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Sessa Aurunca. Sasso ritira le dimissioni. Ma qualche considerazione è d’obbligo

Silvio Sasso ritira le dimissioni e fa la voce grossa

SESSA AURUNCA. Non c’è due senza tre: Silvio Sasso ritira le dimissioni e fa la voce grossa. Questo è in poche righe il succo del discorso politico che sta alimentando il dibattito pubblico nel territorio aurunco.

La crisi politica rientra, ma non del tutto. Nelle scorse settimane aveva tenuto banco l’incredibile scelta dei tre assessori in quota PD che si erano dimessi, mettendo spalle al muro il primo cittadino, che non poteva fare altro che dimettersi per cercare una strada alternativa e finire il suo mandato così travagliato.

Nella lettera che è stata pubblicata ieri sul suo profilo Facebook, il Sindaco, ha voluto precisare alcuni punti fondamentali in questo periodo così ingarbugliato. Uno su tutti, quello di aver ricreato una nuova giunta con un uomini del territorio e non presi da gruppi politici, quasi come se volesse bacchettare i due titani che tengono in ostaggio non solo Sasso, ma tutto il Consiglio Comunale, ossia Massimo Schiavone e Gennaro Oliviero. Di fatti, la nuova giunta sarà composta da uomini molto vicini all’avvocato sessano. Gente del popolo e del territorio, come lui stesso ha chiarito, pronti per un nuovo rilancio a discapito della guerriglia che si è innescata tra le due superpotenze politiche in vista delle regionali dell’autunno.

Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia, così tuonava nei giorni scorsi in un post citando il maestro De Gregori, mentre giorni prima addirittura si era spinto oltre scrivendo che non avrebbe mai abbassato la testa, segno questo, che il ricatto politico non era mera finzione ma un fatto vero ed insindacabile.

Tutto rientrato allora, alla faccia di chi pensava a trattative ‘segrete’,  rimpasti in favore di Oliviero, alle solite logiche che da anni contraddistinguono la politica Sessana.

Nonostante questo, la situazione è ancora molto intricata, perché entro la fine del mese ci sarà la votazione per il bilancio e di certo, Sasso non ha la maggioranza dei Consiglieri Comunali, e questo potrebbe costargli caro alla faccia dell’orgoglio e della dignità che ha sventolato in questi giorni.

Di tutto questo caos che si è generato, quello che resta sono le ferite aperte da una classe politica che senza nessuna forma di dignità gioca con il potere subissando l’intelligenza del singolo cittadino.

La popolazione è talmente satura da queste dinamiche che quasi non si rende conto della gravissima situazione in cui è riversato il territorio aurunco, ostaggio di lobby di potere che hanno nomi e cognomi. Gennaro Oliviero, Massimo Schiavone, loro, intesi come gruppi di potere che hanno contraddistinto l’intera amministrazione Sasso, costringendo quest’ultimo a ben tre dimissioni (due ufficiali e una ufficiosa) in un tira e molla diventato patetico a dispetto della grande tradizione storica Sessana.

Come può un territorio auspicare ad uno sviluppo se è ostaggio dei voti, spesso clientelari, che le grandi potenze usano come ‘scudo’ per dettare legge in Consiglio Comunale?

In molti volevano un sussulto da parte di Silvio Sasso, unico detentore di questa verità, che avrebbe dovuto rassegnare definitivamente le dimissioni, per chiarire i loschi giochi che si celano dietro la politica Sessana.

In un momento così delicato per tutti, era l’unica soluzione, per far entrare un commissario prefettizio e traghettare il Comune fino a nuove elezioni. Se non altro, questo gesto sarebbe servito a Sasso per svincolarsi dalle maglie lobbistiche e chiarire a tutto il popolo chi sono i veri attori in questo teatro degli orrori: ma così non è stato.

Da gran testardo, il primo cittadino ha avuto un sussulto di orgoglio, che sicuramente farà reagire le parti in causa, e le votazioni per l’equilibrio di bilancio rappresentano il grande scoglio.

Quello che rimane di questo assurda vicenda, e la ‘pateticità’ con la quale vengono calpestati i cittadini, ormai moribondi che rassegnati assistono al punto più basso della civiltà Aurunca: e il peggio deve ancora venire.

Documento senza titolo

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