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Scienza. L’obesità può essere contagiosa? Gli ultimi studi al riguardo

DiThomas Scalera

Mag 13, 2016
Secondo alcuni studi l'obesità potrebbe essere contaggiosa
Secondo alcuni studi l’obesità potrebbe essere contagiosa

L’obesità è una condizione caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso corporeo, condizione che può determinare gravi danni alla salute. Essa rappresenta uno dei principali problemi di salute pubblica a livello mondiale, sia perché la sua prevalenza è in costante e preoccupante aumento (non solo nei Paesi occidentali, ma anche in quelli a basso-medio reddito), sia perché è un importante fattore di rischio per varie malattie croniche, quali diabete mellito di tipo 2, malattie cardiovascolari e tumori. Si stima che il 44% dei casi di diabete tipo 2, il 23% dei casi di cardiopatia ischemica e fino al 41% di alcuni tumori sono attribuibili all’obesità/sovrappeso. In totale, sovrappeso e obesità rappresentano il quinto più importante fattore di rischio per mortalità globale e i decessi attribuibili all’obesità sono almeno 2,8 milioni/anno nel mondo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce l’obesità attraverso l’indice di massa corporea (IMC), un dato biometrico che mette a confronto peso e altezza: sono considerati obesi i soggetti con IMC maggiore di 30 kg/m2, mentre gli individui con IMC compreso fra 25 e 30 kg/m2 sono ritenuti in sovrappeso.

Tabella per la valutazione dell'indice di massa corporea
Tabella per la valutazione dell’indice di massa corporea

Stili di vita sedentari, alimentazione scorretta, cause genetiche ed ormonali erano finora ritenute le cause di tutti i casi di obesità. Recentemente, anche l’alterata composizione della flora intestinale è salita sul banco degli imputati fra le cause di obesità e di malattie croniche, anche gravi, intestinali. L’importanza della flora intestinale è ben nota: tutti conosciamo i fastidi derivanti dalla sua alterazione, conseguenti, per esempio, anche ad una semplice cura antibiotica (malassorbimento, flatulenza, diarrea). Inoltre, è noto da qualche anno che le persone che tendono ad accumulare molto grasso corporeo hanno una composizione “povera” riguardo alla varietà del microbiota umano (informalmente detto “flora intestinale”), ossia quella miriade di batteri e funghi che normalmente albergano nel nostro intestino, e che sono addirittura indispensabili alla nostra vita, aiutandoci ad assorbire alcune componenti essenziali degli alimenti. Ciò che invece potrà sembrare ampiamente inaspettato è la possibilità, ipotizzata in un nuovissimo studio, che l’alterazione della flora batterica possa essere trasmissibile da persona a persona, trasformando l’obesità e ed alcune malattie intestinali croniche, almeno in un certo numero di casi, in una patologia contagiosa! Questo studio, imponente riguardo al numero di specie batteriche prese in considerazione (oltre 140), è stato condotto dal Dr Trevor Lawley, presso il Wellcome Trust Sanger Institute, Regno Unito, ed è stato pubblicato dalla rivista scientifica Nature. Questa ipotesi è nata circa un decennio fa, alla Washington University, dall’osservazione che l’aggiunta di flora batterica intestinale di topi obesi a dei topi normali, causava in questi ultimi un notevole aumento di peso: un esperimento, questo, che è stato replicato tantissime volte, sempre con lo stesso risultato. In quest’ultimo studio, sono state studiate capillarmente le numerosissime specie batteriche che vivono nel nostro intestino ed è stato scoperto che un terzo di esse produce delle spore che sono in grado di sopravvivere nell’ambiente esterno e, potenzialmente, di propagarsi da persona a persona.

Lattobacilli al microscopio elettronico, normalmente presenti nel microbiota umano
Lattobacilli al microscopio elettronico, normalmente presenti nel microbiota umano

Le spore, ricordiamo, sono delle forme di “ibernazione” che permettono ai batteri di rimanere dormienti per molto tempo e di sopravvivere in condizioni ostili. Queste spore, presenti in gran quantità nelle feci potrebbero, tramite l’aria o l’uso di asciugamani per esempio, essere ingerite o entrare in contatto e quindi alterare la normale composizione batterica di altri individui. Questa è la prima volta che è stata ipotizzata la trasmissione di malattie attraverso i componenti del microbiota intestinale e gli autori dello studio credono che siano addirittura molte le condizioni patologiche che possano essere causate o esacerbate dai cambiamenti nella flora intestinale. Questo spiegherebbe anche come alcune malattie infiammatorie dell’intestino, in cui la genetica non è in grado di spiegare completamente l’eziologia, potrebbero propagarsi fra i membri di una famiglia attraverso i contatti stretti e la condivisione di asciugamani e accessori da bagno. “Io credo che ci siano malattie causate dal disequilibrio del nostro microbiota. Se pensiamo alle malattie croniche infiammatorie intestinali, o all’obesità, è una possibilità”, dichiara lo stesso Lawley. “Le persone che vivono insieme condividono una flora intestinale molto simile, e la genetica da conto soltanto del 7-13% del rischio. Fare luce su questo “buco nero” di conoscenze sul microbiota avrà implicazioni importanti per tutta la biologia e per ciò che noi consideriamo sano”. In ogni caso, gli studiosi sono fiduciosi che, tramite una mappatura della flora intestinale delle persone sane, essi saranno in grado di ripristinare un normale equilibrio della flora intestinale negli individui che l’hanno perso.

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