• Mer. Ott 20th, 2021

Sessa Aurunca. C.A.B., lettera di dissenso da una parte degli operai

SESSA AURUNCA. La stagione passata, è stata un vero disastro per le campagne del territorio aurunco.

Le gestioni commissariali fallimentari, che dal 2011 si stanno avvicendando alla guida del Consorzio Aurunco di Bonifica,

hanno raggiunto il culmine l’estate scorsa; per gli operai stagionali è stata la peggior annata di sempre. Gli scioperi, l’occupazione della struttura in Via delle Terme, la protesta ad oltranza, non sono bastati a garantire l’intera stagione lavorativa per i malcapitati uomini di turno. Difatti, l’anno scorso gli operai stagionali sono riusciti a lavorare soltanto diciotto giornate: una miseria se si pensa che convenzionalmente le giornate arrivano a cintocinquantasei (156). Il dramma però in queste occasioni è sempre multiplo. Come quei grandi mostri mitologici a più teste. Insieme al dramma occupazionale , infatti, è risalito in “crosta” anche il problema dell’assetto idrogeologico. Il C.A.B. con le sue operazioni, soprattutto durante la stagione irrigua, permette il buon funzionamento dei terreni agricoli al fine di renderli quanto più fertili  e redditizi possibili. L’agricoltura, nelle terre comprese tra Cellole, Baia Domizia e Sessa Aurunca, rappresenta una grande forma di guadagno, ma a volte si è troppo ciechi per rendersi conto di quali vantaggi ci siano nel buon funzionamento delle strutture pubbliche. 

Da anni, il C.A.B., è oggetto di speculazione politica; ancor prima delle gestioni commissariali. Ragion per cui, la parabola discendente ha toccato i minimi storici nel periodo di maggio scorso, quando l’oggetto delle critiche aspre di una parte di lavoratori, era l’Onorevole Gennaro Oliviero, che cerca, da qualche tempo, di impegnarsi per riconquistare terreno, ma alla luce dei fatti sembra non azzeccarne una.

Ma come è di moda nella società economica di oggi, ogni anno è una pagina a se. Chiuso il 2018. Si apre il 2019. Ad onor di cronaca, la fine del 2018 aveva rimasto in dote un finanziamento da ben 3 milioni di euro, che venivano da una legge regionale, che era stati sventolato soprattutto dalla schiera di Oliviero come la più grande vittoria politica degli ultimi decenni. Al momento di quei soldi nemmeno l’ombra, e nella “cassa” dell’ente vi sono soltanto 500.000 (cinquecentomila) euro. Residui, questi, che provengono dalle “toppe” messe alla rinfusa, per fermare l’emorragia di debiti che devasta il C.A.B.  

Questa situazione confusa e  mal gestita ha creato divergenze all’interno dei gruppi di operai. Ci sono i fedelissimi di Oliviero che fanno “comitato” a parte. Ci sono gli sfiduciati, che ormai non considerano nemmeno più un’occupazione nell’ente che da anni ha permesso loro una vita dignitosa. E poi ci sono quei “famosi” sei operai, che l’anno scorso occuparono la sede per una settimana di fila. Quel gesto tanto umile quanto onesto nemmeno bastò per far sentire la propria voce.

A raccontare, non troppo velatamente, questo scenario sconcertante è la lettera datata sette febbraio inviata ai due Commissari Straordinari. Le righe sono state scritte dagli autori stessi; quei famosi “sei” che l’anno scorso occuparono prima il tetto e poi tutta la struttura del C.A.B. L’oggetto della lettera è un incontro formale per capire la situazione e la prospettiva lavorativa per l’anno irriguo 2019. Gli stagionali dovrebbero lavorare dal mese di maggio, per le operazioni di irrigazione. Ma a questo, va aggiunto, che i lavori di pulizia dei canali dovrebbero cominciare già da marzo: ossia, tra un mese. Gli operai che chiudono “lumi” ai due Commissari, sono, nella fattispecie : Ferdinando Capozio, Tommasino Vincenzo, Diego Ammendola, Rocco Padolone, Lucio Fusco e Alfredo Perillo. Sostanzialmente il gruppo chiede un incontro come è avvenuto anche con altri operai fuori le sedi consortili. Questo va sottolineato, perchè, il gruppo di sei ne prende le distanze in modo anche categorico. Integralmente, si può leggere nel testo così: “Come ha già incontrati altri operai fuori la sede consortile, dai quali non ci sentiamo rappresentati”. Ovviamente il riferimento è all’Avvocato Ciro Foglia che in più di un’occasione ha incontrato una parte di operai, ma mai una delegazione sindacale riconosciuta che rappresenti tutta la categoria.  Questo è avvalorato dalle seguenti parole: “Considerando che , inoltre, non c’è alcun confronto tra le parti datoriali ed i sindacati dai quali siamo rappresentanti”. 

L’anno nuovo, tra proclami e bandiere, non è incominciato nel migliore dei modi. La situazione continua ad essere intricata. E si ha la netta sensazione che la prossima estate sarà un remake di quella passata: tante urla, tanti proclami, ma zero soluzioni. Per il momento, è tutto.

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Thomas Scalera

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