni all’assise. Ha esordito col dire che essa “non è rivolta al professionista Fabio Schiavo, ma al suo operato come presidente del consiglio”. Ad egli imputa la violazione del comma tre dell’articolo quarantatré che stabilisce che le interpellanze vanno discusse entro trenta giorni dalla loro presentazione. L’arringa del consigliere è proseguita con l’enumerazione dei ritardi nel discutere una serie di interpellanze presentate dall’opposizione (l’interpellanza del 15 febbraio 2018 discussa dopo 96 giorni, il 22 maggio 2018, una mozione presentata dal consigliere Tullio Vaccari il 15 ottobre 2018 discussa dopo 59 giorni ovvero il 13 dicembre 2018, l’interrogazione presentata dal consigliere De Matteis il 15 marzo discussa 85 giorni dopo etc.).

Schiavo

Ha replicato col suo consueto stile da avvocato pacato. Ha esordito affermando “Ritengo di non avere disatteso (tantomeno sistematicamente e/o colpevolmente) i miei doveri di imparzialità e correttezza istituzionale, avendo rispettato la normativa regolamentare interna. A questa stringata premessa ha fatto seguito una meticolosa risposta nel merito. “Invero, il regolamento delle attività consiliari prevede, nella materia oggetto di contestazione, tre termini (con disciplina omogenea per interrogazioni e interpellanze): – se la interrogazione contiene richiesta di risposta scritta, essa va data entro i 30 giorni successivi alla sua formalizzazione (art. 24, c. 2); – se la interrogazione non contiene richiesta di risposta scritta, il presidente fissa la discussione al primo consiglio utile (che in teoria potrebbe tenersi anche oltre i trenta giorni); – se, fissata la seduta consiliare, la discussione dell’interrogazione si protrae oltre la durata di un’ora (massima, ai sensi del comma 6 dell’art. 24), si hanno due possibilità (art. 24, c. 10): se è già fissata, nei successivi trenta giorni una seduta di consiglio, si ‘approfitta’ di tale seduta per proseguire la discussione dell’interrogazione; se non è già fissata, nei successivi trenta giorni successivi). Ciò posto, osservo che le modalità di inclusione di interrogazioni, interpellanze e mozioni nel dibattito consiliare sono avvenute in piena conformità dell’anzidetta cornice regolamentare. L’avv. Schiavo ha poi concluso recusando le accuse di violazione del comma tre dell’articolo quarantatré del testo unico sugli enti locali. Lo ha fatto, tra l’altro, rifacendosi all’l’art. 38, comma 2, del tuel che demanda il funzionamento dei consigli (compresa, dunque, la tempistica per la convocazione delle sedute) a un regolamento interno, che è stato effettivamente rispettato.

Il botta e risposta

All’intervento di Fabio Schiavo ha fatto seguito un fitto botta e risposta tra maggioranza e opposizione. Il primo a replicare è stato De Matteis che, dopo aver sottolineato la correttezza comportamentale dell’uomo Fabio Schiavo gli ha imputato una reiterata imparzialità nell’esercizio della sua funzione. La parola è, poi, passata al consigliere D’Andrea che, ha invece posto l’accento sui ritardi nelle comunicazioni del presidente Schiavo. Lo ha fatto facendo riferimento alla gestione della questione biodigestore. A tal proposito il consigliere D’Andrea ha lamentato il fatto d’aver ricevuto alcune comunicazioni riservate ai consiglieri dei quattro comuni che si sono opposti all’edificazione del biodigestore dal presidente del consiglio di Recale anziché da quello locale. A D’Andrea ha fatto eco l’ingegnere Russo Spena che, pur riconoscendo di non esser mai stato colpito da questi presunti ritardi nel discutere le interpellanze, ha affermato di “non guardare solo nel mio giardino e di preferire guardarmi in torno a trecentosessanta gradi, pertanto mi accodo alla mozione presentata da Vaccari”.

Il Sindaco

Ha definito la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni “un atto stucchevole”. Ha parlato d’interpretazione sbagliata della norma. “La mozione di sfiducia può essere presentata in caso di gravi e reiterate violazioni della normativa statutaria e il presidente, in maniera certosina, vi ha spiegato che tali violazioni non sono avvenute. Se è un atto politico avete sbagliato strumento. Io credo che bene poteva fare l’opposizione a proporre una modifica del regolamento perché, indubbiamente, c’è un problema di discrasia tra ciò che dice la norma (comma tre dell’articolo quarantatré), e ciò che dice il regolamento (lo statuto comunale). Per cui, piuttosto che utilizzare erroneamente alcuni strumenti, è bene utilizzare correttamente quelli che abbiamo a disposizione”.

L’epilogo

La discussione s’è conclusa col presidente Schiavo che è uscito dall’aula affidando al vicepresidente Terracciano la votazione con scrutinio segreto sulla sua persona. Tutto è andato come ampiamente pronosticabile. Maggioranza e opposizione hanno preservato la loro compattezza. La proposta d’accoglimento della mozione di sfiducia, pertanto, ha fatto registrare cinque si e nove no. Risultato? La testa dell’avv. Schiavo è salva.

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