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San Pietro Avellana. Atti persecutori nei confronti dei vicini di casa: arrestata una donna

Si tratta di una 50enne

SAN PIETRO AVELLANA (IS). I Carabinieri della Stazione di San Pietro Avellana, in provincia di Isernia, in esecuzione di un ordine di custodia cautelare in carcere, hanno tratto in arresto una donna per aver posto in essere atti persecutori consistenti in condotte reiterate e violente nei confronti dei vicini di casa.

La donna, una 50enne originaria del piccolo comune Altomolisano, con continue vessazioni avrebbe reso la vita impossibile ai propri vicini di casa, tanto da esasperarli e costringerli a modificare le loro abitudini quotidiane pur di evitare di essere molestati. Atti gravissimi che non solo li spaventava terribilmente, tanto da impedire di uscire serenamente di casa ma che li faceva vivere in un perenne stato di agitazione. Una situazione invivibile per i i vicini di casa si sono visti costretti a rivolgersi ai Carabinieri per ritrovare l’agognata pace.

L’attività di indagine svolta dai militari dell’Arma hanno accertato le minacce e le vessazioni che la 50enne metteva in atto, così il Tribunale di Isernia ha disposto l’arresto della donna ora dovrà espiare la pena detentiva di un anno poiché riconosciuta colpevole di “atti persecutori”.

Al termine delle formalità di rito è stata tradotta presso la casa circondariale di Chieti.

L’Arma dei Carabinieri, attraverso le attività di Istituto e i protocolli sottoscritti con gli Enti locali e le Autorità competenti, contrasta da sempre il reato di “atti persecutori” più comunemente definito stalking, attuando tutta una serie di cautele nei confronti delle vittime e predisponendo adeguate procedure di intervento nella gestione dei casi di violenza.

Il reato di atti persecutori

Le condotte tipiche dello stalking configurano il reato di “atti persecutori” (art. 612-bis c.p.), introdotto con il D.L. 23 febbraio 2009, n. 11 (decreto Maroni).

La norma introduce nel codice penale l’articolo 612-bis, rubricato “atti persecutori”, che al comma 1 recita:

«Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita»
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