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Sessa Aurunca. Un piatto di fagioli per celebrare il miracolo della neve

DiThomas Scalera

Ago 5, 2019

La piccola comunità di San Felice di Gusti di Sessa Aurunca è in festa

Un’antica tradizione

SESSA AURUNCA. Immaginate una grande famiglia. Immaginate che si possa condividere all’aria aperta un buon pasto caldo, e che tutto questo possa essere gratis. Questo ed altro ancora, è lo spirito con il quale il giorno 5 agosto, la piccola comunità di San Felice di Gusti di Sessa Aurunca affronta una tradizione che risale da tempo immemore: ma andiamo con ordine.

Il 5 agosto, si festeggia, la Madonna della neve, e in molti territori c’è l’usanza di ricordare tale evento con precessioni sacre e simili manifestazioni di fede.

Da dove proviene tale tradizione?

“Le domeniche d’agosto quanta neve che cadrà”. Molti, avranno cantato queste parole del cantante neo melodico Gigi D’Alessio con molta ironia, ma in pochi sapranno che in queste parole c’è un briciolo di verità.

Durante la notte del 358 d.C. apparve in sogno ad un giovane ricco patrizio di nome Giovanni, la Vergine Maria, che, lasciò presagire una nevicata miracolosa in una zona ben precisa di Roma; inoltre, la Vergine chiese, che in quel punto esatto venisse edificata una Basilica in suo onore.

Il giorno dopo il giovane patrizio corse da Papa Liberio a raccontargli l’accaduto. Il Papa, sbigottito, rivelò di aver fatto lo stesso medesimo sogno. A quel punto si attese la nevicata miracolosa, che avvenne, il giorno 5 agosto 358 d. C. e nel punto preciso in cui la neve toccò terra, venne edificata la Basilica di Santa Maria Maggiore, per volere appunto di Papa Liborio.

Il momento catartico è stato immortalato anche da un pittore del XIV sec, tale Masolino da Panicale. La tela, è stata anche oggetto di studi vari, per la strana forma che avevano le nuvole sullo sfondo bizantino.

La clipeologia, lo studio delle tracce aliene nelle opere d’arti, afferma che tale nevicata in realtà sia frutto di una sostanza, nella fattispecie la bambagia silicea, rilasciata dal passaggio di oggetti non identificati. Un evento simile, successe anche durante una partita degli anni ’40, tra Fiorentina e Pistoiese.

Veniamo ad oggi

San Felice è una comunità di pochissime anime, ubicata alle pendici del vulcano di Roccamonfina e a pochi passi dal massiccio montuoso del Massico; un piccolo borgo dalla tradizione antica che ogni anno si ritrova per festeggiare la “nevicata miracolosa”.

Una festa, non può essere definita tale, se non c’è una condivisone. Ragion per cui, da trent’anni, un abitante del posto offre a tutta la popolazione un piatto di fagioli e cotica di maiale: Rino Ambrosio, è questo il nome del “fedele”, che per pura devozione offre a tutti un piatto da mangiare. L’occasione è propizia anche per mantenere vivo il borgo che ogni anno si raduna riassaporando un tempo che magari non esiste più. La desertificazione dei piccoli centri ormai è diventato un mantra soprattutto per il meridione d’Italia. Avere quindi, occasioni simili, è di straordinaria importanza per il tessuto sociale di tutta la comunità di Cascano ( Cascano, Gusti e San Felice).

Rino, è un “sanfelicese” che per ragioni lavorative si è trasferito a Siena. Nonostante ciò, con grande senso civico e appartenenza alla propria terra, riesce ogni anno a realizzare il suo piccolissimo e personale sogno: festeggiare insieme alla sua comunità la festa del paese.

Le radici e i luoghi natii sono fondamentali per una società “liquida”. I valori tradizionali, oggi, sono sempre più sdoganati, quindi il gesto devozionale di Rino , assume un valore fondamentale per tenere vivo l’assetto strutturale di un territorio sempre più in via di desertificazione.
Indagare su quale fattore possa spingere il Sign. Ambrosio a compiere tale “miracolo” è anche superfluo.

Dal 1989 ad oggi, sono passati “appena” trent’anni, eppure, la luce nel cuore di Rino Ambrosio sembra non spegnersi mai. Ad Maiora.

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Thomas Scalera

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