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Sanremo 2020, Rula Jebreal non ci sarà: la Rai dice no

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La Rai ha deciso di non avere tra gli ospiti del Festival di Sanremo la giornalista Rula Jebreal

Rula Jebreal, la giornalista italo-palestinese la cui presenza era stata annunciata a Sanremo 2020, non sarà presente al Festival della canzone italiana. 

La Rai ha frenato il conduttore e direttore artistico Amadeus, che qualche giorno fa aveva avanzato la proposta di portarla al Festival di Sanremo. Il rifiuto da parte della tv di stato alla giornalista sembrerebbe legato a motivi politici. La notizia della Jebreal a Sanremo aveva scatenato commenti negativi da parte di alcuni utenti dei social e politici: l’accusa, a loro avviso, era la politicizzazione del festival. A riportare il tutto è il quotidiano la Repubblica.

Tra i primi a scagliarsi contro la Jebreal nei giorni scorsi era stato il Giornale, che la definì una “prezzemolina cosmopolita del pensiero unico”, mentre Marco Gervasoni, docente dell’Università del Molise noto per i suoi tweet offensivi contro Liliana Segre, ha scritto: “Mitica la definizione che ne diede in un talk show anni fa Sapelli “gnocca senza testa”. Aspettatevi un Sanremo pro clandestini, pro islam, pro lgbt, pro utero in affitto, pro sardine, pro investitori d’auto (purché con suv)”. 

Molto duro anche il commento di uno dei consiglieri Rai, Giampaolo Rossi: “Credo che il Festival di Sanremo debba essere un momento di unione del nostro Paese e non lasciare spazio, quindi, a sentimenti divisivi e a persone che li alimentano”.

La mancata presenza di Rula Jebreal però ha suscitato anche clamore. Il caso sarà portato in Commissione Vigilanza. Lo ha annuncia il presidente dei senatori di Italia Viva Davide Faraone, che afferma: “Dieci donne a Sanremo 2020 ma non Rula Jebreal. Nessuno spazio ad una nuova italiana di successo. Nella narrazione sovranista stona e anche parecchio. La Rai, la tv pubblica, si piega al diktat di Salvini. Credo sia semplicemente vergognoso. Ho deciso di portare il caso in vigilanza Rai ed intanto denuncio pubblicamente un’autentica discriminazione di Stato. Non possiamo stare zitti”.

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