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San Pietro Infine. I bambini della guerra in un videoclip degli U2, una chicca di cui pochi sono a conoscenza

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Domani partirà il tour degli U2. In un loro videoclip i bambini di San Pietro Infine

Domani, 12 maggio, inizierà ufficialmente dal Canada il tour degli U2, che toccherà il Nord America e l’Europa, con due concerti anche in Italia, i prossimi 15 e 16 luglio allo stadio Olimpico di Roma.

Il tour celebra il trentesimo anniversario dell’uscita di uno degli album più significativi della rock band irlandese, “The Joshua Tree”, pubblicato il 9 marzo 1987, che contiene successi del calibro di “With or without you”, “I still haven’t found what I’m looking for” e “Where the streets have no name”.

L’album, che raggiunse il 1° posto nelle classifiche inglesi e americane, ed in numerose altre nazioni, ha venduto oltre 25 milioni di copie, facendo sì che i membri della band si trasformassero “da eroi a Superstar”, come scrisse il “Rolling Stone”, uno dei più importanti settimanali musicali al mondo.

Nell’album è contenuto anche il brano “In God’s Country”, sicuramente meno noto rispetto a quelli citati, che però ebbe grande successo negli Stati Uniti, grazie anche al videoclip che lo supportava, diffuso, originariamente, solo in quell’area geografica.

In realtà, pochi sanno che proprio questo video presenta degli stretti legami con l’Italia, e con il casertano in particolare. Infatti, nella sua prima parte contiene numerose sequenze tratte dal film-documentario “The battle of San Pietro” del noto regista John Huston, girato nel paesino di San Pietro Infine tra la fine di dicembre 1943 e la metà di febbraio 1944.

Considerato dalla critica mondiale “il più importante documentario della seconda guerra mondiale” – come ho più volte evidenziato – esso rappresenta un vero e proprio “manifesto contro la guerra” un vero e proprio “atto di accusa contro chi la pratica o la gestisce”, nonostante il fatto che la produzione fosse nata in ambito militare.

“In God’s Country” ha un testo abbastanza complesso, che è stato messo in relazione anche con alcune scritture sacre. Nato quasi come segno di “sfida all’ultimo riff” tra Bono Vox e il chitarrista “The Edge”, inizialmente il testo doveva essere dedicato all’Irlanda; successivamente, il brano fu rivolto alla Statua della Libertà e agli Stati Uniti, definiti come “una rosa del deserto dal vestito strappato in nastri e fiocchi” (“…desert rose | dreamed I saw a desert rose | dress torn in ribbons and in bows…”), ponendo l’accento sul «lato oscuro del sogno a stelle e strisce», come ha scritto il direttore del portale ondarock.it. Secondo altri critici, il brano descriverebbe la necessità di un cambiamento ideologico a livello politico e morale: Bono Vox «canta la (sua) ricerca di nuovi sogni per un’America logorata dal […] patriottismo sfrenato», in un clima di gravi crisi diplomatiche tra gli Stati Uniti, l’Unione Sovietica ed alcuni paesi dell’America Latina.

Sta di fatto che non è ancora chiara la scelta dell’inserimento delle sequenze dirette da Huston, che raffigurano numerosi bambini di San Pietro, probabilmente utilizzati come “archetipi” per mostrare visivamente le precarie condizioni dei civili durante le guerre e le carestie. I bambini, tuttavia, potrebbero rappresentare anche la speranza di un futuro migliore, forse impossibile in quei luoghi ma raggiungibile solamente emigrando in terre lontane. Una delle grandi narrazioni irlandesi – l’emigrazione, appunto – dovrebbe rappresentare il drammatico evento alla base del testo, con particolare riferimento alla carestia che colpì l’Irlanda nel 1845 e che provocò oltre un milione di morti in cinque anni. Per fuggire dalla fame, sei milioni d’irlandesi emigrarono: nel «Paese di Dio», gli Stati Uniti, ne giunsero ben cinque milioni.

Solo da pochi anni, tra gli addetti ai lavori si è fatto cenno alla presenza delle sequenze di “The battle of San Pietro” nel video degli U2. Questo, come sempre più spesso capita, ha stimolato non solo riflessioni storiografiche: infatti, nel 2014, un 73enne ­– che, nel 1943, quando fu filmato dai cameramen di Huston aveva poco più di 3 anni ­– ha intentato una causa contro la band e contro Google, proprietaria della piattaforma YouTube, al fine di ottenere non solo la rimozione del videoclip di “In God’s Country” ­– oggi nuovamente disponibile ­on line – ma pure un congruo risarcimento economico a causa dello sfruttamento “commerciale” della sua immagine.

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