• Gio. Ott 28th, 2021

Secondo furto all’Annunziata di Sessa Aurunca

DiThomas Scalera

Dic 28, 2016

26 dicembre 2016. Sono trascorsi 5 giorni… Sì, perché cinque giorni prima di questa data c’è stato il primo furto – Chiesa dell’Annunziata, Sessa Aurunca. Anche se forse non serve ripeterlo, ed il perché lo si può immaginare, ecco: 26 dicembre 2016, per chi fa orecchie da mercante, 26 dicembre: il Natale si è appena chiuso, si ha ancora attorno l’odore delle cucine, i canti in filodiffusione, ci si scambia, in ritardo, qualche augurio, si va in chiesa, certo, a guardare negli occhi ciò che in legno o argilla rappresenta la fede, ci si specchia nell’immagine di Cristo, quello di cui si è appena celebrata la nascita, ma anche quello crocifisso. In questo clima non si poteva immaginare quanto accaduto: un nuovo furto. Sempre sconosciuti gli esecutori e i mandanti, le ipotesi hanno poca rilevanza. Sempre attoniti i fedeli, i cultori della Storia, chi è ancora innamorato della propria terra. Il parroco e i suoi vice mettono a disposizione la chiesa, per l’accurata ispezione delle forze dell’ordine, nel trambusto forzato di chi viene con tante domande – i curiosi, la stampa, i fedeli. A nulla sono valsi gli appelli e le denunce, sui social ed ufficiali, del curato don Roberto Gutturiello, fin ora, riguardo al precedente furto.

– Urge la presenza di telecamere – secondo quanto evinto da chi può farsi una opinione sull’accaduto. C’è chi esprime il suo sintetico, franco – Ma dove andremo a finire? –  c’è il – Si va avanti – ordinario, l’incredulo – Non è possibile! – di chi altre parole non trova. E’ forse la stanchezza comune nel dover sentire sempre le stesse cose, che parla. Ovunque le stesse parole… Perchè invece è stato davvero possibile calarsi nella notte indisturbati, nella quiete malsana – per i ladri, in un silenzio serpentino. Ma il – dove andremo a finire?! – dovrebbe essere la più cosciente analisi del presente, dovrebbe essere il – dove siamo -. Questa è la deriva, amici. Ecco dove siamo: voce raccolta di passaggio, di chi pare saperla lunga su come vanno certe cose.

Ad essere trafugati sono stati oggetti pregiati: il grande Crocifisso dell’altare maggiore. Turiboli settecenteschi, secchielli con aspersori, e molti altri vari oggetti in metallo prezioso, manufatti dell’Ottocento e del Settecento. Come hanno fatto ad entrare? Si immagina da una finestra situata sul tetto della struttura, ma numerosi sono i segni di effrazione.

Con quale spirito – ci si domanda – ci si appresta a festeggiare l’entrata nel nuovo anno se, nella speranza che dovrebbe accompagnare questo passaggio, si ha il crollo organico della fiducia primaria, della pazienza – e la fede quasi si vede minata, con le testimonianze della storia comune arraffate, letteralmente ed, in ogni caso, senza timore di retorica… E’ argomento che va ben oltre la cerchia di fedeli dell’Annunziata di Sessa A.

Però oltre non si prosegue. Solo, pensiamo alla vecchietta che si china sulle ginocchia con il solo intento di una preghiera per i cari, per i defunti. Pensiamo all’uomo, magari un capofamiglia, che è riuscito a ritagliarsi una mezz’ora di quiete e sta lì, fra il portone e l’acquasantiera, quasi vergognandosi di poter sembrare di troppo; sgrana la sua corona, rosa per rosa, una lentezza sapiente.  Pensiamo a costoro… Sanno che la povertà non è degli averi ma è dell’animo? Immaginiamo di sì. Immaginiamo che sappiano che una Chiesa, con la maiuscola, anche completamente spoglia, è sempre come la magica fenice che in pochi istanti – basta riunirsi al vespro o per l’Angelus –  si ricompone dalle proprie ceneri.  Si spera che queste siano persone vere e non soltanto i personaggi di una povera storia, perché non è facile trovare intorno altri esempi validi, altri semi da piantare che non siano questo tipo di “fede”, questa torre di speranza. Una Chiesa è molto più che un edificio, un Crocofisso è molto più che un legno sterile, un aspersore è molto più che l’argento deperibile che lo compone. Questo i ladri non possono rubarlo. No.

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Thomas Scalera

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