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San Nicola la Strada. Ragazza si lancia dal balcone di casa sotto gli occhi della madre

DiThomas Scalera

Ago 3, 2015

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SAN NICOLA LA STRADA. (Di Nunzio De Pinto). Tragedia della disperazione domenica sera nel cuore del centro storico di San Nicola la Strada. Forse la tragedia è scaturita da una forte crisi depressiva. La solitudine di una estate la cui l’afa è più insopportabile quando si pensa di essere soli e disperati. Tutto questo passava forse nella mente di E.R., una giovane ragazza sannicolese che domenica sera ha deciso di farla finita. E.R., queste le sue iniziali, 36 anni, si è lanciata nel vuoto dal secondo piano della propria abitazione al Parco Domus, in via XX Settembre, a pochi metri dal centro storico. Una scena agghiacciante a cui pare abbia assistito impotente la mamma, immediatamente colpita da malore. Inutili i tentativi di soccorrerla da parte di vicini e dei familiari accorsi immediatamente. Le condizioni della donna sono apparse subito disperate. Un’ambulanza l’ha trasportata all’ospedale di Caserta ma il disperato tentativo di evitare il peggio non è andato a buon fine. Sull’accaduto stanno svolgendo accertamenti i Carabinieri. La tragedia si è verificata domenica sera, 2 agosto 2015, intorno alle ore 22.00. La ragazza in casa con la mamma quando, all’improvviso, è uscita fuori il balcone e si è lanciata nel vuoto in Via XX Settembre. La mamma è scesa subito in strada scossa dalla tragedia mentre alcuni passanti avvertivano il 118 ed i Carabinieri. In pochi minuti sul posto si è radunato un capannello di persone a dare conforto alla mamma annichilita dal dolore e sotto choc, mentre gli infermieri subito accorsi tentavano di rianimare la giovane. Sono ancora sconosciute le cause dell’insano gesto. Sul posto si trovava anche il dr. Domenico Biscardi che ha tentato di tenere in vita la giovane. “Io sono arrivato li 30 minuti prima” – ha affermato il dr. Biscardi sul suo profilo fb – “ho tenuto in vita la ragazza con il massaggio cardiaco con l’ausilio del vigile Ferrante .. fino all’arrivo dell’ambulanza. La ragazza aveva un trauma polmonare diffuso con una emorragia, ma il cuore ha battuto fino a quando i colleghi hanno deciso di stubarla”. San Nicola la Strada non è nuova a queste tragedia. Dal 2007 ad oggi sono almeno cinque i cittadini sannicolesi che hanno deciso di farla finita con la vita, vuoi per problemi depressivi, vuoi per la separazione dal coniuge e sia per problemi occupazionali. La morte della giovane, avvenuta domenica scorsa, è un gesto al quale è difficile dare una spiegazione ed un senso, soprattutto quando si è molto giovani. La sua scomparsa ha lasciato i moltissimi amici senza fiato, sbigottiti per una scelta così drastica. Il dolore per la morte di una figlia giovane è già per i genitori un anticipo della fine. La consapevolezza che quella vita destinata a prolungare il mistero delle generazioni si è tragicamente spezzata segna, agli occhi di un genitore, rappresenta una ferita mortale non solo per le leggi della natura e ma spesso anche nel rapporto con la fede. “Perché nostro figlio?”. Sembrerebbe una di quelle domande senza risposte razionalmente accettabili. Eppure, bisogna imparare che alla luce della fede anche il peggiore degli eventi può diventare occasione provvidenziale. È un cammino difficilissimo come solo può immaginare chi ha vissuto la morte di un proprio figlio. La perdita di una persona amata, quale che sia stata la causa della morte, provoca sempre un indicibile sofferenza ed apre un percorso che è doloroso sia fisicamente che nell’area delle emozioni. Ogni morte lascia un vuoto incolmabile: ci si sente come amputati di una presenza unica che non potrà più essere rimpiazzata. Le emozioni di chi sperimenta il suicidio di un familiare sono simili a quelle che attraversano anche le persone che subiscono perdite diverse, ma lo stato di shock e di isolamento sociale, le sensazioni di colpa e di abbandono sono ancora più forti e durano più a lungo. Al dolore e alla sofferenza si aggiungono un continuo interrogarsi e un arrovellarsi sui mille possibili “perché?”. Il fatto che, in qualche modo, la morte sia l’effetto di una scelta, provoca una serie di domande che una morte per malattia o incidente non suscita. Per molti, inoltre, si aggiunge la tormentosa sensazione di essere stati abbandonati e rifiutati. I familiari superstiti di un suicidio si ritrovano spesso ad affrontare non solo tutte le reazioni tipiche che seguono la morte di una persona cara, ma anche una serie di problematiche specifiche.

Fonte: Vivi Casagiove

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