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Scuola, Dsga facenti funzione: non siamo direttori “usa e getta”!

In Terra di Lavoro, i “Dsga ff”, difesi da Pasquale Marotta, si preparano a dare battaglia in tribunale

CASERTA. A Caserta sono più di 100. In Italia, in migliaia. La loro qualifica si riassume in un acronimo incomprensibile. Sono i “Dsga ff”, ossia i direttori amministrativi delle scuola facenti funzione. Direttori di fatto, sempre in trincea, cui, però, è negato il riconoscimento della qualifica di titolari. Sfruttati per anni, sono stati scalzati da un concorso, revocati a metà anno scolastico da una legge-beffa e ora rischiano, se va bene, di finire a fare da balie ai nuovi assunti. Tutto questo in piena emergenza sanitaria. Il presidente nazionale di Feder Ata, Giuseppe Mancuso, ha chiesto l’intervento di Sergio Mattarella; intanto, in Terra di Lavoro, i “Dsga ff”, difesi da Pasquale Marotta, si preparano a dare battaglia in tribunale, dinanzi al giudice del lavoro, e a costituire un’associazione. Non ce l’hanno con chi ha vinto il concorso, ma con il sistema “usa e getta” sì. I direttori amministrativi delle scuola facenti funzione sono assistenti amministrativi che, per anni, hanno redatto bilanci, operato pagamenti, gestito il personale Ata; un ruolo di grande responsabilità, sottoposto al rigido controllo dei revisori dei conti e al rischio di sanzioni. Per ottenere la titolarità dell’incarico hanno chiesto di sostenere un concorso, promesso sulla carta e poi bocciato all’attuale ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina. A settembre hanno firmato il contratto; ora, mentre sta per concludersi il concorso per i Dsga, l’incarico che li impegnava fino al 31 agosto 2021 sarà revocato. Risultato? Ritornare a fare gli assistenti amministrativi nella stessa scuola dove sono stati direttori e dove, in alcuni casi, mancano per loro scrivanie, computer e mansioni, se non quella di tutoraggio gratuito dei neoassunti. Una vera e propria retrocessione dal sapore amaro. In uno Stato di diritto e di buonsenso quel concorso si espleterebbe e si eseguirebbero, solo dove necessario, gli avvicendamenti, non prima della fine dell’anno scolastico. Il ministero, però, non ne vuole sapere. E lo scontro si prefigura inevitabile.

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