Dom. Ago 25th, 2019

V-news.it

Quotidiano IN-formazione

Scelte di donna … nessun danno!

6 min read

Necessaria premessa: la violenza è violenza,in ogni ordine e grado. Sia essa fisica o psichica. Che faccia leva su imposizione o coercizione. Detto ciò, è inevitabile pensare che ci siano, appunto, diversi gradi di violenza. Ma soprattutto che ci possano essere diversi tipi di vittime. So di star entrando in un terreno molto scivoloso, ma lo faccio lo stesso, affinché siano chiare alcune cose. Prima di entrare nel merito (o demerito) della questione, credo sia opportuno sottolineare chi e cosa funge da carburante eterno che muove le locomotive del potere: gli omertosi, l’omertà! Perché è quando tutti sanno, o si sente dire, o peggio si afferma il di che ti meravigli che alcuni atteggiamenti radicati nel nostro insano costume (che a voler chiamare per nome sarebbero semplicemente  reati) vengono più o meno tollerati e inquadrati come normalità. Perché è questo che si vuole che passi: il messaggio secondo cui subire un sopruso è normale. E a volte si riesce ad andare addirittura oltre. Quando le vittime giustificano i propri carnefici, con i loro abusi e le loro prese di posizione, dettate dal potere e dal vile danaro che posseggono. Parlare di schifo sarebbe limitativo. Affermare che occorre una svolta, invece, potrebbe apparire banale. Di certo, in questa nostra era post-moderna, tutto diviene anche il contrario di tutto. Si mettono in discussione principi di libertà ed etica, senza minimamente scalfire dogmi laici acquisiti in millenni di marciume, in cui il sazio non dà pane né credibilità al digiuno, sottraendogli, o tentando di farlo, anche la propria dignità di essere umano. In questo gioco di potere dove rincorriamo la prebenda, il favore, l’aiutino, la raccomandazione, l’inciucio utile a poter rinfacciare l’altrui errore, si perde il senso della lealtà, del rispetto, di una vera morale che sappia alzare l’asticella dei propositi e che la renda orizzonte di un benessere condiviso, scevro da condizionamenti e da progettualità mafiose, da forzature ecclesiastiche, da pressioni pseudo governative, forti del placet delle elites che questo nostro globo manovrano a proprio piacimento. In questo quadro complessivo avvengono fatti reali. Di cui potremmo parlare. Anzi, di cui abbiamo l’obbligo di parlare. Anzi di urlare. Perché, tornando a quanto detto prima a proposito dell’omertà, è proprio il silenzio dei non più innocenti ad alimentare l’infernale e perverso ingranaggio. Come olio lubrificante mai a secco. È chiaro e lo comprendo, non sempre è facile, laddove sia possibile. Ci sono momenti in cui la paura (per la propria incolumità, per i propri figli, per la perdita del proprio status, etc …) porta al tacere e al subire senza batter ciglia né labbra, sopportando le varie ingiustizie di un mondo a sua volta ingiusto. Scorretto nel lavoro, dove non prevede che sfruttamento e soggiogazione; nelle politiche sociali, dove le tutele dei più deboli sono quasi sempre calpestate, appannaggio dei possidenti; nei rapporti tra esseri umani, perché esistono quelli di prima, seconda e ultima classe, oltre agli invisibili. Sugli invisibili ho l’obbligo di tornarci, ma dedicandogli uno spazio esclusivo. Voglio solo sottolineare che con questo termine indico tutti quei bimbi che scompaiono, tutte le persone che vendono un proprio organo via web dalla Siria o da qualsiasi altra parte del pianeta, tutte le donne che vengono rapite per essere vendute al mercato nero, tutti i bimbi cinesi o del Bangladesh costretti a lavorare per 12 ore al giorno a costruire giocattoli con i quali non giocheranno mai, etc… etc… etc… Torniamo a chi invece invisibile non è. Ma spesso si nasconde nel non parlare, nel non vedere e nel non ascoltare. Da questi atteggiamenti (e da chi li supporta con le varie ideologie nazionaliste) scaturiscono atti di xenofobia acuta e inutile, che spinge un Governo come quello italiano a scendere a patti con uno stato come quello libico. Unico fine: bloccare i flussi migratori nelle coste della Libia. Ci siamo mai chiesti che fine realmente fanno gli uomini, i bambini e le donne che sono costretti a pernottare negli hub per anni? A volte senza nemmeno poter tornare nel proprio paese da cui sono fuggiti? Nella migliore delle ipotesi riescono ad avere una parvenza di normalità, riuscendo forse anche ad integrarsi con la popolazione locale. Oppure si costituiscono “nuovi quartieri”, dove nutrire la speranza di una ripartenza di vita normale. Altresì, in un clima di confusione generale, dove il concetto di “famiglia” deve essere necessariamente “allargato”, in seguito alle morti in viaggio o già alla partenza di molti membri delle stesse famiglie, succede che a pagarne le conseguenze più gravi e atroci siano sempre bambini e donne sole. Esiste un mercato della prostituzione che fa paura solo a parlarne, figurarsi a sapere di migliaia e migliaia di giovani donne “selezionate” e “miracolosamente” fatte arrivare sane e salve sulle nostre coste, per essere smistate in tutta Europa. Accade ogni mese. Più volte al mese. Queste vittime non hanno altra scelta, rimanendo sotto controllo e minacce in uno Stato non loro, di cui non conoscono lingua e costumi, figurarsi i diritti. In questa sorta di “integrazione al contrario” ci si ritrova spesso ad attuare la strategia più semplice di tutte: l’indifferenza. Altre volte, da questo serbatoio umano di schiavi moderni, capita che bambini siano destinati all’adozione illegale, o peggio ad essere dati in pasto agli appetiti più perversi di mostri nostrani. Ora però voglio focalizzare l’attenzione sulle donne. All’inizio dell’editoriale è stato detto che si sarebbe andati in luogo scivoloso. Ed è vero. La violenza è sempre violenze, abbiamo detto. La violenza sulle donne è sempre violenza. Abbiamo detto anche questo. Non posso però fare a meno di pensare che ci sia una leggerissima differenza tra una donna costretta a non poter rifiutare un rapporto sessuale forzato (stupro), pena anche la morte (vedi le migliaia di casi nei viaggi della speranza e non solo), e le donne che, pur avendo la possibilità di rifiutare, accettano di sottostare e donarsi a un rapporto sessuale forzato, di certo non in cambio della propria sopravvivenza, ma per un avanzamento di carriera o per il mantenimento di uno status. Mi riferisco alle varie attrici che negli ultimi giorni fanno parlare di sé, accusando a spada tratta Mr. Miramax, alias Harvey Weinstein, uno dei più influenti e potenti produttori e distributori cinematografici mondiali. Basti pensare al solo fatto che i suoi film hanno ottenuto oltre 300 nomination agli Oscar. Le attrici, le collaboratrici e tutto lo sciame di donne che gravitavano intorno al personaggio hanno perfettamente ragione a farsi avanti e a denunciare un comportamento barbaro, malato e per nulla corretto. D’altro canto, una volta precisato che in un mondo giusto tali imposizioni ed illecite richieste dovrebbero essere inesistenti e inattuabili (vedi un sistema dove non ci sono soggiogazioni dovute al potere e ai soldi), nonché fornire nell’immediato le condizioni per l’apertura delle sbarre e la conseguente giusta pena per il carnefice in questione, non possiamo certo non vedere che almeno queste donne una scelta l’avevano. Forse avrebbero fatto una carriera professionale diversa, forse avrebbero perso i propri privilegi, forse avrebbero mandato all’aria anni di studio e impegno nel mondo dello spettacolo e del cinema ma, ripeto, avevano la possibilità, il diritto di rifiutare e denunciare. Anzi io aggiungo che avevano il dovere di farlo. Perché, purtroppo, con la loro omertà hanno alimentato quel meccanismo perverso che ha reso possibile lo svilupparsi di questa figura malata e infida, creazione diabolica di una società perversa e basata su valori che tali non sono. Quando si sceglie l’avere all’essere, le conseguenze sono inevitabili. Purtroppo per noi. Per tutti. Ecco perché vorrei chiudere questo scritto con l’affermare la piena solidarietà a tutte le donne vittime di mobbing, di pressioni psicologiche e di avances velate da ricatto. Voglio altresì manifestare la richiesta a tutte quelle che possono farlo, che hanno la possibilità di scegliere di farlo, che sanno di fatti accaduti di certo a proprie colleghe, di denunciare. Senza se e senza ma. Anche al costo, in un primo momento, di perdere qualcosa che può sembrare e lo è importante come un lavoro. Perché, quando la perversione diventa normalità, si può arrivare a un mondo in cui non ci sarà più la possibilità di denunciare ciò che non verrà più visto, o addirittura legiferato, come reato. Alle donne che possono fare ancora una scelta, chiedo di farla. È il mondo del potere che va cambiato, non siete voi a doverne subire i dettami. Denunciate, anche a nome di quelle che, pena la vita, non possono farlo.

Potrebbe interessarti

Open