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Sessa Aurunca. Sasso se ne va, un feeling mai nato con l’Amministrazione. E occhio al futuro

Il Sindaco Silvio Sasso si dimette. Intanto, tra qualche mese ci sono le elezioni regionali…

SESSA AURUNCA. Silvio Sasso non è più Sindaco di Sessa. Non c’è due senza tre direbbe qualcuno. La notizia è trapelata ieri, quando dal proprio profilo Facebook il Sindaco aveva pubblicato le dimissioni, con tanto di protocollo ufficiale, chiarendo che tale atto era dovuto alle dimissioni di tre assessori in quota PD.

Ragion per cui, non avendo più le ‘redini’ del comando tra le proprie mani, l’unico atto dovuto era quello di rassegnare le dimissioni.

Ad onor di cronaca bisogna precisare che dal momento della pubblicazione dell’atto, il Primo Cittadino ha venti giorni di tempo per ritirare le dimissioni.

Tutta l’Amministrazione Sasso è stata contraddistinta da una isteria che in più di un’occasione ha portato a dei cambi di formazione all’interno della giunta comunale. Nel febbraio 2017 c’era stata la prima volta, e la motivazione fu: per dissidi interni alla maggioranza. Dopo la crisi di febbraio, infatti, ci fu un rimpasto di giunta che portò il peso della bilancia del potere in favore del gruppo facente capo a Massimo Schiavone, che divenne Presidente del Consiglio Comunale, con Fausto Fusco ViceSindaco e Assessore, ed altre cariche all’interno degli uffici comunali che di conseguenza lasciarono libero cammino alla carriera politica del rampollo Schiavone.

Poi c’è stato il caso ‘Tommasina Casale’ che costò un nuovo rimpasto e la conseguente epurazione dell’assessore cellolese. Il pomo della discordia fu l’ex scuola di Fasani, al centro di una polemica tra la Casale e il Sindaco Sasso: non è mai la goccia che fa traboccare il vaso, ma tutta l’acqua che c’è dentro. E i rapporti politici già inclinati, divennero esplosivi e di conseguenza la Casale fu sostituita da Stefania Pellegrino, donna di punta del Partito Democratico sessano.

Ma veniamo ai giorni nostri. Tra qualche mese ci sono le elezioni regionali, e il Consigiere Regionale uscente Gennaro Oliviero ha d’improvviso dovuto fare i conti con una nuova figura ingombrante a Sessa, ossia Massimo Schiavone. Il giovane erede dell’impero economico delle case di cura, da mesi ormai è in campagna elettorale. Campeggiano su tutto il territorio sessano le gigantografie e sui pullman già impazzano i primi messaggi elettorali. Sfruttando la pausa data dal Coronavirus, il Presidente del Consiglio ha ingranato la quarta tappezzando ogni spazio  pubblico pubblicitario, dimostrando fame  e sicurezza dei propri mezzi.

Appurato ciò, come ci arrivano i due ‘big’ della politica Sessana alle prossime regionali?

L’Onorevole Oliviero dopo aver fallito il salto come deputato, spazzato via, come tutte le resistenze territoriali dall’ondata pentastellata che travolse le politiche del 2018, vuole sicuramente mantenere la carica da Consigliere Regionale. Se avesse completato la ‘metamorfosi politica sedendosi tra i banchi della politica di Roma, sicuramente ci sarebbe stato il passaggio ‘obbligatorio’ del giovane Massimo alla Regione. Ma siccome questo non è avvenuto, la situazione per l’Onorevole si è complicata.

La potenza economica e politica che ha assunto il gruppo Schiavone impensierisce, e non poco, Olivero che in un primo momento aveva un accordo politico con il Presidente del Consiglio come si è potuto notare dagli affari relativi all’ambito dei servizi socio assistenziali. Dopo le dimissioni di Sasso del 2017, Schiavone ha assunto ancora più potere all’interno del Salone dei Quadri, ragion per cui, dopo aver ufficializzato la candidatura alle Regionali, Oliviero si è visto costretto a tentare di  fare una mossa. Non a caso, il centro di questa nuova crisi sono state proprio le dimissioni di tre assessori in quota PD, e quindi vicini all’Onorevole Oliviero.

Stefania Pellegrino, Erasmo Palmieri e l’Assessore alle Finanze Di Marco, questi sono i nomi dei tre congiurati che hanno messo alle strette Sasso: il gioco a questo punto è evidente. Bisogna ridefinire i confini politici e stabilire il timone di comando. Non c’è da meravigliarsi. Oggi la politica ci ha abituati a queste dinamiche ‘burattinaie’. Di cambi, sfiducie, atti ai confini della deontologia politica, che manifestano il grande dramma che vivono le società di oggi: l’arrivismo.

Il tutto avviene, allo scuro del popolo, che assiste inerme a tali situazioni allontanandosi sempre più dalla vita politica.

Ora arrivano i giorni caldi delle trattative, e per capire meglio cosa avviene intorno al potere bisogna controllare i movimenti, le nomine: la battaglia dei titani è appena cominciata, i primi segnali ci sono. Basta attendere e il volto della politica uscirà fuori.

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